L’indice dei prezzi risale al 2%. Il dato core resta al 2,3%. PMI manifatturiero in lieve ripresa. De Guindos avverte: “L’economia non va bene, un altro taglio non sarà d’aiuto”. E sull’euro forte: “Gestibile fino a 1,20 dollari”
Obiettivo centrato. A giugno, il carovita nell’Eurozona si è attestato al 2%, in aumento rispetto all’1,9% di maggio e perfettamente in linea con il target della Banca centrale europea. Il dato ha rispettato le attese degli economisti e, come previsto, è stato spinto dai rincari dell’energia e dalla persistente inflazione nel settore dei servizi, che continua a rappresentare la principale fonte di pressione al rialzo. Intanto, gli indici PMI dell’Area hanno segnato una piccola ripresa, ma ancora troppo timida per far sperare in un risveglio dell’economia dell’Euro, tanto che lo stesso vicepresidente della BCE, Luis de Guindos, ha messo in guardia su un quadro piuttosto grigio, rimarcando il fatto che un ulteriore taglio dei tassi avrebbe poche possibilità di cambiare la situazione. Per i gestori, diventa quindi sempre più probabile l’ipotesi che l’Eurotower si prenda una pausa il prossimo 24 luglio. La previsione più diffusa è infatti che ci sarà un’ulteriore sforbiciata verso la fine dell’anno e poi inizierà un periodo di tassi stabili prima di possibili aumenti verso la fine del 2026. Guerra commerciale permettendo.
Secondo la stima preliminare di Eurostat, il mese scorso l’indice core, indicatore attentamente monitorato che esclude i prezzi volatili di cibo e carburanti, si è invece mantenuto stabile al 2,3%, sempre in linea con le attese. L’inflazione dei servizi è salita al 3,3% dal 3,2%, mentre i prezzi sono aumentati dello 0,7% su base mensile, sostenendo la tesi dei falchi di Francoforte che il carovita interno rimane alto, riducendo il rischio di ‘undershooting’. Nel frattempo, la BCE ha reso note le attese dei consumatori europei sul carovita per i prossimi dodici mesi, che a maggio sono scese di 0,3 punti percentuali, al 2,8%. In calo anche le stime a tre anni, al 2,4% (-0,1%), mentre a cinque anni lo stesso indicatore risulta fermo da sei mesi al 2,1%. Invariata, infine, anche l’inflazione media percepita negli ultimi dodici mesi, che si attesta al 3,1% per il quarto mese consecutivo.
Manifatturiero in lieve ripresa
Sul fronte dell’attività economica, a giugno sono arrivati piccoli segnali di miglioramento dal settore manifatturiero, che per la prima volta in oltre tre anni ha visto i nuovi ordini smettere di diminuire, suggerendo una timida stabilizzazione del settore. L’indice Hcob PMI manifacturing, elaborato da S&P Global, è aumentato a 49,5 punti, rispetto ai 49,4 di maggio, segnando il massimo da agosto 2022, ma restando comunque al di sotto della soglia dei 50 punti. A livello nazionale, però, si conferma uno “scenario contrastante”.
L’indicatore tedesco in seconda lettura è stato confermato a 49 punti, rispetto ai 48,3 del mese precedente, il valore più alto da agosto 2022. Male invece Francia e Italia. La manifattura francese ha registrato un calo a 48,1 punti dai precedenti 49,8, peggio delle attese. L’indice di Parigi, sottolinea una nota di Hcob, è al di sotto della “soglia dei 50 punti da 29 mesi consecutivi, segnalando un periodo prolungato di deterioramento delle condizioni economiche”. Anche nel nostro Paese il PMI manifatturiero è diminuito ancora, attestandosi a 48,4 punti, da 49,2, al di sotto delle attese degli analisti. Continua invece a correre la Spagna, dove il settore è cresciuto a quota 51,4, da 50,5 di maggio, “sostenuto da un solido aumento della produzione”.
De Guindos: euro forte gestibile fino a 1,20 dollari
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea
“L’economia non va bene. Il tasso di crescita dell’Area euro sarà inferiore all’1% nel 2025 e leggermente superiore nel 2026. Ritengo che i rischi siano chiaramente orientati al ribasso”, ha detto de Guindos a Bloomberg Tv a margine dei lavori del Forum BCE a Sintra, spiegando come l’elevata incertezza stia danneggiando l’economia. “Vediamo che gli investimenti sono piatti e anche i consumi non stanno recuperando. Riteniamo che nel secondo e nel terzo trimestre i tassi di crescita saranno molto più vicini allo zero. Questa è la situazione, ma un ulteriore taglio dei tassi di interesse non aiuterà a migliorare l’economia”, ha aggiunto. Il banchiere centrale ha anche toccato il tema dell’euro forte, chiarendo che Francoforte può gestire un apprezzamento sul dollaro fino a 1,20 dollari, ma che al di sopra di questa soglia sarebbe “molto più complicato”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Alla luce di tutto questo, analisti e gestori sono sempre più convinti che la BCE resterà prudente. “La stabilità dell’inflazione core sembra indicare l’assenza di cambiamenti significativi nelle dinamiche dei prezzi sottostanti, almeno per il momento”, osserva Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui i mercati energetici restano un fattore di rischio.“Dopo la brusca risalita di giugno, causata dalle tensioni geopolitiche, i prezzi hanno subito un rallentamento con la recente tregua in Medio Oriente, ma il rischio di nuove scosse sui mercati dell’energia è ancora attuale e potrebbe complicare lo scenario inflazionistico nei prossimi mesi”, avverte. Flax fa quindi notare come, con il carovita vicino al livello target e in mancanza di particolari sorprese dai dati core, gli analisti di aspettino che la BCE mantenga i tassi invariati nel corso della riunione di luglio. “L’attenzione dei mercati è già rivolta a settembre, quando l’andamento dell’inflazione potrebbe portare a una svolta nella politica monetaria”, afferma. Per Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, al di là dei dati odierni, “l’inflazione di fondo si può stabilizzare in modo duraturo su un percorso coerente con l’obiettivo del 2%”.
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