Tempo di lettura: 2’30
Sui mercati emergenti si può investire con stile. Negli ultimi trent’anni, l’offerta di fondi di questo tipo è profondamente cambiata e oggi è possibile scegliere tra una molteplicità di strategie, comprese quelle focalizzate sulle aziende a minore capitalizzazione.
Negli anni Novanta, i Paesi in via di sviluppo erano considerati un’attività finanziaria di nicchia, adatta per gli investitori più avventurosi. All’inizio del nuovo millennio, la capitalizzazione media dei fondi europei di questo tipo era di circa 5 miliardi di dollari contro i 30 di quelli con focus sui mercati più evoluti. Oggi, i primi sono molto più simili ai secondi. I comparti emergenti tradizionali, quindi, sono prevalentemente large cap, per cui l’industria si è mossa nella direzione di promuovere nuovi prodotti con taglia “S”.
L’ascesa degli emergenti small cap
Secondo i dati Morningstar, la maggioranza di questi fondi è stata lanciata a partire dal 2007, con una pausa durante la crisi finanziaria e una ripresa più sostenuta dopo il 2011. A fine febbraio 2017, si contano in Europa 39 comparti azionari emergenti small cap, di cui 3 Exchange traded fund (Etf).
| Figura 1 Numero di Small/Mid Cap EM Fund nel tempo in Europa |
 |
| Source: Morningstar Direct. Data as of 28/02/2017. |
Le masse in gestione restano contenute. A fine 2016, ammontavano a 6,2 miliardi di euro, meno del 3% del patrimonio totale dei fondi azionari emergenti europei. Inoltre, più della metà dei prodotti ha asset inferiori a 100 milioni.
Cosa c’è in portafoglio
Nonostante, siano pochi e con un patrimonio contenuto, i comparti presentano differenze tra loro. Alcuni sono concentrati solo sull’universo delle small cap, mentre altri hanno una porzione di mid e talvolta large cap. Dal punto di vista settoriale, non ci sono grandi discrepanze rispetto ai fondi che sono specializzati sulle blue chip, a parte una maggiore esposizione ai beni di consumo e agli industriali e una più ridotta ai tecnologici e ai finanziari.
| Figura 2 Esposizione settoriale dei fondi azionari emergent globali large e small/mid cap |
 |
| Source: Morningstar Direct. Data as of 31/12/2016. |
Profili di rischio/rendimento
Le principali differenze riguardano, invece, il profilo di rischio/rendimento. Siccome i fondi sono molto giovani, è preferibile confrontare gli indici azionari emergenti large e small cap. In termini di performance, le “piccole” hanno fatto meglio delle grandi, ma a costo di una maggior volatilità. “Nei mercati in via di sviluppo, i fattori di rischio tipici delle small cap, quali i bassi volumi di scambio, la maggior sensibilità alla situazione economica e politica locale, il minor accesso ai finanziamenti e talvolta una corporate governance meno evoluta, sono più accentuati”, spiega Mathieu Caquineau, analista di Morningstar. “Questi fondi tendono quindi a patire di più le crisi dei mercati, come è accaduto nel 2008 e nel 2011”.
| Figura 3 Rendimenti e rischio a confronto
|
 |
| Source: Morningstar Direct. All in USD. Data as of 28/02/2017. |
Il ruolo in portafoglio
Per gli investitori possono rappresentare una buona opzione per diversificare il portafoglio, purché gestiti da team esperti e con processi di selezione dei titoli disciplinati e solidi. E’ bene anche prestare attenzione alle dimensioni dei fondi e ai loro costi. “Le spese correnti mediane sono del 2,08% per le classi retail contro l’1,9% di quelle dei comparti azionari emergenti tradizionali”, conclude Caquineau. Insomma, meglio muoversi con prudenza e con la consapevolezza dei rischi, ma senza escludere a priori la nuova tipologia di azionari emergenti con taglia “S”.