Mercati, i dieci comandamenti per il 2020
Dal carry all’agilità, passando per Emergenti, Brexit e attività reali: i consigli di investimento per il prossimo anno targati Lombard Odier
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Il 2020 sarà l’anno delle utility? Chissà. Quello che è certo, secondo gli esperti di T. Rowe Price, è che il settore sembra in grado di offrire il migliore potenziale di lungo periodo in termini di rendimenti aggiustati per il rischio, rispetto a qualsiasi altro comparto. E nonostante l’entry point migliore sia stato l’anno scorso, persiste ancora un’opportunità di lungo termine molto attraente. Questo particolare focus è emerso durante il Global Market Outlook, conferenza stampa annuale organizzata a New York dall’asset manager.
Dal 1986 al 1996, gli utili per azione dell’S&P 500 sono cresciuti del 159%, mentre quelli delle utility non sono saliti affatto, hanno sottolineato gli esperti. E ciò è riconducibile alla debole struttura normativa, all’inflazione elevata, all’incremento dei prezzi di gas naturale, allo sforamento dei costi sui progetti di ampia scala e alla costante battaglia tra utility impazienti di accrescere le proprie tariffe da un lato e regolatori intenti a limitare l’impatto sulle bollette dei consumatori dall’altro.
In seguito, il calo dei prezzi del gas naturale, la conversione della generazione di energia dal carbone al gas e i minori costi delle rinnovabili hanno permesso alle utility di aumentare le proprie tariffe e di conseguenza i profitti senza far impennare i prezzi per i consumatori. Nel frattempo, hanno evidenziato gli esperti di T. Rowe Price, i tassi di crescita degli utili delle utility, in accelerazione, sono andati convergendo con quelli dell’S&P 500, in rallentamento. “Grazie ai dividend yield superiori per le utility, ora i profili total return sono simili. Ciò dà agli investitori in utility l’opportunità di perseguire rendimenti simili a quelli dell’S&P 500, senza correre lo stesso rischio secolare, economico e valutario, e con circa solo un quarto della volatilità dell’indice”, chiariscono.
Ma bisogna stare attenti – è l’avvertimento – perché in questo quadro persistono però alcune possibili fonti di preoccupazione, come ad esempio un divieto al fracking che spingerebbe al rialzo i prezzi di gas naturale, mettendo sotto pressione i costi per i consumatori, o ancora una regolamentazione scarsa, un significativo incremento dell’inflazione o dei tassi di interesse e una riduzione dei ritorni sull’equity consentiti dalle autorità.
“La convinzione comune sulle utility, vale a dire che il successo delle società di questo settore sia direttamente legato alla direzione dei tassi di interesse e non alla crescita degli utili, è ormai obsoleta. Le dinamiche di questa industria stanno cambiando per molteplici ragioni, e gli utili stanno crescendo a un ritmo che non è mai stato così veloce. A nostro avviso, questo è l’unico comparto difensivo che non corre il rischio di disruption secolare. I solidi investimenti delle utility nelle rinnovabili stanno creando un volano che può rivelarsi vantaggioso per tutti. Le aziende riescono a mettere a segno una crescita più rapida e a migliorare le relazioni con i regolatori, mentre il pubblico e la classe politica ottengono un’energia più pulita senza essere penalizzati da un impatto negativo sulle bollette dei consumatori”, ha concluso David Giroux, chief investment officer, equity e multi-asset, head of investment strategy e portfolio manager.
