Oltre alle attività tradizionali, il team di analisti ha in essere alcune peculiarità (ed evoluzioni). In primis la doppia veste di fund selector e portfolio manager
Barbara Costa, responsabile del team di selezione fondi di Amundi in Italia
Nel mondo degli investimenti, riuscire a prevedere l’andamento dei titoli finanziari è un obiettivo tanto ambito quanto difficile. Il tentativo di anticipare i mercati per massimizzare i rendimenti e minimizzare i rischi è da sempre al centro delle strategie degli investitori. Ma anche di tantissimi analisti. Così, soprattutto in epoche di crisi economiche e geopolitiche ma anche di incertezza globale, capita a volte che anche chi ha alle spalle oltre 25 anni di esperienza nel settore finanziario dica senza mezzi termini di aver faticato. “Lo scorso anno è stato sfidante”, confessa Barbara Costa, responsabile del team di selezione fondi di Amundi in Italia. Che aggiunge: “Negli ultimi tempi non sono di certo mancati momenti complicati”. C’è da dire che la fund selector, così come il resto dei 19 professionisti parte del team globale, indossa un doppio cappello che rende il lavoro ancora più delicato: non solo analizza e seleziona i prodotti migliori nella sua asset class di competenza (nello specifico il mondo global equity) per aggiornare una buylist complessiva di circa 600 strategie, ma gestisce portafogli in fondi single asset class che sono utilizzati dai portfolio manager della piattaforma multi-asset come riferimento per la costruzione di un’esposizione multi-manger sulle diverse aree di mercato.
Tra gli eventi più rilevanti per le implicazioni di portafoglio il forte rally di Tesla, uno dei Magnifici 7, sulla scia del risultato delle elezioni americane e la Cina che ha sorpreso la scorsa estate con le sue attività di stimolo improvvise. “Eventi che hanno reso più complessa la gestione del portafoglio, soprattutto poiché le nostre scelte non sono di momentum, ma sono il risultato di un rigoroso e strutturato processo di analisi quantitativa/qualitativa sulla base di cui fondiamo un livello di conviction elevato: ad esempio, quando inseriamo un player in portafoglio adottiamo un’ottica strategica, che prescinde dalle oscillazioni di mercato legate a eventi idiosincratici”. Negli ultimi anni, caratterizzati dalla concentrazione degli indici azionari in diverse aree geografiche, “per i gestori attivi è stato più complicato generare extra performance”, spiega l’esperta. Il riferimento riguarda i sette titoli tecnologici. “Non so se il trend continuerà, di sicuro già la scorsa estate abbiamo osservato una maggiore dispersione sui mercati in seguito alla correzione dei titoli del settore tecnologico su timori in merito alla sostenibilità del rally del comparto. In ogni caso ha sempre senso essere diversificati”, afferma.
…e come analizzarli
Essere in grado anche di gestire un portafoglio è dunque un plus. “Nonostante le complessità, selezionare e gestire l’output dell’attività di ricerca aggiunge tridimensionalità all’attività svolta dal team, fornendo concretezza alla scelta effettuata. Col mio team cerchiamo di capire costantemente come analizzare e gestire l’impatto degli eventi sul portafoglio”. Un lavoro complesso ma “estremamente interessate”.
Guardando ai prossimi mesi, Barbara Costa non ha dubbi: “C’è ancora una grande richiesta di strategie legate al credito, di natura flessibile, unconstrained, nonché di strategie focalizzate sul segmento del debito subordinato”. Sul fronte equity, invece, segnala un maggiore interesse per le strategie global equity più tradizionali (segmento sul quale abbiamo ampliato il nostro paniere di selezione più recentemente) rispetto alle strategie tematiche. “In questo ambito continuano ad essere importanti il tema Artificial Intelligence e il tema Financials”, afferma. Un altro trend potrebbe riguardare il mondo emergente, che sta tornando in auge dopo essere stato bistrattato nell’ultimo periodo. “Qui la vera difficoltà è trovare gestori che abbiano più un orientamento value” in un contesto tipicamente growth-oriented, specifica l’esperta.
Non solo attività tradizionali
Oltre alle attività tradizionali di fund selection, il team di Amundi ha in essere alcune evoluzioni di campo. In primis c’è una collaborazione in aumento con il segmento istituzionale con riguardo alle soluzioni in fondi per fondi pensione. “È un’attività che sta crescendo”, dice subito Costa, parlando nello specifico di una fund solution guidata. “C’è maggiore richiesta e maggiore interesse. Anche gli istituzionali si sono avvicinati al mondo dei fondi dei fondi. L’advisor li affianca, definendo le linee guida in termini di allocation, vincoli e rischio. Queste caselle, però, devono essere poi riempite con la selezione. È lì che la parte della solution si incontra con il mondo della selection”, spiega.
La seconda attività riguarda invece le piattaforme di sub-advisory, cioè della gestione delegata a terze parti. In Italia, si sa, questa fetta di mercato ha un peso significativo rispetto agli altri paesi europei, sia in termini di AuM che di numero di fondi affidati ad asset manager esterni tramite mandati. “Il coinvolgimento del team è iniziato nel 2021 grazie al lancio della piattaforma di gruppo Fund Channel Investment Partners”, racconta Costa. “Abbiamo inizialmente lanciato strategie equity sui principali mercati passando poi al segmento bond e ad una serie di strategie target maturity. Da ultimo ci siamo rivolti al comparto tematico”. Come spiega l’analista, si tratta di prodotti che da una parte devono rappresentare un’eccellenza nei loro peer group, dall’altra sottostanno in toto alle politiche di sostenibilità e al risk framework di Amundi. I vantaggi sono tanti: best execution, trasparenza delle posizioni day by day, operational efficiency. Tutto parte, però, sempre dalla convinzione sulla singola strategia, perciò dalla stessa attività di fund selection.
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