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Per l’agenzia Usa, le aziende energetiche europee dovranno affrontare un inverno rovente dal punto di vista delle forniture, dei prezzi e della liquidità
Continua incandescente la guerra del gas tra Europa e Russia. Mente Vladimir Putin avverte che non darà più petrolio né metano a quei Paesi che imporranno un price cap sull’energia di Mosca, tutti gli occhi sono puntati sul vertice Ue di venerdì prossimo. Bruxelles però tira dritto e la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha già annunciato l’intenzione di optare proprio per l’imposizione di un tetto al prezzo, oltre a un obbligo di ridurre l’elettricità nelle ore di punta e a una tassa sugli extraprofitti a beneficio di consumatori e imprese.
Al di là dei botta e risposta tra Bruxelles e Mosca, però, i rubinetti del Nord Stream 1 continuano a restare asciutti ed è difficile prevederne una riapertura a breve. Tanto che S&P fa già i conti, inserendo la chiusura definitiva del gasdotto che passa sotto il mar Baltico per rifornire l’Europa occidentale nel suo scenario di base. “La bolletta energetica dell’Europa supererà i suoi livelli prepandemia di ben oltre mille miliardi di euro” per effetto della stretta alle esportazioni di gas russo, avvertono gli analisti Usa, che di conseguenza lanciano l’allarme per le utility del Vecchio Continente.
“Gli alti prezzi aggraveranno la questione su chi debba sopportare questo massiccio fardello finanziario”, si legge in un report. La chiusura “a tempo indeterminato” del Nord Stream, che appunto S&P considera “permanente” nel suo scenario di base, aggiunge infatti pressione sulle aziende energetiche in relazione ai prezzi, alle forniture di gas ed energia elettrica e alla loro liquidità.
Ne deriva che dopo un’estate torrida, le utility europee dovranno ora affrontare un inverno ancora più rovente. Nonostante, infatti, lo stop del gasdotto riduca “le forniture invernali all’Europa di solo il 2% a fronte del livello di flussi di agosto, tutti i cali marginali pesano esponenzialmente sui prezzi di mercato, come l’aumento a doppia cifra di lunedì conferma”, chiarisce DuboisPelerin, responsabile per le utility dell’area Emea di S&P.
Le pressioni per rifornirsi e l’indicazione dei governi per accumulare riserve “a qualsiasi costo” non saranno gli unici fattori che, stando all’agenzia di rating, continueranno a sostenere i prezzi altissimi di gas ed elettricità nei prossimi mesi. Il Vecchio Continente dovrà infatti vedersela anche con “una scarsa disponibilità idrica nel Sud Europa, una bassa generazione nucleare in Francia, il lento riavvio della generazione a carbone e la lentezza nel moderare i consumi privati e commerciali”. Di conseguenza, “con limitate opzioni di fornitura” l’equilibrio energetico dipenderà dalla capacità “di ridurre la domanda in linea con il target della Ue del 15%”.
Per quanto riguarda la suddivisione degli alti costi della bolletta energetica, l’agenzia Usa riconosce che i governi sono intervenuti con misure senza precedenti per supportare il funzionamento del mercato e specifiche utility. Ma nonostante ciò, evidenzia, l’inevitabile ridisegno del mercato del gas e dell’energia elettrica sarà complesso e comporterà molti rischi per le utility oggetto di rating nel corso del prossimo inverno. Le possibili imposte straordinarie potrebbero intaccare l’aumento degli utili per la produzione di energia elettrica a costi fissi senza copertura.
Inevitabile dunque che i rischi di liquidità per le società di servizi oggetto di rating siano notevolmente aumentati in questo contesto di prezzi estremi, che ha innescato massicci movimenti di distacco del collaterale di copertura. Tuttavia, per S&P i governi saranno sempre più disponibili a supportare la liquidità nelle borse dell’energia e delle utility nazionali.
Il caso Uk
La guerra del gas, ovviamente, non minaccia solo l’Ue, ma anche Londra che sta studiando alcune misure per far fronte allo shock energetico. “Se il governo britannico dovesse decidere di emettere dei Gilt o di aumentare l’indebitamento pubblico per proteggere i consumatori e le imprese – commenta Quentin Fitzsimmons, co-portfolio manager Global Aggregate Bond di T. Rowe Price. – probabilmente rappresenterebbe la scelta meno negativa”.
Secondo l’esperto infatti ottenere prestiti attraverso queste modalità ha il considerevole vantaggio di abbassare l’inflazione e limitare le conseguenze che ne derivano per compensare le richieste di aumento dei salari, evitare le azioni sindacali e i costi di indicizzazione più elevati, in tutta l’economia.
“Tuttavia – mette in guardia Fitzsimmons – richiede anche che l’acquirente di questi Gilt creda nel fatto che l’aumento del prestito sia sostenibile per il debitore. La dura realtà è che il Regno Unito contrae prestiti per consumare e non per investire. La storia economica dimostra che sono i cambiamenti positivi, quelli che non accadono velocemente, come la trasparenza istituzionale e l’aumento della produttività, ad incoraggiare i prestatori a fare un passo avanti. I creditori ora analizzeranno con attenzione dove i rischi sono sufficientemente ripagati, dato che l’inflazione sta già mettendo a dura prova la valutazione del mercato obbligazionario britannico”.
Ma la guerra del gas non minaccia solo l’Europa.
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