Regno Unito, le dimissioni di Truss e il sospiro di sollievo dei mercati
21 ottobre 2022
di Redazione
4 min
La premier, travolta dal maxi-piano di tagli fiscali, fa marcia indietro ma non basta. I laburisti chiedono subito nuove elezioni. Le view da Londra degli asset manager
Dopo appena 45 giorni di governo, in cui sterlina e Gilt hanno vissuto ore terribili, Liz Truss si è dimessa da primo ministro del Regno Unito con lo sgradevole record del mandato più breve della storia britannica. La premier ha lasciato la leadership del partito conservatore e rimarrà alla guida del governo fino a quando non sarà scelto un successore. Scelta che dovrebbe avvenire entro il prossimo venerdì 28 ottobre e che vede una vecchia conoscenza di Downing Street, Boris Johnson, in pole tra i pretendenti.
Il governo “ha ottenuto risultati sulle bollette energetiche”, oltre a “delineare una visione per un’economia a bassa tassazione e alta crescita che sfrutterebbe le libertà della Brexit”. Ma “riconosco che, data la situazione, non posso portare a termine il mandato per il quale sono stata eletta dal partito conservatore”, ha detto la Truss, precisando di essere entrata in carica “in un momento di grande instabilità economica e internazionale”.
Il maxi-taglio delle tasse previste dal suo mini-Budget aveva portato nei giorni scorsi a una bufera sui mercati finanziari, spinto la Bank of England a intervenire sul mercato obbligazionario con un programma di acquisti e infine costretto il ministro delle finanze, Kwasi Kwarteng, alle dimissioni. Ma ritirare il piano non è bastato e per il governo Truss è arrivata la parola fine, con il leader dell’opposizione, il laburista Keir Starmer, che chiede a gran voce elezioni subito.
La reazione dei mercati e la view degli asset manager
Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders
Dopo l’annuncio, la piazza di Londra ha viaggiato poco mossa, appena sotto la parità, così come la sterlina. Movimento verso i minimi dallo scorso 11 ottobre per il differenziale tra titoli di stato inglesi e Bund decennali tedeschi. Il mercato londinese ha poi chiuso l’ultima seduta della settimana in lieve rialzo dello 0,37%, unica tra i listini europei, pur tra i timori per il caos politico. Timori che hanno invece frenato la corsa della sterlina, dopo il rimbalzo seguito all’addio della Truss.
“Per gli investitori, le dimissioni di Truss erano ampiamente previste”, afferma Azad Zangana, senior european economist and strategist, Schroders. “La sua visione libertaria a bassa tassazione per l’economia post-Brexit si è fermata di fronte alle forze della realtà e dei mercati. Gli investitori non erano disposti a permettere a lei e al suo primo cancelliere, Kwasi Kwarteng, di prendere in prestito centinaia di miliardi di sterline in un momento in cui i tassi di interesse erano in aumento”, spiega.
“Di fronte a un altro enorme sconvolgimento della politica Britannica”, specifica sullo stesso punto Gordon Shannon, portfolio manager di TwentyFour Asset Management, “la relativa calma dei titoli di Stato britannici di oggi potrebbe essere interpretata come un’indicazione del fatto che i mercati erano sicuri che Liz Truss non sarebbe potuta restare in carica o come una mancanza di convinzione nei confronti dei tentativi del suo successore”.
“Indipendentemente da chi sarà alla guida del governo, l’inflazione persistente è ancora un problema di medio-lungo termine per il Regno Unito”, completa.
“Per il momento, gli investitori hanno reagito positivamente alla notizia. La sterlina è salita sia nei confronti del dollaro Usa che dell’euro, mentre i Gilt di riferimento a 10 e 30 anni hanno visto scendere i rendimenti (e aumentare i prezzi), sovraperformando gli altri titoli di Stato in questa giornata. Rimangono tuttavia sfide importanti per il Regno Unito, tra cui la risposta della Bank of England a questo periodo di caos, mentre tenta di ridurre l’inflazione, che il mese scorso ha toccato il livello massimo di 40 anni”, prosegue guardando a quanto accaduto nelle ore immediatamente successive alle dimissioni di Truss.
Neil Mehta, portfolio manager di BlueBay Am
“Un reset politico continuerebbe a cancellare il premio di rischio incorporato negli asset britannici dopo lo sfortunato ’mini-budget’ della coppia Truss/Kwarteng”, analizza con riferimento al futuro Neil Mehta, portfolio manager di BlueBay Asset Management. “Soprattutto se il favorito Rishi Sunak diventasse premier e attuasse una politica economica conservatrice più ortodossa. Con Jeremy Hunt come cancelliere, potremmo assistere a un cambiamento più significativo verso un governo più centrista, con una maggiore attenzione all’economia piuttosto che a tematiche populiste come l’immigrazione e la Brexit. Questo probabilmente favorirà i Gilt e la sterlina, ma le sfide a lungo termine che l’economia britannica deve affrontare sul fronte del costo della vita e dell’inflazione difficilmente si ridurranno – con un governo laburista in attesa”, afferma Mehta.
E infatti se un occhio degli investitori è puntato su Westminster, l’altro guarda alla BoE. “Mentre il partito conservatore continua a fare del suo meglio per rendersi ineleggibile nel prossimo futuro, la Banca d’Inghilterra pianifica le vendite di asset a partire dal 1° novembre e continua a ritenere che sia giustificata una certa cautela per quanto riguarda ulteriori aumenti dei tassi”, fa notare James Athey, investment director di abrdn, che si mostra scettico circa la ferma convinzione della BoE che la prossima recessione risolverà il problema inflazione.
“È possibile che la banca centrale abbia ragione, ma continuo a credere che si tratti di una strategia che si affida troppo alla speranza e che gioca d’anticipo con la credibilità, una moneta che si guadagna a fatica e si perde con facilità”, avverte.
Capire ora quali potranno essere le conseguenze di tutto questo sui mercati è però secondo Athey quasi un gioco di prestigio. “La sensazione è che il mercato dei tassi stia prezzando ancora troppi rialzi, un po’ di incertezza e un premio per l’inflazione. Pertanto riteniamo che la curva sia destinata a diventare più ripida. Ma i mercati sembrano ancora convinti di poter costringere la Banca Centrale a un atteggiamento più restrittivo, perciò la parte anteriore della curva rimane debole mantenendo la curva sotto una pressione di appiattimento”, conclude.
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