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Piani e strategie sono rivisti in ottica green per non rischiare la svalutazione degli asset. NNIP: “Se le aziende dell’energy non investono nelle rinnovabili la loro redditività scenderà nel lungo periodo. Schiavo: “Opportunità di crescita organica molto elevate”
Piani industriali e strategie in funzione della transizione energetica. Il cambio di passo ha coinvolto il mondo dell’energia nel suo complesso, dalle utility alle oil company. Un settore che si presenta al 2021 ben posizionato, nonostante un 2020 difficile. Le maggiori sfide dello scorso anno sono state sicuramente il Covid-19 con i conseguenti lockdown a livello europeo e la riduzione del consumo di energia elettrica (nel caso dell’Italia di circa il 6%). “Ma il settore – spiega Massimo Schiavo, director Emea Utilities & Energy Transition research, S&P Global Ratings – ha resistito alla caduta dei prezzi dell’elettricità poichè gran parte dei volumi di elettricità 2020 erano già stati venduti forward almeno due anni prima; e poi perchè il mix della generazione delle società europee è diventato molto più resiliente rispetto all’ultima “crisi” dei prezzi dell’elettricità (2016), grazie alla diminuzione significativa della presenza e dell’utilizzo di tecnologie merchant, in particolare il carbone. Il 2021 sarà un anno di investimenti elevato, sia per l’investment super-cycle, sia perchè alcune società vorranno recuperare alcuni investimenti non finalizzati nel 2020. La ricerca si focalizzerà soprattutto nella digitalizzazione delle reti di distribuzione di elettricità e gas, ma anche delle rinnovabili, in particolare nella digitalizzazione della manutenzione degli impianti fotovoltaici ed eolici”.
In generale tutte le società hanno quindi implementato e messo a punto un piano di investimenti dedicato alla transizione energetica: ad esempio, Enel prevede di mobilitare investimenti per 190 miliardi nel prossimo decennio, promuovendo la decarbonizzazione, l’elettrificazione dei consumi e le piattaforme per creare valore condiviso e sostenibile per tutti gli stakeholder e redditività di medio e lungo periodo.
A2a prevede 16 miliardi di investimenti in 10 anni. Di questi, 10 miliardi sono per la transizione energetica e 6 per l’economia circolare. La lotta al cambiamento climatico, attraverso la realizzazione di interventi e la promozione di iniziative per la transizione energetica e ambientale, è al centro delle strategie del Gruppo Hera. “In particolare, per quel che concerne l’impegno per la decarbonizzazione, la multiutility intende contenere le emissioni climalteranti con soluzioni basate sull’efficienza energetica e promuovere progetti per un impiego sempre più ampio di bioenergie/green gas – come biometano, idrogeno e green syngas – anche attraverso nuovi modelli di business” spiega la società che ha puntato 1,3 miliardi, nel piano al 2024, su un totale di circa 3,2 miliardi di impieghi previsti. E ancora, tra le tante, Iren ha puntato 3,7 miliardi al 2025 di cui 2 miliardi destinati al settore ambientale tramite lo sviluppo di impianti di selezione e trattamento, l’estensione delle reti di teleriscaldamento e i progetti di efficienza energetica e digitalizzazione.
Un approccio nuovo che può influire anche su redditività e merito di credito. Questo particolare periodo storico offre, infatti, un’occasione unica di accelerare la crescita nel settore delle rinnovabili, con i 225 miliardi del Recovery Fund a livello europeo che saranno dedicati ad investimenti infrastrutturali nei prossimi 3 anni. “In termini di redditività – spiega Schiavo – ci aspettiamo una continua discesa sia dei costi di produzione delle rinnovabili (solare ed eolico) sia delle tariffe che saranno assegnate nelle nuove aste. Questo potrebbe avere un impatto sulla redditività delle società attive nel settore delle rinnovabili, che è tuttavia già preso in considerazione nelle nostre stime”. Per Bram Bos, Lead Portfolio Manager Green Bond, NN Investment Partners “la transizione energetica sta avvenendo molto velocemente, quindi le compagnie energetiche devono modificare il loro mix energetico ora o rischiano di svalutare molto di più i loro asset e di rimanere con asset bloccati”.
Inoltre, ci sarà “un grande impatto a lungo termine sui rendimenti delle società energetiche. Chiaramente, c’è un allontanamento dai combustibili fossili attualmente in corso, e abbiamo visto negli ultimi 12 mesi diverse aziende energetiche notare il valore delle riserve di attività di petrolio e gas. Inoltre, stiamo notando come le fonti di energia rinnovabile stanno generando rendimenti più elevati dei combustibili fossili, il che significa che se le aziende energetiche non investono in energia rinnovabile la loro redditività scenderà nel lungo periodo. Gli investitori diffidano anche del rischio di transizione che deriverà dall’investire in aziende energetiche che stanno continuando con fonti di energia che vengono gradualmente eliminate dai governi. Le aziende energetiche focalizzate sui combustibili fossili dovranno aspettarsi il rischio di transizione e tenere conto del rischio che le loro attività rimangano incagliate nel momento in cui cercano di attirare gli investimenti”.
In quest’ottica, se il 2020 è stato un anno di consolidamento nel settore – con EDP che ha acquisito la utility Spagnola Viesgo Holdco, e Iberdrola che ha acquisito la utility americana PNM Resources per 7.8 miliardi di dollari – “nel 2021 ci potranno essere ancora operazioni di consolidazione, sia a livello europeo sia Italiano, nelle reti o nelle rinnovabili. Detto questo, le ambizioni di crescita inorganica delle utility europee dovranno confrontarsi con delle opportunità di crescita organica molto elevate”, conclude Schiavo.
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