4 min
Il numero uno di J.P. Morgan ritiene che gli investitori stiano ignorando i rischi legati a geopolitica, deficit USA e valutazioni elevate. Per questo evita azioni e bond. Prudenza anche sull’intelligenza artificiale: “Non è detto che i vincitori di oggi siano quelli di domani”
La solidità mostrata finora dall’economia americana e il rally dei mercati finanziari non offrono sufficienti garanzie. È questo il messaggio lanciato da Jamie Dimon, secondo cui gli investitori stanno sottovalutando una serie di rischi destinati a pesare sull’economia globale. Nel corso di una lunga intervista rilascia alla CNBC, il ceo di J.P Morgan Chase ha infatti richiamato l’attenzione su fattori come tensioni geopolitiche e squilibri fiscali o anche valutazioni troppo ottimistiche. Un mix di variabili che lo dissuadono dall’acquistare sia azioni sia Treasury statunitensi a lunga scadenza.
📰 Leggi anche “Jamie Dimon: i mercati sottovalutano il rischio tassi“
Geopolitica e deficit, i rischi ignorati dal mercato
Secondo Dimon, la prima distorsione è legata al fatto che i mercati non stanno incorporando pienamente un contesto internazionale sempre più complesso. Tra i principali fattori di rischio il banchiere cita le guerre in Ucraina e Medio Oriente, la crescente rivalità strategica USA-Cina e l’aumento della spesa militare in una fase in cui molti Paesi continuano ad accumulare deficit pubblici elevati. “Credo che questi rischi siano probabilmente più grandi di quanto ritengano altre persone”, ha affermato. Pur riconoscendo che una parte delle incertezze possa già essere riflessa nelle quotazioni, il numero uno di J.P. Morgan ha poi sottolineato come il vero elemento imprevedibile riguardi gli sviluppi futuri: “È possibile che qualcosa sia già scontato, ma quello che non è scontato è ciò che accadrà realmente”.
Mercati resilienti, ma il punto di rottura può arrivare
Le dichiarazioni di Dimon arrivano in una fase in cui gli investitori hanno dimostrato una notevole capacità di guardare oltre guerre, dazi e tensioni geopolitiche. Dall’inizio dell’anno l’&P 500 ha guadagnato circa il 10%, sostenuto dal rallentamento dell’inflazione ma anche dalla tenuta dei consumi e dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Senza contare che la percezione di un’economia più resiliente del previsto è stata ulteriormente rafforzata dai conti estremamente positivi delle grandi banche statunitensi, con la stessa J.P. Morgan protagonista di una forte crescita dei ricavi da trading e investment banking. Per il finanziere, tuttavia, questa resilienza non elimina il rischio di un cambiamento improvviso dello scenario. “Il PIL globale è oggi meno vulnerabile agli shock energetici rispetto al passato”, ha spiegato, “ma il progressivo accumulo di tensioni potrebbe comunque condurre a un punto di rottura”.
📰 Leggi anche “Iran, i guru lanciano l’allarme su una crisi sottovalutata“
Il conto del deficit USA deve ancora arrivare
Tra le principali preoccupazioni del banchiere figura anche la situazione fiscale americana. Secondo Dimon, il persistente deficit di bilancio finirà inevitabilmente per riflettersi sul mercato obbligazionario, con gli investitori che pretenderanno rendimenti più elevati per finanziare il debito federale. “La mia opinione è che diventerà un problema”, ha spiegato ai microfoni dell’emittente televisiva, prevedendo un progressivo aumento dei rendimenti dei Treasury per effetto dell’azione dei cosiddetti bond vigilantes. “Si tratta”, ha spiegato, “degli investitori che reagiscono a politiche fiscali ritenute troppo espansive vendendo titoli di Stato e facendo così aumentare il costo del finanziamento per il governo”.
Perché non comprerebbe Treasury né azioni
Alla luce di queste considerazioni, Dimon mantiene un atteggiamento prudente sia sull’obbligazionario sia sull’azionario. Per quanto riguarda i T-bond a lunga scadenza, il guru di Wall Street si è detto convinto che anche in uno scenario di ritorno dell’inflazione verso il target del 2% della Federal Reserve il rendimento del decennale dovrebbe collocarsi tra il 4% e il 4,5%. Un livello che, dal suo punto di vista, lascia poco margine a un apprezzamento dei prezzi dei titoli di Stato. Analoga cautela emerge però anche sull’universo azionario. Pur non escludendo di investire in singole società che offrano valutazioni interessanti, il banchiere ha infatti affermato di non essere un compratore dell’intero mercato ai livelli attuali in quanto “troppo elevati rispetto ai rischi ancora presenti”.
Intelligenza artificiale, i vincitori potrebbero non essere quelli di oggi
Prudenza anche sul tema che più ha sostenuto i listini negli ultimi mesi: l’intelligenza artificiale. Dimon ha paragonato l’attuale fase di investimenti al boom di Internet degli anni Novanta, ricordando come allora l’enorme quantità di capitali investiti abbia effettivamente trasformato l’economia ma non abbia premiato necessariamente i protagonisti iniziali. “La quantità di denaro spesa è enorme e nel complesso probabilmente si ripagherà”, ha detto, ma nello stesso tempo ha ricordato come società allora considerate leader abbiano successivamente perso terreno mentre i veri vincitori siano emersi solo in una fase successiva. Per questo, ha concluso, la rivoluzione degli algoritmi produrrà probabilmente valore sul lungo periodo ma “non necessariamente nel modo e nei tempi che oggi il mercato si aspetta”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.