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Elementi in comune e differenzianti delle due tipologie di prodotto dell’universo passivo. Tutti i dettagli e perché è importante conoscerli
Fondi indicizzati o ETF?
La risposta a questa domanda dipende dalla strategia d’investimento scelta e dal periodo di detenzione previsto. È spesso consigliabile detenere in portafoglio una combinazione di ETF e di fondi indicizzati. Un primo criterio di scelta tra i due prodotti indicizzati è la negoziabilità. Se l’investitore ha necessità di svolgere operazioni infragiornaliere, allora l’ETF fa a caso suo. Questo, infatti, è uno strumento quotato sulle borse valori, la cui liquidità negli scambi è garantita dai market maker e gli agenti di calcolo ne determinano costantemente il valore indicativo del patrimonio netto (NAV). Le quote dei fondi indicizzati, invece, possono essere acqui- state/vendute solo direttamente dal/al fornitore del fondo al loro valore netto d’inventario (NAV), una volta al giorno. Inoltre, quando gli investitori acquistano o vendono quote di fondi indicizzati, sostengo- no costi di transazione che sono inclusi nella NAV del fondo con il cosiddetto meccanismo dello swing pricing, a tutela del rischio di diluizione. A parità di asset class e/o di benchmark che il veicolo intende replicare, un altro elemento da valutare è il Total Cost of Ownership, cioè il costo complessivo annuo sostenuto da un investitore nell’ipotesi di acquistare lo strumento, detenerlo per un anno e poi venderlo.
Questo è caratterizzato da tre elementi:
- costo di acquisto che è approssimabile alla metà del differenziale tra il bid/ask spread;
- TER (Total Exense Ratio) dato dai costi di gestione del ETF o del fondo più gli oneri accessori come quelli amministrativi o legali del
- costi di Il processo di dismissione dell’investimento comporta degli oneri assimilabili a quelli di acquisto.
Mentre i TER di fondi ed ETF sono facilmente consultabili dai prospetti, i costi di acquisto o vendita sono invece approssimabili dai Bid/Ask spread nel caso degli ETF e dagli swing factors nel caso dei fondi che applicano lo swing pricing. Tuttavia, dato che i bid/ask spread che sono visibili su providers come Bloomberg e Reuters sono solo indicativi e possono differire a seconda dell’ammontare che si intende negoziare o a seconda del momento della giornata, gli swing factors dei fondi indicizza- ti sono generalmente certi e noti in anticipo.
Un ulteriore distinzione deriva dal fatto che gli ETF possono essere sia a replica fisica che sintetica, mentre i fondi indicizzati seguono solo il primo modello. Questo implica che per gli ETF a replica sintetica, a fronte di minori costi di transazione e un eventuale minor impatto fiscale della doppia imposizione sui dividendi si hanno però swap spreads e rischi della controparte con cui si stipula il contratto derivato. Infine, mentre gli ETF sono più numerosi, se ne calcolano infatti circa 6000 quotati nel mondo, i fondi indicizzati sono decisamente di meno, ma hanno la possibilità di offrire diverse classi per lo stesso veicolo, garantendo le medesime caratteristiche di negoziabilità e costi di transazione, potendo variare le condizioni commissionali.

Rischi
■ Il fondo non offre alcuna protezione del capitale.
■ Gli investitori possono perdere una parte o la totalità del capitale che investono. Gli investimenti del fondo sono soggetti alle fluttuazioni del mercato.
■ L’obiettivo dell’ETF è replicare l’indice di riferimento, pertanto la sua performance non supererà mai in modo significativo quella del benchmark.
■ Le quote sono soggette a rischi specifici connessi al mercato, al settore e all’impresa che possono dare luogo a fluttuazioni dei prezzi.
■ L’indice sovrappesa le società che hanno un rating MSCI ESG superiore alla media o che presenta una tendenza positiva, ma applica anche altri parametri. Non vi è alcuna garanzia che il portafoglio raggiungerà punteggi superiori alla media per tutti i criteri ESG.
ESG è l’acronimo di Environmental, Socialand Governance (ambiente, società e governance) Fonte: Credit Suisse, se non altrimenti specificato.
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