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Rapporto Coface: record storico di rischio politico e sociale. Per ora economia resiliente: crescita mondiale al 2,6% nel 2025. Primi segnali negativi negli Usa, Eurozona stagnante
Tra guerre commerciali, conflitti armati e instabilità politica, il quadro è diventato estremamente insidioso per le imprese, che cominciano a manifestare nei numeri le loro difficoltà. Nel primo semestre del 2025, infatti, le insolvenze aziendali nelle economie avanzate sono salite del 4%, con Europa e Asia guidare la corsa. A certificarlo è l’ultima Risk review di Coface, che sottolinea come l’indice di rischio politico e sociale mondiale sia arrivato al record storico: 41,1%, 2,8 punti percentuali in più rispetto alla media pre-pandemia.
Crescita globale 2025 al 2,6%
“L’economia mondiale ha resistito agli sconvolgimenti commerciali del primo semestre 2025, ma nei prossimi trimestri si manifesteranno gli effetti a lungo termine”, mettono in guardia gli esperti, che ora prevedono una crescita economica mondiale del 2,6% quest’anno, rivista leggermente al rialzo, e del 2,4% il prossimo. La società di assicurazione del credito e gestione del rischio commerciale ha anche rivisto cinque valutazioni Paese (di cui 4 riclassificazioni positive) e 16 valutazioni settoriali (di cui 9 riclassificazioni positive). Dopo un’estate caratterizzata dagli accordi commerciali e da un aumento progressivo dei dazi statunitensi, viene infatti spiegato, l’attività globale sta mostrando una sorprendente resilienza. Il tasso medio delle tariffe Usa si attesta ora intorno al 18% (dopo il picco del 36% immediatamente successivo al Liberation Day), un livello ben superiore al 2,5% dei tempi dell’amministrazione Biden. Nonostante questo, per Coface le imprese hanno saputo anticipare, riorientare e assorbire gli shock, con l’economia americana sostenuta da forti investimenti nell’intelligenza artificiale. Tuttavia, negli States “si stanno manifestando i primi segnali negativi sull’attività, l’occupazione e l’inflazione, indici di una progressiva trasmissione degli effetti negativi delle misure doganali alla macroeconomia”.
Gli Usa resistono, Eurozona stagnante
Secondo il rapporto, per ora gli Stati Uniti resistono meglio del previsto grazie alla domanda interna. La Cina invece dovrebbe continuare a rallentare, mentre l’Area euro resterà stagnante nonostante le attese di un leggero rimbalzo in Germania. Sul fronte inflazione le tensioni restano limitate in un contesto di rallentamento globale e di calo dei prezzi delle materie prime, sia energetiche che alimentari, ma vi è incertezza sull’andamento del carovita a stelle e strisce, previsto intorno al 4% a fine 2025-inizio 2026. Per quanto riguarda le banche centrali, a settembre la Fed ha riavviato il ciclo di riduzione dei tassi, mentre la Bce, a meno di un forte deterioramento dell’attività, ha probabilmente concluso il suo. A livello regionale, l’India registra una crescita notevole (+7,6% nel primo semestre), la Polonia mantiene una dinamica solida (+3,4%), mentre l’Africa vede migliorare le sue prospettive (+4,1% nel 2025). Tuttavia, avvertono gli esperti, “la congiuntura resta incerta a causa dei rischi di escalation geopolitica o degli effetti di eventuali consolidamenti di bilancio”.
Insolvenze: Europa e Asia in prima linea
Intanto, le insolvenze aziendali aumentano ancora. L’indice globale delle economie avanzate cresce appunto del 4% rispetto al 2024, con aumenti significativi in Europa (+11%) e Asia-Pacifico (+12%), mentre il Nord America resta stabile. La riduzione dei tassi di interesse e un allentamento delle condizioni di accesso al credito, chiarisce il documento, dovrebbero concedere un po’ di respiro il prossimo anno, ma il trend attuale evidenzia la fragilità delle imprese a fronte di costi elevati e una domanda incerta.
L’instabilità è diventata la norma
Quanto all’indice di rischio, arrivato ai massimi storici superando persino il picco Covid, il pericolo politico si impone ormai come parametro chiave e strutturale dell’economia mondiale. Intanto, proseguono i principali conflitti, mentre si intensificano le tensioni interne, soprattutto in Africa (Burkina Faso, Niger…), in Pakistan e in Libano. A registrare il maggiore incremento di rischio sono però gli Usa, a causa di una crescente fragilità istituzionale e dell’ascesa del populismo. In Europa, la Francia in particolare affronta una crisi politica seria e senza precedenti. Ne deriva, viene sottolineato, che per le imprese è necessaria una maggiore attenzione e un adattamento continuo delle strategie.
Per Ernesto De Martinis, ceo Regione Mediterraneo & Africa di Coface, la Risk Review conferma insomma come la resilienza mostrata finora dall’economia mondiale si accompagni a una crescente complessità dei rischi. “Le imprese devono oggi gestire non solo le conseguenze economiche dei dazi e delle tensioni commerciali, ma anche l’instabilità politica e sociale che sta diventando una costante in molti Paesi”, osserva. In un tale scenario, conclude l’esperto, “la capacità di anticipare i segnali di vulnerabilità e di adottare strategie di mitigazione rapide sarà quindi determinante per preservare competitività e continuità operativa”.
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