Dal rischio geopolitico alla politica fiscale espansiva, fino al risveglio europeo: tre visioni per orientarsi nel cambiamento economico globale
Erich Stock, country head Italia di Wellington Management
In un mondo sempre più instabile, con fattori destabilizzanti che vanno da guerre e fratture geopolitiche a inflazione persistente, gli investitori si trovano di fronte a un cambio d’epoca. A delinearlo, nel corso di un evento organizzato da Wellington Management a Milano e introdotto dal country head Italia Erich Stock, country head Italia, sono stati alcuni esperti della società che hanno portato tre sguardi diversi: geopolitico, macroeconomico e regionale. Tre punti di vista che convergono tutti su un aspetto: la globalizzazione lineare è finita. E la sicurezza, in tutte le sue forme, è diventata la nuova priorità economica.
Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management
“Siete pronti per il nuovo disordine mondiale?”, esordisce il geopolitical strategist Thomas Mucha, spiegando come la crescente instabilità globale derivi da un processo di lungo periodo. “Lasciatemi iniziare con quello che ritengo sia l’aspetto più importante del perché il mondo oggi sembra così instabile. È dovuto al ciclo geopolitico”. Secondo Mucha, i grandi ordini mondiali durano in media dagli ottanta ai cento anni. “Purtroppo, circa sei settimane fa, abbiamo raggiunto l’80° anniversario dell’attuale ciclo geopolitico. Ci stiamo muovendo verso qualcos’altro”. Un nuovo ordine ancora in costruzione, ma già segnato da tensioni diffuse: “Ci sono 63 conflitti attivi in tutto il mondo. È il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale”. La conseguenza, per gli investitori, è una ridefinizione radicale delle priorità. “I decisori politici di tutto il mondo si stanno concentrando maggiormente sulla sicurezza nazionale e meno sull’efficienza economica”, osserva Mucha. La globalizzazione lascia così spazio a una fase di protezionismo, autonomia industriale e difesa strategica. “C’è una maggiore accettazione di un’inflazione più elevata e di una crescita più bassa”. Il suo messaggio è netto: la sicurezza è la nuova moneta politica. Non solo quella militare (con “dieci anni consecutivi di aumenti della spesa per la difesa globale, ora al massimo storico”) ma anche quella tecnologica e climatica. “Tutti quelli con cui parlo credono che il Paese che arriverà per primo all’intelligenza artificiale avrà un vantaggio significativo in questa lunga competizione tra grandi potenze”. Per Mucha, dunque, il mondo sta entrando in una fase in cui “la difesa, la resilienza climatica e l’innovazione tecnologica” rappresentano non solo strumenti di sicurezza, ma veri e propri motori d’investimento. “È un contesto impegnativo, ma anche un’epoca interessante. Vedremo vincitori e vinti, ma anche nuove opportunità”.
Compromesso tra crescita e inflazione
John Butler, head of macro strategy di Wellington Management
A raccogliere il filo macroeconomico è poi John Butler, head of macro strategy, che descrive un’economia mondiale ormai lontana dai vecchi equilibri. “L’incertezza, purtroppo, è qui per restare”, afferma. “Ciò che sta cambiando radicalmente nelle economie e nei mercati sono due cose che abbiamo dato per scontate negli ultimi 30 anni”. La prima è la globalizzazione. “Eravamo abituati a un mondo integrato. Ora il mondo sta diventando sempre più frammentato”. La seconda è il ruolo dello Stato. “Non importa dove ci si trovi nello spettro politico: di fatto, tutti dicono la stessa cosa. Maggiori stimoli fiscali”. Per Butler, questo segna la fine dell’era dell’espansione senza costi. “Non ci sono più pasti gratis”, ammonisce. “Abbiamo trascorso 30 anni in una fase di crescita senza inflazione. Ora c’è una scelta tra il grado di crescita e il grado di inflazione”. La combinazione tra politiche fiscali espansive, vincoli all’offerta e preferenze elettorali per la protezione sociale produce un contesto più volatile. “Ogni Paese permetterà al proprio deficit di ampliarsi per attenuare il colpo di qualsiasi minaccia di recessione”, spiega Butler, parlando di “predominio fiscale”. E questo avviene mentre la quantità di denaro nel sistema globale è ancora enorme. Il risultato, secondo Butler, sarà un aumento della crescita nominale, accompagnato da un’inflazione più persistente. “Il risultato più probabile nei prossimi dodici mesi non è una perdita di dollari. È un boom. Un boom inflazionistico”. Una prospettiva che apre spazi alle azioni e alle strategie dinamiche, ma che impone anche cautela: “le banche centrali non hanno più un’ancora. Sono politicizzate”.
Nicolas Wylenzek, macro strategist di Wellington Management
In un contesto globale segnato da tensioni e inflazione, il macro strategist Nicolas Wylenzek intravede per l’Europa una possibilità di riscatto. “È un momento molto entusiasmante per essere un investitore attivo nel Vecchio continente”, afferma. “L’Europa sta attraversando un importante cambio di regime che sta per essere accompagnato da una ripresa interna ciclica”. Per anni, il continente è stato sinonimo di stagnazione: bassa crescita, tassi negativi e aziende votate all’export globale. “Ma la de-globalizzazione è in atto”, sottolinea Wylenzek. “Sta diventando molto più difficile commerciare e molto più arduo espandersi a livello globale”. Questo spinge i Paesi del blocco verso un modello diverso: più spesa pubblica, maggiore sicurezza industriale e ritorno a tassi positivi. “La politica fiscale sarà un importante motore di crescita”, osserva. “Una baluardo dell’austerità come la Germania spende più che può e il più velocemente possibile”. Al tempo stesso, “la sicurezza nazionale e la sicurezza energetica stanno diventando una parte davvero importante della politica europea”. Per Wylenzek, si tratta del preludio a una nuova leadership economica. Banche, società cicliche, titoli legati alla domanda domestica e alla transizione energetica tornano centrali. E la difesa, finora trainata dalle emergenze geopolitiche, “diventerà anche uno strumento di stimolo fiscale”. A questo si aggiunge “la transizione energetica, che in Europa non è solo un tema ambientale ma anche di indipendenza e sicurezza”. Wylenzek chiude con una riflessione che vale da bussola per gli investitori: il Vecchio continente “sta vivendo una trasformazione strutturale: più fiscalità, più intervento politico, più rotazione dei mercati. È il momento di investire attivamente”, conclude.
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