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Secondo il Chief Economists’ outlook del Forum, le prospettive globali peggiorano. Ma l’allarme è più contenuto rispetto a settembre. Attenzione a debito, valutazioni di Borsa e bolla AI. E se Sud Est asiatico e USA mostrano resilienza, l’Europa arranca
Il PIL mondiale mostra segnali di rallentamento, ma la situazione non è drammatica. È quanto emerge dal Chief Economists’ Outlook del Forum economico di Davos, presentato a due giorni dall’avvio delle riunioni nella nota località svizzera. Nonostante il 53% degli economisti consultati dal sondaggio si aspetti un peggioramento delle condizioni economiche di qui a fine anno, il rapporto evidenzia infatti come il numero dei pessimisti sia comunque in calo rispetto al 72% registrato a settembre e prospetta un “relativa resilienza” della crescita globale.
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Sale la frammentazione geografica
Le prospettive regionali evidenziate dal report mostrano differenze marcate. Il Sudest asiatico, guidato dall’India, dovrebbe registrare una crescita forte o molto forte e confermare la capacità di resilienza dell’area. Negli Stati Uniti, il 69% degli economisti prevede invece una crescita moderata e solo l’11% un’espansione forte: dato comunque in salita rispetto ai mesi precedenti. Dove si disegnano gli scenari più misti è in Cina: il 47% degli esperti stima infatti una ripresa moderata, mentre il resto prevede uno sviluppo più debole. È infine l’Europa la zona destinata ad affronta le prospettive più sfidanti, con il 53% degli interpellati che anticipa una crescita modesta e il 44% appena moderata.
Il debito sul trono dei rischi
Tra i principali fattori di rischio evidenziati dagli esperti di Davos ci sono il debito globale, ormai vicino a soglie critiche, e la tentazione dei governi di ricorrere a politiche inflattive per contenerlo. Oltre a questi fattori, si sottolinea nell’outlook, gli investitori dovranno però monitorare anche altre potenziali minacce: dalle alte valutazioni dei mercati azionari fino ai cosiddetti processi di ‛riallineamento geopolitico’, che possono creare opportunità così come aumentare l’incertezza economica. Capitolo a parte quello della possibile bolla degli investimenti nell’intelligenza artificiale, sul quale gli economisti consultati hanno sì espresso preoccupazione ma non mancando di chiarire (almeno nel 36% dei casi) che questo trend potrà avere riflessi positivi sulla crescita.
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