BCE: AI, rinnovabili e SIU per salvare l’Europa
Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
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Prima le parole della presidente, Christine Lagarde, che pur ribadendo il percorso restrittivo sono state lette dagli investitori come più morbide. Ora quelle di Philip Lane, capo economista della Bce e massimo esponente della squadra delle colombe, che rendono ancora più improbabile un altro maxi rialzo dei tassi da 75 punti base il prossimo 15 dicembre.
“A dicembre vareremo un altro rialzo di dimensioni tali da continuare i progressi verso il livello necessario, non credo che sarà l’ultimo rialzo”, ha premesso Lane in un’intervista a Market News, chiarendo però che “uno dei presupporti per considerare un aumento molto consistente, come 75 punti base, non c’è più”.
“Dovremo guardare alle prospettive d’inflazione che abbiamo a dicembre e considerare che ora siamo in una situazione diversa, e riconoscere anche che ci sono dei ritardi nel processo di trasmissione” degli aumenti di tassi, ha spiegato Lane, che si è anche soffermato sul quantitative tightening, ossia il pian per cominciare a diminuire l’esposizione della Bce ai bond acquistati negli anni. A dicembre “definiremo una roadmap, i principi generali” che poi si tradurranno in un piano più preciso che consentirà al portafoglio App di diminuire a un certo ritmo nei prossimi mesi”, ha chiarito.
Intanto, l’Ocse certifica la frenata dell’economia nel terzo trimestre del 2022. Secondo l’organizzazione parigina che riunisce i 38 Paesi industrializzati, il Pil dell’area continua ad avanzare con il freno tirato: nel periodo luglio-settembre la crescita è stata dello 0,4% dopo +0,5% nel precedente, portando la variazione dal periodo pre-Covid (quarto trimestre 2019) a +3,7%.
Nel G7, che a sua volta segna un aumento del Pil dello 0,4%, spiccano in positivo gli Stati Uniti con +0,6%, dopo due trimestri consecutivi di flessione (-0,1% nel secondo e -0,4% nel primo trimestre). Meglio fa anche la Germania, che registra +0,3% dopo +0,1%. Rallentano, invece, sia l’Italia (+0,5% dopo il brillante +1,1% del secondo trimestre), la Francia (+0,2% dopo +0,5%) e il Canada (+0,4% dopo +0,8%) e vanno in retromarcia il Regno Unito (-0,2% dopo +0,2%) e il Giappone (-0,3% dopo +1,1%). Nel complesso dell’Ue si registra una espansione del Pil dello 0,2% (da +0,7%), mentre nell’Area euro un aumento dello 0,2% (da +0,8%).
Le previsioni più preoccupanti arrivano però da un report di Goldman Sachs. Gli analisti della banca d’investimento Usa hanno infatti messo nero su bianco che la fase orso del mercato azionario globale non è finita, anzi. I mercati devono infatti ancora registrare il punto più basso del ritmo di deterioramento della crescita globale, un picco dei tassi di interesse e valutazioni ridotte che riflettano una probabile recessione. Gli investitori, si legge, inizieranno a prezzare le aspettative di un bull market “a un certo punto nel 2023, ma da un livello più basso”.
Dunque, per Goldman Sachs, i rendimenti raggiungeranno un valore “relativamente basso” del 6% fino alla fine del 2023, con gli investitori concentrati sul percorso di inasprimento della politica monetaria e sul conseguente impatto su crescita e utili. “Continuiamo a pensare che il percorso a breve termine dei mercati azionari sarà probabilmente volatile e in discesa prima di raggiungere un minimo finale nel 2023”, si legge nel report.
Stando alle previsioni, l’indice S&P 500 si attesterà intorno ai 4.000 punti verso la fine del prossimo anno, con un aumento inferiore all’1% rispetto ai livelli attuali, dal momento che non si attende alcuna crescita degli utili. Inoltre, nel 2023 gli utili dei componenti dell’indice paneuropeo STOXX 600 scenderanno dell’8%, mentre il Topix giapponese e l’indice Msci Asia-Pacific ex-Japan dovrebbero salire del 3%.
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