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Ed è perno dei piani industriali del prossimo futuro dei maggiori istituti finanziari italiani
È la gestione patrimoniale l’asso nella manica delle banche italiane che si sono lasciate alle spalle lockdown e Covid accelerando sulle proposte di protezione, investimento e consulenza finanziaria a tutto tondo, esigenze che si sono rafforzate con l’esplosione della pandemia. E, in un’era contraddistinta dai tassi di interesse rasoterra e da un’enorme massa di liquidità depositata sui conti corrente (con il rischio, oggi evidente sempre di più anche agli investitori retail, che il valore dei risparmi sia eroso dall’aumento del costo della vita), il wealth management sarà sempre più cruciale come si evince dai piani industriali dei principali gruppi finanziari italiani che spingono verso la gestione patrimoniale. “Riteniamo che ci sia ancora spazio affinché i depositi siano trasformati in masse gestite anche grazie al ritorno delle dinamiche inflazionistiche e all’aumento della fiducia dei consumatori” ha notato Barclays in uno studio dedicato alle banche italiane successivamente alla pubblicazione dei dati trimestrali che, per l’appunto, hanno registrato, in generale, commissioni superiori alle stime.
Proprio sulle commissioni si è focalizzato anche lo studio di First Cisl secondo cui sono state queste ultime a trainare, nei primi nove mesi del 2021, i conti dei cinque maggiori gruppi bancari italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper). “Nei primi nove mesi dell’esercizio la crescita delle commissioni (+11,3%) ha spinto in alto i ricavi operativi (+4,7%) che hanno beneficiato del forte incremento della produttività” nota l’ufficio studi di First Cisl per poi sottolineare come: “il balzo delle commissioni nette sia avvenuto nonostante il ridimensionamento della presenza territoriale e dell’occupazione che chiamante non facilita le relazione con la clientela (-8,3% il calo della filiali, -4,3% la riduzione dei dipendenti)”. La raccolta indiretta, secondo l’analisi dei dati dello studio, è aumentata dell’11,4% con un aumento del risparmio gestito del 9,9% che ha contribuito al balzo delle commissioni. Più in dettaglio, infine, come spiega l’ufficio studi di First Cisl le commissioni nette per dipendente si sono attestate a 64.272 euro (in aumento del 16,2% rispetto al 2020), mentre il risultato di gestione per dipendente è cresciuto del 15,9% a 70.099 euro (da 60.458 euro del corrispondente periodo 2020).
E, in uno scenario che vede i profitti legati al business tradizionale del credito messi sotto pressione da bassi tassi di interesse e liquidità infinita, il futuro dell’industria bancaria risiede nella capacità di garantire ai clienti la protezione e la messa a reddito del capitale con un’offerta variegata e flessibile per tipologia di utenza. Business redditizi e a basso assorbimento del capitale su cui, fintanto che non cambierà il quadro di riferimento, potrebbero essere dirottate risorse per investire su piattaforme, reti e fabbriche prodotto o per costruire nuove alleanze commerciali.
Unicredit e Banco Bpm nei recenti piani industriali hanno messo l’accento proprio su questo aspetto per quanto con strategie diverse: Piazza Gae Aulenti, dopo aver ceduto reti e fabbriche prodotto, torna a spingere sul gestito per trasformare depositi dei clienti in investimenti grazie alle numerose partnership, mentre il gruppo guidato da Giuseppe Castagna punta sulla “messa a pieno regime delle fabbriche prodotto” rappresentate da Anima, Agos e dalla bancassicurazione. Anche Generali Assicurazioni, dopo aver rafforzato nell’ultimo triennio l’asset management (oggi conta su 571 miliardi di masse in gestione) grazie a un modello multi-boutique con competenze di investimento specializzate e diversificate, ha confermato il proprio focus sul gestito anche per il prossimo piano industriale. Il comparto dovrebbe pesare sul bilancio 2021 del Leone di Trieste per 400 milioni a livello di utili e 1,05 miliardi a livello di ricavi. Quest’ultima cifra a fine piano, nel 2024, dovrebbe salire a quota 1,3 miliardi.
Tra i precursori del trend, vi è Intesa Sanpaolo che fin dal 2014, come sottolineato dall’ad Carlo Messina nel corso della presentazione delle attività del Wealth Management & Protection del gruppo (che attualmente rappresentano all’incirca la metà dei profitti societari grazie a Fideuram, prima private bank italiana, Eurizon sgr e Intesa Sanpaolo Vita e Danni), “si è riposizionato in maniera decisa puntando con forza sulle attività di asset management, private banking e assicurazione”. Anche la prossima strategia della Ca’ de Sass, prevista per febbraio, dovrebbe fare perno su queste attività. Lo ha confermato lo stesso Messina nel corso dell’evento della Fabi svoltosi a metà dicembre. In attesa di maggiori indicazioni per gli esperti di Citi le commissioni potrebbero crescere ancora a un tasso medio annuo del 3 per cento.
Sempre a febbraio dovrebbe arrivare anche il piano industriale di Banca Generali (controllata al 50% dal Leone di Trieste) che, così come Banca Mediolanum (dal 1° gennaio nel novero delle banche più significative in Europa e, di conseguenza, vigilata dalla Bce) e FinecoBank, è partita proprio dall’offerta di servizi di investimento, gestione e protezione e continua a marciare ad elevati tassi di crescita. Entro i primi mesi dell’anno infine dovrebbe essere la volta anche della strategia di Bper i cui sogni di crescita su Genova (la banca controllata al 18,9% da Unipol ha presentato un’offerta di acquisto su Carige al Fitd) potrebbero, secondo Barclays, essere motivati anche dalla necessità di consolidare il gestito di Arca Fondi sgr (joint venture tra Bper, al 57%, Pop. Sondrio al 34,7% e a sua volta partecipata al 9% circa da Unipol, e una pletora di micro-partecipazioni). Attualmente, nota il broker, i prodotti di Arca son distribuiti anche da Carige e qualora subentrasse un’altra proprietà questa situazione potrebbe cambiare.
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