L’incertezza politica preoccupa, ma gli States restano attenti e Pechino offre ottime opportunità a sconto. Cambia il ruolo del reddito fisso in portafoglio, e il debito infrastrutturale schizza in cima alle preferenze. Lo studio Invesco
Le tensioni geopolitiche hanno fatto crescere le preoccupazioni, ma gli Stati Uniti e la Cina restano una meta privilegiata per gli investimenti dei fondi sovrani. Intanto, il credito privato sta diventando sempre di più una componente chiave dei portafogli, con una particolare predilezione per il debito infrastrutturale. A rivelarlo è l’anticipazione dell’Invesco Global Sovereign Asset Management Study 2025, che riporta i risultati di un’indagine preliminare su un piccolo gruppo di investitori con un patrimonio totale gestito di mille miliardi di dollari.
Gli intervistati hanno messo in evidenza la crescente divergenza tra Stati Uniti ed Europa. Da una parte continua infatti “l’eccezionalismo” e le politiche trumpiane favorevoli agli affari, compresa la riduzione della burocrazia, sono viste come attraenti, dall’altra il Vecchio Continente appare invece ancora sferzato da venti contrari. Preoccupa soprattutto la debolezza del settore manifatturiero europeo, vista come particolarmente acuta e senza segnali evidenti di recupero. Questo porta fondi sovrani e banche centrali a preferire ancora il mercato a stelle e strisce, anche se i timori per l’impatto dei dazi su inflazione e tassi d’interesse stanno aumentando.
Le conseguenze del protezionismo
Altro motivo di apprensione è poi costituito dalle forti tensioni commerciali, che si sono estese oltre Stati Uniti e Cina per coinvolgere Messico e Canada, e il cui impatto è considerato più incerto in quanto nuovo. “Il crescente protezionismo commerciale è destinato a mantenere un’inflazione più alta nei mercati sviluppati. Crediamo che la deglobalizzazione comporti dei rischi per i nostri ritorni sugli investimenti”, ha commentato un fondo sovrano asiatico. La previsione è dunque di livelli di volatilità più elevata, ma anche di alcuni benefici: in quanto investitori a lungo termine, infatti, i fondi sovrani sono in grado di resistere alla volatilità a breve e cogliere le opportunità offerte dalle dislocazioni del mercato.
Quanto alla Cina, gli investitori sovrani vedono diverse sfide legate alla transizione economica, come la relativa debolezza della fiducia nel settore privato e i rischi normativi. Nonostante questo, però, gli aspetti positivi non mancano. A partire dalla posizione di leadership di Pechino in settori strategici come i veicoli elettrici, le batterie e l’intelligenza artificiale, nonché la sua competitività nel manifatturiero. Di conseguenza, alcuni intervistati mostrano una maggiore fiducia nella direzione a lungo termine del Paese e stanno rivalutando lo “sconto Cina”, dal momento che le valutazioni sono più attraenti. Per questo stanno costruendo posizioni strategiche a lungo termine, in particolare nei mercati privati.
Reddito fisso: da rifugio a motore di alfa
Nel reddito fisso, i fondi sovrani stanno adattando strategicamente le loro allocazioni. A spingere verso l’asset class sono soprattutto le opportunità di rendimento e la crescita del mercato del credito privato. Quest’ultimo sta infatti trasformandosi da movimento più tattico a componente chiave dei portafogli. L’aumento delle allocazioni sovrane sta poi anche aiutando a colmare il vuoto lasciato dalle banche, che si stanno ritirando dal prestito in determinati mercati a causa di una combinazione di pressioni normative e cambiamenti nelle strategie.
In questo contesto, il debito infrastrutturale spicca come un’area di interesse primario, specialmente per gli investitori sovrani orientati alla gestione delle passività, poiché fornisce sia caratteristiche di rendimento che di protezione dall’inflazione. Soprattutto gli investimenti infrastrutturali legati all’intelligenza artificiale, come i data center, sono visti come un’opportunità di crescita significativa nel settore, consentendo agli investitori sovrani di ottenere una maggiore esposizione a questo spazio in rapida crescita che ha un sostanziale bisogno continuo di capitale.
Mercati privati sempre più centrali
A causa dell’importanza crescente del credito privato, l’indagine ha poi rilevato che alcuni investitori sovrani stanno formando team interni specializzati nel prestito per individuare e strutturare gli accordi, riducendo così la dipendenza dai gestori esterni. “La sfida principale non è solo trovare accordi, ma costruire team che possano originarli e strutturarli direttamente. Stiamo evolvendo da semplici investitori a prestatori”, ha spiegato un fondo sovrano nordamericano.
Altra conseguenza dell’aumento degli investimenti nei mercati privati è la centralità che sta assumendo la gestione della liquidità. Le allocazioni più elevate verso investimenti illiquidi richiedono infatti strategie più sofisticate per garantire che i fondi possano soddisfare gli obblighi, mantenendo al contempo una flessibilità sufficiente per cogliere nuove opportunità in mercati volatili. Allo stesso tempo, il tradizionale ruolo di copertura del reddito fisso viene visto come meno affidabile, costringendo i fondi a cercare nuove strategie di protezione. La mutata correlazione tra obbligazioni e azioni è considerata un fattore che riduce l’efficacia del reddito fisso come stabilizzatore del portafoglio. Di conseguenza, gli investitori sovrani stanno esplorando sempre più strategie basate su derivati e approcci alternativi ai premi per il rischio, per ottenere una protezione più affidabile contro il ribasso in un contesto di tassi volatili.
Rod Ringrow, head of official institutions di Invesco
“Gli investitori sovrani stanno navigando in un ambiente geopoliticosempre più complesso. Le sfide nell’allocazione strategica degli asset sono accentuate dai rapidi cambiamenti politici e dalle tensioni sul commercio e i dazi. Tuttavia, stanno trovando opportunità nei progressi della Cina in settori strategici e, come investitori a lungo termine, sono in grado di resistere alla volatilità a breve termine prevista negli Stati Uniti”, ha commentato Rod Ringrow, head of official institutions di Invesco. Facendo notare che le allocazioni finora considerate di nicchia, come il debito immobiliare, il credito privato e il debito infrastrutturale, stanno invece diventando centrali “grazie alla loro capacità di fornire sia rendimento che benefici strategici a lungo termine”.
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