Il ceo di JP Morgan, intervistato dalla Cnbc, legge i segnali di indebolimento come un campanello d’allarme ma non un preludio al crollo. Profitti aziendali solidi e consumi resilienti bilanciano le incertezze del lavoro, mentre i tagli Fed in arrivo avranno impatto limitato
Jamie Dimon, ceo di J.P. Morgan
Segnali di rallentamento sì, ma niente recessione all’orizzonte. È questa l’ultima lettura sull’andamento della crescita americana. A offrirla niente meno che Jamie Dimon, il ceo di JP Morgan, intercettato dalla Cnbc a margine dell’evento con cui la prima banca d’affari del mondo ha inaugurato il 9 settembre la sua nuova sede di Manhattan. Un intervento, quello del guru, che ha dunque escluso scenari catastrofici per la locomotiva USA ma senza rinunciare a porre l’attenzione sull’andamento preoccupante del mercato occupazionale e sulla situazione delicata in cui versa la Federal Reserve. Il tutto mentre si fa strada una convinzione: solo con l’IA si potrà affrontare la complessità dei dati oggi disponibili e continuare a sviluppare previsioni economiche accurate.
A preoccupare il banchiere è stata soprattutto il ricalcolo dei dati sull’occupazione non agricola, che ha cancellato quasi un milione di posti rispetto alla rilevazione precedente e si è imposto come la revisione più ampia degli ultimi 20 anni per il Dipartimento del lavoro. “Non so sia il preludio di una recessione in arrivo oppure solo un segnale di rallentamento della crescita”, ha spiegato, “ma non v’è dubbio che il consumatore a stelle e strisce ne esca indebolito”. Un contraccolpo che, secondo Dimon, intaccherà però solo relativamente la capacità di spese dei cittadini in quanto avvertito in maniera diversa a seconda del reddito. Allo stesso tempo, ha osservato il ceo per aggiungere un’altra nota positiva, i profitti delle aziende si confermano elevati.
Fed e tassi: un aiuto limitato
Dimon ha gettato lo sguardo anche alla tanto attesa riunione della Federal Reserve, che continua a subire le ingerenze di Donald Trump mentre è chiamata a interpretare dati macro sempre più contradditori. Quella che ne è emersa appare una view in chiaroscuro: “Powell e colleghi potrebbero muoversi verso nuovi tagli dei tassi già nella riunione di settembre, ma non credo che questa decisione avrà grandi effetti sull’economia”. Una considerazione dalla quale emerge lo scetticismo pragmatico del guru, che ha invitato gli investitori a guardare oltre il breve termine e a non sopravvalutare gli strumenti di politica monetaria in un contesto tanto complesso.
L’intervento di Dimon si è soffermato anche quello che inizia a diventare un problema non trascurabile per analisti, economisti e policymaker: i limiti degli attuali modelli previsionali di fronte alla necessità di analizzare una mole di input sempre più grande e diversificata. “Ogni giorno riceviamo una quantità innumerevole informazioni da istituzioni ed enti non governativi”, ha chiarito, “ma risulta difficile capire dove andrà l’economia sulla base di dati retrospettivi”. Ecco allora che, dal suo punto di vista, la soluzione per il futuro potrebbe consistere nella tecnologia: “Forse, un giorno, l’intelligenza artificiale ci aiuterà a superare questo ostacolo”.
La voce dei guru
L’approccio prudente di Dimon si unisce al coro dei tanti big di Wall Street che hanno lanciato moniti sull’economia e sulla politica americana. Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, ha recentemente messo in guardia sul rischio di una deriva autocratica e sulla fragilità dei Treasury. Larry Fink, ceo di BlackRock, ha insistito sulla centralità della transizione energetica come fattore di rischio e opportunità per i mercati. E Mohamed El-Erian, presidente di Queens’ College ma anche advisor di Allianz, ha più volte avvertito sul pericolo di una ‘nuova normalità’ caratterizzata da crescita debole e inflazione strutturalmente più alta. In questo contesto, la voce del numero uno di JP Morgan si distingue per il suo pragmatismo: nessuna previsione apocalittica ma la certezza che l’economia USA stia rallentando e che la vera sfida, per mercati e istituzioni, sarà interpretare correttamente dati che raccontano una realtà sempre più sfaccettata.
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Nella lettera agli investitori, la founder di Ark Invest lega la rivoluzione tech a una fase di accelerazione della crescita. La previsione è estrema: Pil reale globale oltre il 7%, tassi più alti, inflazione in calo e petrolio a 35 dollari. “Equity e Bitcoin al posto del 60-40”
Il guru macro mette in discussione uno dei presupposti su cui si sono concentrate le aspettative di Wall Street: che la politica monetaria americana sia sufficientemente restrittiva da giustificare nuovi tagli. A suo avviso, basta guardare ai prezzi degli asset per dubitarne
Con il decennale ai massimi dall’ottobre 2023 e il trentennale salito al 5,25%, il ‛Re dei bond’ vede ancora vulnerabilità nei governativi a lunga scadenza. E avverte Warsh: un mancato rialzo dei tassi a settembre potrebbe alimentare nuove vendite
Il primo intervento del nuovo presidente della banca centrale USA a Jackson Hole convince il chief economic adviser di Allianz. Promossa la scelta di abbandonare la forward guidance e soprattutto la riflessione sulle trasformazioni strutturali dell’economia
Il fondatore del noto hedge fund Greenlight Capital teme che Wall Street stia sottovalutando i rischi geopolitici e macroeconomici. Largo a un approccio difensivo, anche a costo di rinunciare a una parte dei nuovi rialzi
Il numero uno di J.P. Morgan ritiene che gli investitori stiano ignorando i rischi legati a geopolitica, deficit USA e valutazioni elevate. Per questo evita azioni e bond. Prudenza anche sull’intelligenza artificiale: “Non è detto che i vincitori di oggi siano quelli di domani”
Per l’economista, la trasformazione portata dall’AI richiederà più capitale del previsto. E con rendimenti obbligazionari destinati a restare elevati, gli investitori dovranno individuare i futuri leader della tecnologia. Ma gli USA manterranno un vantaggio strutturale
Per la ceo e fondatrice di Ark Invest, considerata una pioniera degli investimenti in tecnologia, i recenti cali del settore faranno bene al mercato dell’AI. E non c’è da temere nessuna bolla. Dalla blockchain alla sanità, ecco dove si nascondono le prossime opportunità
Per il ceo di J.P. Morgan, il rally delle Borse sarà ancora sostenuto dall’economia USA e dagli investimenti nell’AI. Ma sul lungo periodo, gli effetti degli shock che si stanno verificando nel mondo sono sottovalutati. “Una correzione? Prima o poi anche il ciclo più solido finisce”. E agli investitori serve più cautela
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