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Hipgnosis Songs Fund guadagna ogni volta che viene utilizzata una canzone dei Blondie o di Neil Young. E dalla quotazione del 2018 ad oggi ha assicurato un total return di oltre 26 punti. Ecco come
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Ci sono investimenti alternativi e alternativi. Un conto è investire sull’oro o sull’immobiliare o in start up ad alto contenuto tecnologico, un altro puntare su arte, vini, gioielli, macchine d’epoca, francobolli, libri antichi, orologi…o addirittura in canzoni come propone il fondo Hipgnosis Songs Fund che per di più non è un classico fondo chiuso con soglie di accesso elevate destinate a investitori high-net-worth o istituzionali, ma è quotata a Londra dal 2018 e dal 2020 è presente sul Ftse 250 index.
A giudizio degli esperti si tratta di un investimento completamente decorrelato dal ciclo economico. Purché, ovviamente, si abbia orecchio per comprendere quali siano i testi e gli spartiti intramontabili destinati a far girare costantemente il registratore di cassa. Il potenziale rendimento elevato ha infatti come contro altare un altrettanto elevato rischio. Ma, secondo le parole del suo fondatore, Merck Mercuriadis, un veterano dell’industria musicale (manager di Beyoncé, Elton John, Iron Maiden e Guns’ N ‘Roses), sono almeno tre i punti di forza di un investimento nelle sette note e che potrebbero prospettare orizzonti rosei anche in tempi di pandemia e con la musica dal vivo ferma oramai da mesi.
Dopo la rivoluzione tecnologica che, tra il 2002 e il 2015, ha decimato l’industria musicale, “i prezzi dei diritti musicali sono divenuti decisamente attraenti” per chi sa muoversi nel variegato universo delle sette note e magari vantare “rapporti diretti con i suoi protagonisti”. Non solo. La legge inoltre fornisce una protezione prolungata sui diritti d’autore degli spartiti “per 70 anni dalla morte dell’ultimo co-autore”. La pandemia infine ha rafforzato gli abbonamenti flat via streaming, tecnologia che, a giudizio di Mercuriadis, ha già trasformato la musica da bene discrezionale di lusso a utility “il cui utilizzo è slegato dal ciclo” e il pagamento assicurato.
In questo scenario il fondo, infine, oltre a incassare royalty sull’utilizzo di ogni titolo detenuto in catalogo, crea valore aggiunto gestendo e collocando i titoli in portafoglio in video, film, videogiochi, pubblicità o show tv. Come ogni fondo, Hipgnosis Songs diversifica investendo su “comprovate di importanza culturale composte da talentuosi e importanti autori a livello globale” con una preferenza a livello di genere per il pop seguito dal rock, e per fonti di incasso per lo streaming.
In questi giorni Hipgnosis Songs Fund è balzato all’onore delle cronache per aver negoziato l’acquisto del 50% dei diritti di copyright e sugli interessi economici derivanti sulle 1180 canzoni del catalogo di Neil Young, comprese “Harvest Moon e “A Heart of Gold”. I dettagli economici non sono stati rivelati anche se la Bbc parla di un contratto da 110 milioni di sterline. È il terzo accordo in una settimana per il gruppo partecipato tra l’altro dalla Church of England in un contesto di particolare effervescenza che, tra l’altro, ha registrato la cessione dell’intero catalogo di Bob Dylan a Universal Music Group per una cifra compresa tra i 200 e i 450 milioni di dollari. Pochi giorni fa il fondo di Mercuriadis aveva acquistato i cataloghi dell’ex chitarrista dei Fleetwood Mac, Lindsay Buckingham e del produttore Jimmy Iovine.
Hipgnosis Songs Fund vanta diritti valutati oltre 1180 milioni di sterline e, tra gli artisti custoditi in cassaforte, annovera anche i Blondie (i cui diritti su 197 canzoni sono stati acquisiti a luglio), Barry Manilow, Mark Ronson, David A. Stewart (tra l’altro co-autore degli Eurythmics). Il fondo vanta i diritti di copyright e di gestione su oltre 120 cataloghi, che comprendono circa 60mila canzoni tra cui 119 vincitrici di Grammy. Tra queste ci sono titoli come “Bad Romance” di lady Gaga, “All Want for Christmas Is You” di Mariah Carey, “Hero” di Enrique Iglesias, “Teenage Dream” di Katy Perry, “One way or Another” e “Heart of Glass” dei Blondie, oltre a “Despasito” di Luis Fonsi (Catalogo Poo Bear) e “Shape of You” di Ed Sheeran (catalogo Johnny McDaid).
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