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Nel 2020 le controversie sono state 31.000: +49%. Ma oltre la metà sono legate alla cessione del quinto dopo la sentenza Lexitor. Rimborsi medi in calo a 2.000 euro
Impennata nel 2020 dei ricorsi all’Arbitro bancario e finanziario che hanno segnato un aumento del 40% arrivando a sfiorare quota 31.000. A trainare la crescita, secondo quanto emerge dalla relazione, è stato il deciso aumento dei contenziosi in materia di estinzione anticipata dei finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio, connessi con la sentenza della Corte di giustizia europea sul caso Lexitor. Questi ricorsi, che assorbono il 55% del contenzioso, sono infatti aumentati del 61%. In netto aumento, poi anche i ricorsi in tema di buoni fruttiferi postali.
Il bilancio è quindi di oltre 22 milioni di euro restituiti alla clientela per le decisioni dell’Arbitro Bancario e finanziario. Un importo inferiore ai 27 milioni di euro stabiliti dai collegi a causa dei dissensi sulle pronunce in materia di cessione del quinto e Buoni postali da parte dei soggetti finanziari che hanno richiesto una valutazione da parte dell’autorità giudiziaria. Il tasso di adesione alle decisioni Abf (83%) è così diminuito, ma, al netto degli inadempimenti in tali materie, è prossimo al 98%.
Sempre stando al rapporto, tra il 2019 e il 2020 l’importo medio riconosciuto alla clientela nei ricorsi presentati all’Arbitro Bancari e finanziario è passato da 2.400 euro a circa 2.000 euro (1.900 per i consumatori e 6.600 per i non consumatori). Dall’analisi del contenzioso per tipologia di intermediario è emerso anche che le banche di credito cooperativo detengono la quota di soccombenza più bassa, mentre le società finanziarie quella più alta.
Le regioni del Centro e del Sud si sono caratterizzate per un numero di controversie in rapporto al numero di abitanti più elevato rispetto a quelle del Nord. L’aumento dei ricorsi ha interessato tutti i collegi: quelli di Roma e Milano hanno ricevuto il maggior numero di istanze. I ricorsi sono stati avanzati in prevalenza da uomini (64%) con una distribuzione per genere diversa tra le regioni. Il contenzioso in materia di cessione del quinto dello stipendio è stato presentato per circa i due terzi da uomini, mentre quello in materia di bancomat, depositi a risparmio e Buoni fruttiferi postali nel 50% circa dei casi è stato avanzato da donne.
La maggioranza dei ricorsi, continua la relazione, ha continuato a essere presentata con l’assistenza di avvocati o altri professionisti: 65% nel 2020 in aumento di 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il dato ha però risentito dell’aumento e dell’elevata incidenza dei ricorsi in materia di cessione del quinto caratterizzati per la quasi totalità dalla presenza di un rappresentante.
Per quanto riguarda la tipologia di intermediari coinvolti nelle controversie i ricorsi nei confronti di banche con forma giuridica di società per azioni hanno costituito la quota prevalente, in aumento di oltre 4 punti percentuali (57,7%) rispetto al 2019; in lieve calo i ricorsi contro società finanziarie (19,6%), mentre sono rimasti stabili i ricorsi presentati contro Poste Italiane spa (16,5%).
Tornando alla sentenza della Corte di giustizia europea sul caso Lexitor, in particolare dalla relazione emerge come “sulle controversie in materia di cessione del quinto dello stipendio o della pensione ha influito appunto la sentenza dell’11 settembre 2019”. In quel caso la Corte ha stabilito che, in caso di estinzione anticipata dei contratti di credito al consumo, gli intermediari devono restituire alla clientela, in base alla durata residua del contratto, anche costi che in precedenza non erano stati oggetto di rimborso. Dopo la sentenza, nel dicembre 2019, la Banca d’Italia ha chiesto alle banche un allineamento dei contratti futuri e di quelli in essere ai principi stabiliti dalla sentenza Lexitor.
L’Abf si è espressa sull’applicabilità immediata e retroattiva della sentenza ma diversi operatori bancari e finanziari hanno dichiarato di non volere adempiere alle decisioni, non condividendo quanto stabilito dai Collegi. In alcuni casi la questione è stata sottoposta all’Autorità giudiziaria “che su questo tema non ha tuttora assunto una posizione uniforme” viene sottolineato nella relazione. Nel 2020 gli intermediari maggiormente inadempienti sulla materia sono stati Istituto bancario del lavoro (Ibl), Intesa Sanpaolo, Pitagora, Futuro2 e Bibanca, che complessivamente rappresentavano il 75% degli inadempimenti.
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