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Villeroy e Centeno replicano a Holzmann e Nagel: primo taglio entro l’anno. I consumatori Ue riducono le attese sui prezzi. Per l’Italia, carovita ancora giù a dicembre: nel 2023 si ferma al 5,7%
Mentre l’economia dell’Eurozona continua ad arrancare, la Bce resta divisa sulle tempistiche di un taglio dei tassi. Teatro del botta e risposta tra falchi e colombe dell’Eurotower non poteva che essere il World Economic Forum di Davos, da dove Robert Holzmann e Joachim Nagel, hanno liquidato come premature le discussioni su un allentamento. Immediata la controffensiva di Francois Villeroy de Galhau e Mario Centeno, che invece si attendono una riduzione del costo del denaro entro l’anno. Intanto, da Francoforte arrivano buone notizie proprio sul fronte dell’inflazione, con le aspettative dei consumatori europei che a novembre si sono nettamente ridotte.
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Villeroy e Centeno replicano a Holzmann e Nagel: primo taglio entro l’anno
Le parole più dure per i mercati, che invece prezzano quasi quattro sforbiciate entro dicembre, sono state quelle del governatore austriaco. Per Holzmann, che pure non esclude una recessione, “non dovremmo contare sul taglio dei tassi per il 2024”. Soprattutto alla luce delle tensioni in Medio Oriente, che potrebbero pesare sulle catene di approvvigionamento e sui mercati energetici. “Quel che abbiamo visto finora per gli Houthi potrebbe essere l’inizio di un qualcosa molto più ampio, con impatti sul Canale di Suez e conseguenti aumenti dei prezzi in quell’area”, ha avvertito. Anche Nagel si è mostrato in linea con le parole del collega. Secondo il banchiere tedesco, il costo del denaro non verrà toccato almeno fino all’estate, ma è comunque “prematura” qualsiasi discussione in tal senso, dal momento che l’inflazione è ancora “troppo alta”.
La replica delle colombe non si è fatta attendere. Centeno, il governatore della banca del Portogallo, ha sottolineato la sorpresa positiva arrivata dall’andamento dei prezzi “negli ultimi tre o quattro mesi”. E ha spiegato che la Bce “non deve fare più del necessario per portare l’inflazione al 2% nel medio termine”, ma è tenuta a discutere di tagli dei tassi, senza escludere alcuna opzione di politica monetaria. Ancora più esplicito è stato il suo omologo francese Villeroy de Galhau, a detta del quale “salvo grosse sorprese, la nostra prossima mossa sarà un taglio, probabilmente già da quest’anno”.
Inflazione, attese in netto calo
Intanto, secondo la consueta indagine Bce, le aspettative mediane dei consumatori europei per l’inflazione nei prossimi dodici mesi sono diminuite in novembre al 3,2%, dal 4% di ottobre. E quelle a tre anni sono calate al 2,2% rispetto al 2,5% precedentemente stimato. Su entrambi gli orizzonti, si tratta del livello più basso da febbraio 2022, ben al di sotto del tasso di inflazione percepito in passato. Si è poi ridotta anche l’incertezza delle aspettative sui prezzi per i prossimi dodici mesi, mentre sono lievemente aumentate quelle di crescita del reddito nominale. In ulteriore calo, infine, le attese di crescita della spesa nominale.
L’Italia chiude il 2023 con un’inflazione al 5,7%
Altri dati sull’andamento dei prezzi sono arrivati da Italia e Germania. Il nostro Paese ha archiviato l’anno passato con un’inflazione al 5,7%, in decisa frenata rispetto all’8,1% del 2022. L’indice core, quello al netto degli energetici e degli alimentari, si è però attestato al 5,1%, ben oltre il 3,8% dell’anno precedente. Dicembre, invece, nella lettura definitiva si è chiuso con aumenti dei prezzi dello 0,2% su base mensile e dello 0,6% su base annua (dal +0,7% di novembre). Sempre nell’ultimo mese dell’anno, l’inflazione tedesca è invece salita al 3,8%, come da stima preliminare, in risalita se paragonato al +3,2% di novembre.
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Per Italia, l’Abi segnala poi il primo dietrofront dei tassi sui mutui dopo 24 mesi di aumenti, in vista dei tagli Bce attesi dal mercato: a dicembre i prestiti sulle nuove operazioni sono scesi al 4,42% dal 4,5 del mese precedente. In calo le richieste di credito, sulle quali pesa “il rallentamento della crescita economica”. Nell’ultimo mese del 2023 i finanziamenti a imprese e famiglie sono scesi del 2,2% rispetto a un anno prima, mentre a novembre avevano registrato un calo del 3%. In aumento, infine, i tassi delle banche sui nuovi depositi a durata prestabilita (ovvero certificati di deposito e depositi vincolati), quelli sui soli versamenti in conto corrente e il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso. Stabili le sofferenze bancarie.
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