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Allarme del WEF: l’uso delle armi economiche in chiave geopolitica rischia di mandare in fumo 5.700 miliardi di dollari, fino al 5% del PIL mondiale. E di far salire l’inflazione del 5%
Tra 600 e 5.700 miliardi di dollari, fino al 5% del PIL mondiale. Peggio del Covid o della grande crisi finanziaria del 2008. Si preannuncia salatissimo il conto della frammentazione geopolitica e del conseguente ritorno alle barriere e al nazionalismo. A fare i calcoli è un report del World Economic Forum presentato a Davos, secondo cui l’uso delle ‘armi economiche’, in uno scenario di elevata divisone politica, causerebbe una netta riduzione del commercio e dei flussi di capitali transfrontalieri, oltre che la perdita di efficienze economiche. E potrebbe far schizzare l’inflazione globale di oltre il 5%.
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Il rapporto, intitolato ‘Navigating global financial system fragmentation’ e sviluppato in collaborazione con Oliver Wyman, mette in evidenza l’aumento dell’utilizzo del sistema finanziario per perseguire obiettivi geopolitici cui si sta già assistendo. Prova ne sono l’incremento del 370% delle sanzioni dal 2017, insieme a sussidi, politiche industriali e discussioni sulla creazione di architetture finanziarie parallele. Per questo, nel penultimo giorno del Forum svizzero, gli esperti del WEF lanciano un chiaro allarme e invitano i decisori politici – USA e Cina in primis – ad adottare un approccio che promuova cooperazione, sviluppo sostenibile e resilienza nell’economia globale.
La frammentazione? Costa quanto il PIL di Giappone e Corea
Ancora più nera, se possibile, la stima del WTO, secondo cui anche in assenza di una corsa generalizzata a ritorsioni commerciali, ma “semplicemente con una spaccatura del mondo in due blocchi commerciali contrapposti, e di incertezza sulla direzione del commercio globale”, si perderebbe il 6,4% del PIL reale globale nel lungo termine. Circa 6.750 miliardi di dollari: una cifra pari al PIL del Giappone e della Corea messi insieme. A dirlo, sempre a Davos, è stata la direttrice dell’Organizzazione mondiale del commercio, Ngozi Okonjo-Iweala, secondo cui tale scenario sarebbe “catastrofico per tutti, e ancora di più per i Paesi poveri”.
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Per i mercati emergenti il conto più salato
Stessa tesi sostenuta dal WEF. “La frammentazione non solo alimenta l’inflazione, ma ha anche un impatto negativo sulle prospettive di crescita economica, in particolare nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo che dipendono da un sistema finanziario integrato per il loro sviluppo continuo”, ha spiegato Matt Strahan, responsabile dei mercati privati del World Economic Forum. “Proteggendo l’integrità e la funzionalità del sistema finanziario globale, anche garantendo che gli attori mantengano il diritto di interagire con controparti su tutto lo spettro geopolitico, i leader possono offrire un sistema finanziario più efficace per tutti gli stakeholder”, ha aggiunto.
Otto strade per difendersi
Per salvaguardare il sistema finanziario globale dalla frammentazione, il rapporto del WEF propone dei principi sviluppati da oltre 25 leader del settore finanziario, accademici e dirigenti che mirano a garantire il funzionamento efficace dei servizi finanziari a livello globale, riducendo gli impatti della frammentazione. Tra le otto condizioni chiave delineate figurano il rispetto dello stato di diritto, i diritti di proprietà, l’interoperabilità dei sistemi e l’evitare espropriazioni unilaterali di beni sovrani. Secondo Daniel Tannebaum, leader globale presso Oliver Wyman, strumenti di politica economica come sanzioni, controlli sulle esportazioni e dazi doganali vengono sempre più utilizzati come strumenti di politica estera, rendendo essenziale un quadro di governance per evitare shock economici imprevisti. Il rapporto propone anche approcci per applicare queste misure senza compromettere la prosperità globale. Tra le otto raccomandazioni per i decisori politici vi sono la progettazione di sanzioni più efficaci, la promozione di vantaggi reciproci, la riduzione dei costi indesiderati e la modernizzazione del sistema finanziario.
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