BCE: AI, rinnovabili e SIU per salvare l’Europa
Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
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No, la Bce non ha intenzione di allinearsi alla Fed e replicare la maxi cura anti inflazione adottata dai colleghi d’Oltreoceano. Ad assicurarlo, all’indomani del meeting Fomc e poche ore prima che la BoE annunciasse un aumento dei tassi di 75 punti base, è stata la stessa presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, ospite alla conferenza ‘Sustainability and Money: Shaping the Economy of the Future’ della banca centrale della Lettonia. “Ogni banca centrale ha il suo mandato e deve perseguirlo – ha spiegato Lagarde -. Dobbiamo valutare le decisioni di politica monetaria della Fed e il loro impatto sul contesto globale, ma non siamo uguali e non possiamo procedere allo stesso ritmo e in base alle stesse diagnosi sulle nostre economie”.
Una presa di distanza che non è certo un segnale di resa di fronte alla corsa dell’inflazione. “Siamo risolutamente concentrati sull’obiettivo della stabilità dei prezzi e lo raggiungeremo”, usando “tutti gli strumenti disponibili”, ha subito chiarito la presidente, specificando che, da sola, una recessione leggera non sarebbe sufficiente ad abbattere i livelli attuali d’inflazione.
Quanto all’economia, Lagarde nello scenario più negativo prevede una recessione tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Ma per quanto riguarda i rischi derivanti dall’azione della Bce, ha ribadito che “ognuno deve svolgere il proprio compito: il nostro è mantenere la stabilità dei prezzi, e quando l’inflazione si allontana dall’obiettivo come adesso, il nostro dovere è domarla”. Le scelte della Bce “non ridurranno in un giorno il prezzo della benzina, che è circa il 40% dell’inflazione, né rimuoveranno gli ostacoli alle catene produttive, ma il nostro compito primario è fermare qualsiasi accomodamento monetario che stimoli la domanda, specie quelli varati durante la pandemia”, ha aggiunto.

Su una linea di estrema cautela si pone Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce, che in contemporanea con l’evento di Riga, aprendo la ‘ECB Money Market Conference’ a Francoforte, ha avvertito che un rialzo dei tassi deve essere calibrato al Pil. La direzione della politica monetaria è chiara, ma “la calibrazione della nostra posizione non deve fare perno su una visione unilaterale dei rischi”: altrimenti la stretta potrebbe “causare troppa volatilità sui mercati e un protratto rallentamento economico oltre quello che è necessario per stabilizzare l’inflazione nel medio termine”, ha avvertito. Insomma, l’Eurotower deve evitare di aumentare i tassi troppo velocemente, perché “potrebbe danneggiare eccessivamente la crescita economica, i prezzi delle case e i mercati finanziari”.
Inoltre, per Panetta, quando il board deciderà di ridurre il portafoglio di bond acquisiti negli ultimi anni è preferibile che opti per “una riduzione controllata, nella quale solo i bond in scadenza oltre un certo livello non vengono reinvestiti, rispetto a vendite condotte attivamente che potrebbero destabilizzare i mercati in un clima finanziario già volatile”. Prima di interrompere completamente i reinvestimenti “dobbiamo assicurarci che i rimborsi dei prestiti Tltro siano stato completamente assorbiti”, ha aggiunto, precisando che, con le banche che verranno indotte al rimborso anticipato dei maxi prestiti, “dobbiamo aspettarci che le condizioni creditizie subiscano una stretta. Quello che dobbiamo evitare, però, è un’interruzione improvvisa del credito all’economia”.
Si confermano però le spaccature interne al board, con i falchi che premono per seguire le orme di Powell. “Una recessione nell’area euro è ormai lo scenario principale, non più quello ‘avverso’, anche se è probabile che sarà breve e moderata”, ha detto a Riga il governatore della banca centrale lettone, Martin Kazacs, ribadendo però che i tassi d’interesse dovranno salire molto di più, anche se i rialzi da tre quarti di punto percentuale decisi a settembre e ottobre non sono “un benchmark permanente”.
E immediatamente è arrivata anche la sponda di Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, secondo cui la banca centrale europea non può esimersi dall’aumentare i tassi d’interesse contro l’inflazione ora che stanno montando le pressioni politiche su Francoforte. Dal banchiere tedesco è infine arrivato anche un avviso per gli Stati meno virtuosi: il Tpi, lo scudo anti-spread annunciato dalla Bce lo scorso luglio, non è uno strumento fatto per finanziare alcuni Paesi.
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