Al convegno inaugurale Anasf di Consulentia19 Bologna emerge tutto il valore etico di una professione “trasparente”
Stefano Zamagni
“Fiducia viene da “Fides”, che in latino significa corda, la corda del liuto che doveva essere molto tesa per suonare. E’ definizione efficace perché la fiducia non è un vago sentimento. E’ una corda: se sono legato a te, mi fido di te e viceversa. Mi piace pensare ai consulenti finanziari come fossero dei cordai, dei costruttori di corda: agendo come intermediari tra le società e i risparmiatori, avete la possibilità di riallacciare le corde della fiducia che negli ultimi decenni sono state tagliate. Dovete pretendere il riconoscimento della vostra professionalità in ambito etico, civile, anche politico”.
E’ l’esortazione che Stefano Zamagni, economista, professore di economia politica all’università di Bologna rivolge alla platea di advisor finanziari riuniti a Bologna in occasione di Consulentia19.
Il ruolo del consulente finanziario, professionista del risparmio e vettore di educazione finanziaria dei cittadini, può e dunque deve collocarsi in una dimensione etica. Riflette Zamagni: “Dopo la crisi si è diffuso il convincimento che la finanza sia un male, che vada sottoposta a controlli dirigistici. Si è sottovalutato il fondamento etico dell’attività finanziaria. I furbetti hanno pensato che non ci fosse bisogno di fare etica, ma che bastasse porre al centro la massimizzazione dei rendimenti”.
Il professore cita l’economista americano Albert Carr, che in un paper provocatorio domandava agli operatori: “Per fare attività finanziaria bisogna fregare?”. La finanza, osserva Zamagni parafrasando il pensiero di Carr, “è come il poker: così come nel gioco si ha interesse a non essere trasparente per vincere la partita, allo stesso modo nell’attività finanziaria il banchiere, il trader, il consulente non è portato a dire la verità, perché se lo fa non massimizza la sua funzione di utilità. E’ la tesi della ‘doppia moralità’ che distingue tra moralità degli affari finanziari e moralità della vita reale”, spiega l’accademico.
Ma se vogliamo che la finanza “torni allo splendore degli antichi tempi, quando era considerata una delle possibili strade per la redistribuzione della ricchezza a scopi sociali, bisogna rimettere a posto il suo fondamento etico”, esorta Zamagni. “I consulenti per primi devono esprimere capacità propositiva: è una grande opportunità, che deve riempirvi il cuore di gioia”.
Un ruolo strategico
Maurizio Bufi
Il consulente “ha un ruolo sociale, oltre che economico”, conviene il presidente di Anasf Maurizio Bufi. “Il nostro è un ruolo delicato, sensibile, strategico che impatta sulle persone, prima che sulle cose. E la responsabilità va di pari passo con la fiducia e le competenze”.
Eppure le sfide di un mestiere la cui importanza, forse, non è compresa fino in fondo, sono sotto gli occhi di tutti: gli italiani lasciano 1.400 miliardi nei conti correnti. E’ un problema di fiducia? Di cos’altro c’è bisogno? “Educazione, competenze, un quadro regolatorio in evoluzione grazie a MiFID II: servono tutte queste cose”, spiega Bufi. “La nostra non è attività facile, molto fa la cornice all’interno della quale si svolge la professione. Ma è un tema anche di consapevolezza di ruolo: non si può fare consulenza senza le basi di competenze richieste da mercati e legislatore”.
Anna Genovese
Proprio le competenze degli operatori costituiscono uno dei centri focali dell’azione di Consob. Come ricorda Anna Genovese, commissario Consob: “L’Italia ha bassa competenza finanziaria a livello di famiglie e investitori. Nel rapporto per il 2019 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane che pubblicheremo a breve, questo dato è confermato: le conoscenze dei risparmiatori sono ancora bassissime”.
Ecco che la componente di fiducia diventa la chiave della relazione tra cliente e consulente. E secondo Genovese è fondamentale che i consulenti contribuiscano all’attività di educazione finanziaria sul campo, per mettere il risparmiatore nelle condizioni di fare scelte consapevoli. La possibilità di orientare e valorizzare la propensione sociale dei consulenti di non tradire il cliente e anzi di attrezzarlo ad affrontare le delicate sfide del risparmio e della finanza è qualcosa su cui vale la pena puntare sempre di più”.
Eppure il patto tra risparmiatori e sistema economico ” si è rotto, o quantomeno è gravemente compromesso” afferma Mauro Meazza, caporedattore centrale de Il Sole24Ore. La corda di cui parla il professore Zamagni “si è lesionata. Va riannodata con una difficilissima operazione del recupero della fiducia del pubblico. Bisogna riscrivere il patto, dire e far capire che operatori finanziari sono dalla stessa parte dei cittadini. Anche noi giornalisti possiamo fare tanto. Le reticenze cominciano con i comunicatori di professione, e si riverberano sul grande pubblico”, aggiunge Meazza.
Il risparmio “ha insomma una valenza sociale, e il settore vive perché dietro ci sono gli uomini” ricorda Fabrizio Antolini, presidente del corso studi di economia Università di Teramo e presidente eletto della società italiana di scienze del turismo. “L’economia è al servizio dell’uomo, ma ce lo siamo dimenticati. Oggi sembra che sia viceversa. Dire la verità vuol dire avere il coraggio di prendersi responsabilità. L’etica non è sempre riflessa nel prodotto interno lordo”.
Rendiconti e remunerazione: attenzione a non confondere le idee
Dalla platea sono arrivate domande sul report costi ex-post: come spiegarli ai clienti, e in modo trasparente? “La trasparenza è un’attività della cui bontà non possiamo non essere convinti”, puntualizza Bufi. “Ecco perché i tre concetti su cui abbiamo incardinato la nostra azione sono etica, competenze e – diciamolo – la naturale conseguenza di tutto ciò: un’equa remunerazione”, che altro non è se non “il precipitato di una serie di azioni, ragion per cui deve essere adeguata al mestiere che si svolge e alle responsabilità degli operatori”.
Cosa viene chiesto ogni giorno al consulente? “Di rispettare una cornice normativa e regolamentare sempre più invasiva e penetrante”, risponde Bufi. Che prosegue: “Di assumere una condotta e sensibilità etica che 20 anni fa non esisteva. Di rispondere alla sfida tecnologica e alla consulenza che da finanziaria passa a patrimoniale. Ai consulenti si chiede anche di avere le capacità relazionali per entrare in empatia con il cliente. Ovviamente ci facciamo carico, ma chiediamo qualcosa in più e ci sembra giusto che la professione sia adeguatamente remunerata”.
Sul tema delle remunerazioni Genovese (Consob) sottolinea che i soggetti che si avvalgono della rete distributiva “devono seguire delle regole che attengono alla verifica della robustezza delle pratiche, che non ci siano incentivi che allontanano il consulente dall’obiettivo principale di seguire il cliente sempre ponendo al centro i suoi interessi”. Mentre Meazza riflette sull’abitudine dell’uomo contemporaneo alla disintermediazione diffusa in molti ambiti, come viaggi e informazione. “Col risultato che poi siamo preda di fake news e viaggi fantasma. Forse non tutto quello che possiamo disintermediare è un progresso”, riflette Mazza. “La disintermediazione resa possibile dalla tecnologia ci serve per eliminare qualcosa di ripetitivo, ma non possiamo esimerci dall’appoggiarci a qualcuno che sa fare il suo lavoro. E il lavoro – da che mondo è mondo – viene pagato”.
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