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Nel secondo trimestre rallenta l’economia dei 38 Paesi membri. Lievemente meglio invece i sette grandi: corre il Giappone, bene Usa e Francia. Ferma la Germania
Mentre dal simposio agostano di Jackson Hole le banche centrali continuano a mandare messaggi da falco, dall’economia globale arrivano nuovi segnali di difficoltà. Questa volta l’alert è targato Ocse, con gli economisti parigini che nelle loro stime provvisorie sul secondo trimestre rilevano il rallentamento del Pil dei principali Paesi del mondo. In particolare, i 38 Stati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sono cresciuti dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, quando erano avanzati dello 0,5%. Una dato, viene sottolineato, da leggersi come la conferma della “crescita moderata” che va avanti dal primo trimestre 2022.
G7: Giappone in testa, Italia maglia nera
Dinamica opposta si osserva invece nel G7, dove il Pil è aumentato dello 0,5% rispetto allo 0,4% del periodo gennaio-marzo. Un dato che però aggrega scenari profondamente eterogenei tra le maggiori potenze mondiali, con la “crescita considerevole” del Giappone e la contrazione dell’Italia a fare da estremi: +1,5% e -0,3%. Nel dettaglio, oltre alla corsa di Tokyo dal +0,9% del primo trimestre, spiccano quella della Francia (+0,5% dal +0,1%) e l’accelerazione più modesta di Usa (+0,6% da +0,5%) e Regno Unito (+0,2% da +0,1%). Così come alla debacle di Roma, dove il Pil si è contratto dello 0,3% da una crescita dello 0,6% nel primo trimestre, vanno aggiunti il rallentamento del Canada (+0,3% dal +0,8%) e lo stop della Germania dopo la contrazione dei due trimestri precedenti.
Nel Paese del Sol Levante, sottolineano gli esperti Ocse, le esportazioni nette hanno rappresentato la spinta principale alla crescita, mentre i consumi privati si sono contratti dello 0,5%. Situazione analoga in Francia, con i consumi scesi dello 0,3% e l’export a fare da traino. Nel Regno Unito e in Germania, invece, lo stesso dato è risultato in calo ma a sostenere la crescita è stato l’aumento della spesa privata e pubblica. Investimenti e consumi privati hanno tenuto a galla il Pil degli Usa, sebbene questi ultimi abbiano subito un rallentamento significativo (-0,4% rispetto al +1% del primo trimestre) mentre, in base alle analisi diffuse dall’Istat, la contrazione della produzione italiana va letta come il riflesso del calo della domanda interna. Nel complesso dell’Unione europea, si registra una crescita stagnante (da +0,2%) a fronte del miglioramento messo dall’Area Euro: +0,3% da zero.
Per quanto riguarda i Paesi Ocse più vicini, geograficamente, al fronte della guerra in Ucraina, la Lituania si è ripresa con forza nel secondo trimestre, con il Pil cresciuto del 2,8%, dopo il calo di 2,1% del primo trimestre. In Polonia invece la crescita è calata significativamente a -3,7% dopo l’aumento del 3,8% dei tre mesi precedenti. Altra contrazione per l’Ungheria (-0,3%) per il quarto trimestre consecutivo.
Migliori e peggiori
In testa alla classifica Ocse del Pil nel secondo trimestre 2023 c’è l’Irlanda (+3,3%), seguita dalla Slovenia (1,4%) e dal Costa Rica (1,3%). L’economia si è invece contratta in dieci Paesi, con le performance peggiori in Polonia (-3,7%) seguita dalla Svezia (-1,5%) e dalla Colombia (-1%). Il Pil dei Paesi dell’Organizzazione ha superato del 5,1% il livello pre-pandemico mentre quello del G7 lo ha sopravanzato del 4%, nonostante Londra resti ancora leggermente sotto il livello del 2019. La Spagna, lo Stato del gruppo più colpito dalla pandemia (la produzione è calata dell’11,3% nel 2020), ha superato per la prima volta nel secondo trimestre 2023 il suo livello pre-Covid, dello 0,4%.
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