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Nessun cartellino rosso per gli intermediari italiani nei due anni dall’entrata in vigore della direttiva. Ma non mancano sanzioni per irregolarità e violazione delle norme
Esma, l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha pubblicato la seconda relazione sulle sanzioni imposte dalle autorità nazionali competenti agli intermediari per violazioni della direttiva MiFID II.
La relazione, che Esma è tenuta a pubblicare annualmente da quando la direttiva è entrata in vigore a gennaio 2018, offre una panoramica del quadro giuridico e delle sanzioni imposte dalle autorità europee dei mercati nel corso del 2019.
Complessivamente, in 15 Stati membri dello Spazio economico europeo (composto da 30 Paesi: i 27 Stati membri Ue a cui si aggiungono Islanda, Liechtenstein e Norvegia, ndr), le Consob dei rispettivi Paesi hanno imposto un totale di 371 tra sanzioni amministrative e misure correttive nel 2019, per un controvalore aggregato di circa 1,82 milioni di euro.
Italia senza macchia
Per quanto riguarda l’Italia, nessuna sanzione amministrativa è stata comminata dalla Consob nel 2019. Tuttavia, una nota a piè di pagina informa che nel periodo di riferimento sono state inflitte 20 multe per un totale di 72.671,44 euro, in seguito a irregolarità relative a disposizioni MiFID (“However, 20 criminal sanctions related to MiFID II were imposed in the reporting period” recita il testo del rapporto, ndr).
Gli altri Paesi che non hanno rilevato violazioni nel 2019 sono Austria, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Malta, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia, Liechtenstein e Islanda.

Fonte: Esma, “Sanctions and measures imposed under MiFID II in 2019”
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Tra i Paesi che hanno comminato sanzioni pecuniarie a intermediari nazionali, la Consob portoghese ha emanato sette provvedimenti per un totale di 750mila euro. La Repubblica Ceca si segnala per un totale di 12 milioni di corone ceche – pari a 470mila euro – riscosse a fronte di 15 provvedimenti.
75 sono le sanzioni inflitte dall’autorità ungherese per un totale di 80 milioni di fiorini, pari a 244mila euro. Mentre 200mila euro è il totale della multa imposta dall’autorità cipriota.
Infine, delle 83 segnalazioni riportate dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier del Lussemburgo, la sanzione di 50mila euro si riferisce a un’unica violazione, dal momento che le altre sono state sanzionate con ingiunzioni che, qualora rettificate dagli intermediari, “non comportano sanzioni amministrative”, precisa Esma.
L’autorità fa inoltre notare che nel confronto tra il 2018 (qui la prima versione del report) e il 2019 si rileva un aumento del numero di Stati membri in cui sono state applicate misure a causa di violazioni della MiFID.
“Ancora in fase iniziale”
Nel report, Esma precisa che dal momento che MiFID II è in vigore da soli due anni, e alla luce del tempo “necessario al dispiegarsi dei processi di sorveglianza, di indagini e di eventuale esecuzione delle delibere”, e considerando anche “le possibili divergenze tra i requisiti del quadro MiFID e la legislazione nazionale”, i dati raccolti nei primi due anni “non consentono ancora di determinare chiare tendenze nell’imposizione di sanzioni e misure, né di fornire la base per statistiche dettagliate o per effettuare confronti tra gli Stati membri”.
Ad esempio, spiega Esma, se un’autorità “ha riferito che nel 2019 non ha imposto sanzioni amministrative” (è il caso dell’Italia), “ciò non significa necessariamente che non abbia intrapreso alcuna misura di attuazione del rispetto delle norme MiFID. Questo perché possono entrare in gioco fattori pratici come il tempo necessario per i processi di vigilanza, dalla fase di istruttoria a quella della conclusione. Ciò potrebbe determinare che i procedimenti intrapresi nel 2019 si spingano oltre la data limite del periodo di riferimento del report, in questo caso il 31 dicembre 2019”, conclude Esma.