Rendicontazioni MiFID, l’industria: “I tempi sono giustificati”
7 giugno 2019
di EUGENIO MONTESANO
2 min
In quanto connaturato al servizio, il costo della consulenza non va demonizzato. “Non ci sono sprechi. E non dimentichiamo l’incidenza dei costi di compliance”, rivendicano le reti
Quando si parla di consulenza post-MiFID 2 “c’è un misunderstanding che va assolutamente chiarito: nessuno vuole procrastinare i tempi [di invio delle rendicontazioni sui costi degli investimenti e della consulenza finanziaria, ndr], ma siccome parliamo di trasparenza totale e di milioni di clienti, c’è la necessità di identificare le diverse classi di costo, e questo comporta del tempo”.
Lo ha affermato Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, nel corso della tavola rotonda ‘La Nuova Consulenza, Quali E Quante Dimensioni – Il Punto Di Vista Delle Istituzioni’, che ha aperto i lavori della seconda giornata dell’Efpa Italia Meeting di Torino.
Ma a che punto dovrebbero essere gli intermediari con la produzione delle rendicontazioni ex post? Tiziana Togna, responsabile divisione intermediari di Consob, è stata chiara: “Abbiamo richiamato gli intermediari ai loro obblighi e abbiamo annunciato il monitoraggio chiedendo che sia data contezza dei tempi della rendicontazione. Laddove dovessimo rinvenire aspetti di deviazione nei tempi o nella qualità, agiremo comunicandolo in sede Esma”.
L’autorità europea dei mercati era presente in sala, rappresentata dalla persona di Salvatore Gnoni, responsabile protezione degli investitori e intermediari di Esma a Parigi, secondo cui “l’evoluzione del ruolo del consulente che vuole servire meglio il cliente non può non andare nella direzione della riduzione dei costi”. Gnoni ha evidenziato la necessità di ampliare l’ambito di controllo dei costi includendo nella valutazione di adeguatezza una nuova norma che faccia una comparazione tra prodotti per verificare le motivazioni dei casi in cui, tra prodotti simili, al cliente viene venduto quello più costoso. “Il costo è un elemento rigido, su 10 anni abbiamo rilevato il 27% di incidenza dei costi sui prodotti Ucits”, ha precisato Gnoni. Il dirigente Esma si è spinto fino ad affermare che “l’aumento dell’incidenza del retail nel mercato dei capitali, l’incremento della percentuale delle famiglie che investe in fondi, passa necessariamente da qui”.
Emanuele Carluccio, presidente di Efpa Europe
La risposta delle reti non si è fatta attendere, con Tofanelli che ha ribattuto: “L’aspetto del costo c’è, ma è connaturato alla nostra attività”, che ha costi precisi. “Non penso ci siano sprechi”, ha rivendicato Tofanelli invitando a riflettere “anche sull’incidenza del costo di compliance”.
La Consob ha fatto un’attenta sollecitazione”, ha precisato Tofanelli, ma uscire troppo presto “significa non evidenziare tutti i costi”, correndo il rischio di “mischiare mele e pere”. In particolare, le commissioni di performance “non sono ancora del tutto arrivate, e anche per questo ci vuole tempo” prima di poter fornire ai clienti rendicontazioni del tutto trasparenti e conformi.
Mentre per Emanuele Carluccio, presidente di Efpa Europe, “alla MiFID 2 va riconosciuto un passo enorme in termini di trasparenza. Quello che mi colpisce”, ha sottolineato Carluccio, “è che i mesi utilizzati per sistemare gli applicativi e fare conteggi esatti sono stati impiegati anche per riempire di contenuti il servizio di consulenza”, oltreché per affinare la presentazione dei costi al cliente. Con l’obiettivo di presentarsi al cliente spiegando: “E’ vero che ci sono questi costi, ma ecco la lista di servizi che già ti offro, o che ti offrirò”, ha affermato Carluccio parlando di “una chiamata in causa importante e tutt’altro che banale per gli operatori del settore”.
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