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Sul palco del Salone del Risparmio c’è anche il futuro della sostenibilità. Secondo Feliciani (Bei) la transizione green non è solo un obiettivo ambientale ma anche uno snodo strategico per la competitività UE
Il futuro verde non è un lusso ma una necessità. Parola della Banca europea per gli investimenti. La buona notizia è che esistono già gli strumenti tecnologici, finanziari e normativi per poterlo costruire. Anche perché, sia chiaro, non è più possibile tornare indietro. Sul palco del Salone del Risparmio ne sono tutti convinti, ma a ribadirlo con fermezza è la direttrice istituzioni finanziarie della Bei Gemma Feliciani. Assogestioni ha infatti dedicato un appuntamento all’innovazione nel contesto degli investimenti sostenibili, chiamando la rappresentante del braccio finanziario UE a dialogare con la figura che nell’Associazione dirige la funzione dedicata ai temi della sostenibilità e del capitale umano: Manuela Mazzoleni.

Dalla sostenibilità opportunità anzichè vincoli
Sostenibilità e competitività non sono in contrasto ma la sfida climatica e sociale impone di trovare soluzioni nuove e concrete per uno sviluppo capace di durare nel tempo. Questo quanto emerso dall’appuntamento istituzionale che ha tenuto banco nella seconda giornata dell’evento. “Come gruppo Bei abbiamo l’intenzione e la determinazione di andare avanti”, ha infatti ribadito Feliciani, ricordando come la Bei abbia superato i 100 miliardi di euro di emissioni in green bond e si sia così confermata il più grande emittente a livello mondiale. “La transizione verde non è solo un obiettivo ambientale ma anche uno snodo strategico per la competitività europea”, ha aggiunto. Da qui l’appello a investire e indirizzare i capitali privati verso iniziative innovative: “In Europa ci sono oggi migliaia di miliardi che vanno moltiplicati con strumenti semplici e trasparenti, regole chiare e standardizzate, incentivi finanziari e fiscali”.
Investimenti pubblici in aumento
Gemma Feliciani ha battuto più volte sul tema investimenti: solo nel 2024 il 57% delle attività del gruppo Bei è infatti stato dedicato all’azione climatica e alla sostenibilità ambientale, con oltre 31 miliardi di euro destinati alla transizione energetica. La direttrice ha inoltre ricordato come lo scorso anno siano stati finanziati con 5,7 miliardi progetti green, di cui 3,75 per il piano REPowerEU. “Queste iniziative garantiscono energia a 1,2 milioni di famiglie e l’ammodernamento di 17mila chilometri di rete elettrica”, ha affermato. “Sono interventi volti non solo a rafforzare le autonomie energetiche ma anche a ridurre il costo delle bollette, che in Italia è ancora superiore al 40% della media europea”.

Ripensare al sistema con l’economia circolare
Investimenti pubblici, quindi, ma anche privati. È infatti fondamentale indirizzare i risparmi delle famiglie verso aziende che, attraverso soluzioni innovative, siano in grado di adattarsi e prosperare attraverso la valorizzazione del capitale naturale. L’innovazione è quella che connette l’economia e le persone con l’ambiente, anche e soprattutto quando si parla di sviluppare l’economia circolare. A parlarne sul palco di questi temi è Massimiano Tellini, head of Circular Economy di Intesa Sanpaolo Innovation Center. “Questo fenomeno un’occasione per ripensare al sistema nel quale siamo inseriti”, ha detto, “per farlo servono non solo ingenti investimenti ma anche la capacità di leggere i fenomeni”. Poi ha aggiunto: “Insieme alla Bocconi abbiamo abbiamo esaminato oltre 600 aziende quotate europee e costruito un indice di circolarità dal quale è emerso che quelle meglio posizionate sono sottoposte a un rischio di default più basso nell’arco di cinque anni”.
L’importante degli AM per la sostenibilità
In questo quadro, i fondi di investimento rappresentano strumenti chiave per favorire un modello di crescita che coniughi competitività e sostenibilità perchè coinvolgono attivamente diversi settori industriali. Per questo Mazzoleni, ha dato voce sul palco anche a diversi esponenti del risparmio gestito. Per Andrea Mottarelli, responsabile per l’Italia di DWS, si profila ad esempio una grande occasione all’orizzonte: quella di attrarre capitali esteri. “In questo clima d’incertezza politica sul fronte americano, molti investitori stanno guardando con interesse all’Europa”, ha detto. E se è vero che al momento c’è una certa disaffezione del mondo retail verso l’investimento ESG, il manager ha ricordato come sostenibilità non significhi solo investimento tematico: “C’è anche un tema di engagement delle aziende che ci ha portati, come asset manager, ad alzare l’asticella su tutti i nostri prodotti”. Di aziende virtuose ha parlato anche Corrado Gaudenzi, responsabile Long term sustainable strategies di Eurizon Capital. “Ci siamo focalizzati sul tema dell’economia circolare”, ha spiegato, “uno sforzo che ci ha imposto di mettere a punto un sistema di misurazione della circolarità delle aziende quotate”. “Grazie a questo”, ha aggiunto, “abbiamo cominciato a investire nel settore manifatturiero più esposto alla circolar economy con rendimenti positivi”. Poi la conclusione: “La finanza sostenibile è anche questo, generare valore economico per aziende e investitori”. Lucia Diana di Pictet e Alessandro Sala di Anima SGR hanno infine raccontato nello specifico il lavoro di gestione dei prodotti, parlando delle loro scelte di portafoglio. Elettrificazione, transizione green, energia rinnovabile, per entrambi gli esperti, sono trend strutturali destinati a restare. “Aiuteranno a definire strategie di mercato verso un futuro più resiliente e sostenibile”.

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