Secondo il Global Dividend Index di Janus Henderson, distribuzioni sono calate dello 0,9% a 422 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Corre la Cina e tengono gli Usa. Bene anche l’Europa
La frenata dei dividendi globali era attesa ed è arrivata. Dopo il record di 568 miliardi toccato nel periodo aprile-giugno, il terzo trimestre ha visto le distribuzioni globali perdere lo 0,9% in termini complessivi e scendere a quota 421,9 miliardi di dollari. A certificarlo è l’ultimo Global Dividend Index di Janus Henderson, che precisa come la crescita sottostante sia stata però dello 0,3%. A pesare sul dato generale sono i forti tagli da parte di un piccolo gruppo di società, che hanno finito per mettere in ombra i segnali di crescita su scala mondiale: escludendo le due riduzioni maggiori, l’incremento si attesta infatti al 5,3%, in linea con la tendenza a lungo termine. Da segnalare, in particolare, il record della Cina e il buon risultato dell’Europa, con l’Italia che si avvia a chiudere un anno da primato.
Giù il settore minerario, bene banche, utility e auto
A soffrire sono stati soprattutto il settore minerario, dove la metà delle società ha ridotto le distribuzioni, e i produttori petroliferi di Brasile e Taiwan, in controtendenza rispetto all’andamento generale del comparto. I due tagli maggiori sono stati infatti messi a segno dalla società brasiliana Petrobras e da quella mineraria australiana BHP, entrambe note per la variabilità dei loro dividendi. Anche il settore chimico e le società immobiliari asiatiche hanno pesantemente tirato la cinghia, una scelta riconducibile alle difficili condizioni di questi mercati nella regione. I tagli sono stati bilanciati dagli ottimi stacchi di cedola del settore bancario nella maggior parte del mondo (con un aumento sottostante del 9,3%) e dall’incremento delle distribuzioni in un’ampia varietà di comparti, dai servizi di pubblica utilità a quello automobilistico. A livello globale, nove società su dieci hanno aumentato le remunerazioni agli azionisti o le hanno mantenute invariati.
Bene gli Usa, meglio l’Europa, Cina record
A livello geografico, tengono gli Stati Uniti. Qui le remunerazioni per gli azionisti sono infatti aumentate fino al 4,5%, un ritmo di crescita sano anche se più lento rispetto agli anni precedenti. Il 98% delle aziende a stelle e strisce ha comunque aumentato o mantenuto invariate i dividendi. Meglio ha fatto il Canada, che sta beneficiando di banche e idrocarburi. Promossa anche l’Europa, che ha continuato a evidenziare una crescita molto forte e proseguito la tendenza già vista nel secondo trimestre. In difficoltà il Regno Unito, dove la riduzione delle distribuzioni tra i miner ha annullato quasi tutti gli aumenti dei settori bancario, dei produttori petroliferi e dei servizi di pubblica utilità.
Quanto alla Cina, il terzo trimestre segna il culmine stagionale per Pechino e per la maggior parte dei Paesi dell’Asia Pacifico (Giappone escluso). E i dividendi del Dragone hanno raggiunto nuovi record grazie alla forte crescita di Petrochina, che ha bilanciato la debolezza di banche e immobiliare. A Taiwan, il calo di un sesto delle distribuzioni è dipeso dalle difficoltà dei settori petrolifero, chimico, siderurgico e assicurativo, mentre una discesa simile in Australia è stata causata dal forte declino delle distribuzioni nel settore minerario. A Hong Kong ha pestato invece il settore immobiliare, dove tutte le società hanno ridotto o lasciato invariati i propri dividendi. Molto diversificato, infine, il quadro dei mercati emergenti: Cina, India, Arabia Saudita e Repubblica Ceca si sono comportate molto bene, mentre la debolezza del Brasile ha causato una diminuzione delle distribuzioni per l’Area nel complesso.
L’Italia cresce con Eni e Enel
Federico Pons, country head per l’Italia di Janus Henderson Investors
Per quanto riguarda l’Italia, solo due società dell’indice hanno pagato dividendi nel terzo trimestre: Eni ed Enel. Queste due aziende hanno registrato una crescita sottostante complessiva del 4,2%. “Gli aumenti dei dividendi per azione sono stati superiori ma il programma di buyback di Eni ha fatto sì che il totale distribuito non tenesse il passo con l’aumento del dividendo per titolo annunciato dalla società”, sottolinea Federico Pons, country head per l’Italia di Janus Henderson Investors. Per l’esperto, le prospettive del nostro Paese per il quarto trimestre sono positive e “potrebbero significare un dividendo record quest’anno”.
A livello globale, invece, le previsioni di Janus Henderson per il 2023 sono state riviste lievemente al ribasso in modo da rispecchiare una diminuzione dei dividendi speciali e il rafforzamento del dollaro. La stima complessiva dei dodici mesi è scesa da 1.640 a 1.630 miliardi di dollari, con un incremento del 4,4% anno su anno. Lo studio fa però notare come la crescita sottostante, quella che non è influenzata dai tassi di cambio e dalle distribuzioni una tantum, si sia rivelata migliore delle attese. Senza contare che diversi Paesi, dagli Stati Uniti alla Francia fino a Canada e Cina, sono sulla buona strada per effettuare distribuzioni record. Per questo, gli analisti stanno ritoccando le stime sulla crescita sottostante dal 5% al 5,3%.
Ben Lofthouse, head of global equity income di Janus Henderson
Per Ben Lofthouse, head of global equity income di Janus Henderson, il forte impatto avuto da un piccolo gruppo di società fa sì che l’apparente debolezza del terzo trimestre non desti preoccupazioni. Dal suo punto di vista, infatti, il livello e la qualità della crescita appaiono migliori di quanto sembrassero qualche mese fa. Così come le distribuzioni attuali dipendono meno dai dividendi una tantum e dai tassi di cambio volatili. Per l’esperto, infatti, la crescita delle cedole rimane solida in numerosi settori e regioni, con l’eccezione dei comparti legati alle commodity.
“È normale e riconosciuto dagli investitori che i dividendi del settore delle materie prime saliranno e scenderanno durante il ciclo e che questo andamento non è indicativo di problemi più ampi. Inoltre, i nostri dati mostrano che un portafoglio globale diversificato dispone di stabilizzatori naturali, con i settori in crescita in grado di compensare quelli in calo”, conclude Lofthouse. Che ricorda come i dividendi di norma siano molto meno volatili degli utili nel tempo e quindi forniscano “un sostegno nei periodi di incertezza economica”.
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