BCE: AI, rinnovabili e SIU per salvare l’Europa
Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
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Si alza il livello di guardia sulla stabilità finanziaria dell’Eurozona. Fra shock energetico, alta inflazione e bassa crescita, i rischi sono ulteriormente aumentati, mentre sale anche la probabilità di una recessione tecnica. Sui mercati si corre invece il pericolo di un aumento disordinato dei prezzi degli asset, che potrebbe mettere a repentaglio la tenuta di alcuni fondi di investimento.
Non lascia granché spazio all’ottimismo la Bce nella Financial Stability Review di novembre, puntando i fari anche sul settore finanziario non bancario, dove stanno emergendo “persistenti vulnerabilità” che richiedono “forte attenzione” delle autorità di vigilanza per aumentare la solidità del settore, e gestire disallineamenti di liquidità e leva finanziaria.
Per quanto riguarda i mercati, secondo l’Eurotower il rischio che sta aumentando è quello, nonostante le recenti correzioni, di un aggiustamento disordinato dei prezzi delle attività. Colpa, anche in questo caso, dell’incertezza sulle prospettive di inflazione e tassi di interesse.
Secondo la Bce, infatti, molti fondi di investimento rimangono fortemente esposti a ulteriori perdite di valutazione e di credito. E i più vulnerabili sono quelli con ampi disallineamenti strutturali di liquidità e basse riserve di liquidità sono particolarmente vulnerabili alle dislocazioni del mercato e al deflusso di fondi.
La ridotta liquidità in alcuni mercati finanziari potrebbe anche porre problemi per l’adeguamento dei portafogli o la raccolta di fondi. Aumenta inoltre il rischio di richieste di margini inaspettatamente elevate, “che potrebbero aggravare le dinamiche avverse del mercato se i fondi sono costretti a vendere attività per farvi fronte”.
Nel complesso, tuttavia, per la Bce il sistema bancario dell’Eurozona è ben posizionato per resistere a molti rischi, in parte grazie alle riforme normative e prudenziali dell’ultimo decennio.
Ma anche qui è necessaria cautela, dato il deterioramento delle prospettive economiche e finanziarie, e “politiche macroprudenziali mirate come le riserve di capitale possono contribuire a rafforzare ulteriormente la resilienza del sistema finanziario”. Vi sono segnali incipienti di deterioramento della qualità degli attivi, che potrebbero richiedere accantonamenti più consistenti.

Intanto, secondo l’Eurotower la vulnerabilità di famiglie, imprese e governi più indebitati è in aumento nell’Area e “se le prospettive peggiorano ulteriormente, un aumento della frequenza di default aziendali non può più essere escluso, specie per le imprese energivore”. Per questo i governi sono chiamati ad “assicurare che gli aiuti ai settori vulnerabili siano mirati, e non interferiscano con la normalizzazione della politica monetaria”.
“La politica monetaria deve concentrarsi sulla stabilità dei prezzi – ha infatti sottolineato il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos -. E il contributo principale che possiamo dare è concentrarci sulla convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo: è difficile avere stabilità finanziaria senza stabilità dei prezzi. E il rischio principale, per la stabilità finanziaria come per la crescita, è l’alta inflazione”. “Siamo stati molto chiari sui rischi e le vulnerabilità – ha aggiunto -, ma tutto ciò non deve impedire una normalizzazione” della politica monetaria che tuttora rimane espansiva.
La situazione macro continua a preoccupare anche i gestori di fondi. La Global Fund Manager Survey mensile di Bofa, condotta tra 272 professionisti con 790 miliardi di dollari in gestione, ha infatti rivelato una crescente preoccupazione per il fatto che il prossimo anno recessioni ed episodi di stagflazione perseguiteranno l’economia mondiale.
Ben il 92% dei gestori prevede per il 2023 uno scenario di stagflazione, in cui la crescita continua a rallentare mentre l’inflazione rimane al di sopra della media. Il 77% stima invece la recessione come probabile, mentre, per la prima volta nella storia del sondaggio, sono in maggioranza coloro che si aspettano rendimenti obbligazionari in calo piuttosto che in aumento.
Dal sondaggio emerge anche che un’inflazione persistentemente alta è ancora considerata il maggior rischio di coda per i gestori di fondi e che le due principali operazioni contrarian sono ora l’esposizione lunga sugli Emergenti e il posizionamento corto sul dollaro americano.
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