A gennaio creati 143 posti di lavoro, meno della metà di dicembre e sotto le attese. Ma il tasso di disoccupazione continua a calare e i salari restano robusti. Secondo gli esperti, Powell ha ancora più margine per restare fermo
Il lavoro USA fa da sponda alla Federal Reserve. Nonostante un rallentamento nella creazione di nuovi posti, con sole 143mila posizioni attivate nei settori non agricoli dell’economia contro le 169mila attese, il report pubblicato dall’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha infatti registrato l’ennesimo calo del tasso di disoccupazione a gennaio: da 4,1% al 4%, lo 0,1% in meno delle attese. Una dinamica che, secondo gli asset manager, supporterà l’impegno della banca centrale guidata da Jerome Powell a mantenere in pausa l’allentamento monetario per capire quali saranno gli impatti delle misure di Donald Trump.
Un elemento chiave del report rilasciato da BLS è stata anche la revisione al rialzo dei dati occupazionali relativi ai mesi precedenti, con un incremento complessivo di 100mila posti di lavoro rispetto alle stime iniziali. In particolare, il dato di novembre è stato corretto a 261mila (+49mila rispetto alla prima lettura) mentre quello di dicembre ha subito un incremento di 51mila unità ed è così arrivato a 307mila. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,6%. Sotto il profilo salariale, gli stipendi medi sono stati protagonisti di una crescita che li ha portati a battere le attese a livello sia congiunturale che tendenziale: +0,5% contro +0,3% nel primo caso, +4,1% contro +3,8% nel secondo.
Ma gli economisti sono preoccupati
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Nonostante si tratti del quarantanovesimo mese di fila con saldo positivo, tra gli economisti c’è chi dichiara preoccupazione per le prospettive future. Il primo rapporto sull’occupazione della seconda presidenza di Donald Trump suggeriva che avesse ereditato un mercato del lavoro solido ma poco spettacolare e la previsione sembra effettivamente aver trovato conferma: il dato di gennaio infatti non è sono inferiore alle attese ma molto più basso anche di quello del mese precedente, quando i nuovi posti creati erano stati 307mila. L’indiziato principale viene individuato nelle recenti misure del tycoon per la sfoltimento degli organici federali. Bradley Saunders, economista di Capital Economics, ha parlato ad esempio di “impatto negativo”.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Quanto invece alla Fed, l’idea prevalente è che la relativa solidità occupazionale giochi a favore dei piani di Powell per prendere tempo e procrastinare ulteriori tagli dei tassi. Ne è convinto ad esempio Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, secondo cui “il dato di dicembre rappresenta la miglior risultato dal gennaio 2023 al netto della revisione e dimostra che la domanda di lavoro rimane sostenuta”. “La crescita dei salari rimane robusta e potrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche”, ha aggiunto l’esperto, sottolineando che “la maggior parte dei numeri evidenzia uno stato di buona salute”. L’insieme di questi fattori contribuisce quindi a dipingere un quadro che, a suo avviso, quindi mantenere alta l’attenzione della Federal Reserve sulla dinamica inflazionistica.
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