Gli ultimi sviluppi infittiscono il dossier Palestina. E sollevano dubbi su come costruire un’asset allocation che possa resistere a ogni possibile scenario. Dal petrolio all’oro fino alle valute, ecco come si muovono i gestori
Gli eventi degli ultimi mesi hanno reso ancor più intricato il già complesso dossier della guerra in Medioriente. Se infatti la morte del presidente Ebrahim Raisi rischia di ridefinire la posizione su Israele dell’Iran una volta finite le elezioni, che ora vedono il riformista Pezeshkian e l’ultraconservatore Jalili al ballottaggio, il forcing di Aja e diplomazia americana promettono di aprire uno spiraglio per la de-escalation. E mentre gli analisti politici si interrogano sui prossimi sviluppi, quelli finanziari cercano di capire come adeguare i portafogli.
Thomas Mucha, Geopolitical strategist di Wellington Management
Thomas Mucha, Geopolitical strategist di Wellington Management, pensa che il primo passo sia porre attenzione ai rischi di coda. “Le dinamiche politiche interne a Israele e Iran hanno ampliato il range dei possibili sviluppi”, spiega l’esperto, che sottolinea come ciò aggiunga altra incertezza a quella derivante dall’attività di Hezbollah in Libano o dalle tensioni in Cisgiordania. Ecco perché, tra i fattori da monitorare, Mucha inserisce il futuro programma nucleare di Teheran e gli eventuali mutamenti del regime iraniano. Si tratta di una prospettiva che cattura anche l’attenzione di Elliot Hentov, head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors, seppur in senso opposto. Secondo lui, il tempo che servirà al nuovo premier per la sua posizione creerà cioè “un vuoto di potere che dovrebbe ridurre la possibilità di escalation”.
Azioni e bond: sicurezza nazionale il tema dominante
Quanto all’asset allocation, Mucha si dice convinto che un portafoglio strategico non possa prescindere dal declinare componente azionaria e obbligazionaria secondo la chiave della sicurezza nazionale. “Le nuove priorità dei Paesi favoriranno il settore della sicurezza”, spiega, “generando …
Sondaggio BofA: a febbraio sentiment ancora ai massimi. Ma il 35% teme gli investimenti delle aziende tecnologiche. Meno azioni Usa e dollaro in portafoglio, più Europa ed Emergenti
L’azione militare e politica contro il governo di Caracas segna una nuova fase per la strategia statunitense in America Latina. I
mercati hanno reagito con calma ma la mossa apre scenari complessi su energia, alleanze regionali e influenza globale
Il presidente dell’Associazione presenta la 32ª edizione del Congresso, che si terrà il 20 e il 21 febbraio al Lido di Venezia. Dal discorso di Fabio Panetta al focus su scenario globale fino ad Ai e digital assets, ecco i temi portanti. E sul futuro la view è chiara: “Quadro macro in miglioramento, ma ci attende altra volatilità”
Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia putano a completare l'integrazione economica e rendere l'Ue un "porto sicuro per i capitali globali”. Prossimo vertice a marzo
Vanguard: superati i 2.600 miliardi di dollari, con una crescita del 5,3%. L’Europa chiude a +10%, spinta dal settore finanziario. Bene anche industria e tech, soffrono Emergenti ed energia
In un contesto di tassi normalizzati e rendimenti reali tornati positivi, il gestore vede opportunità trasversali tra governativi e credito. “Non è tempo di scommettere sulla compressione degli spread, ma di costruire portafogli resilienti”. Selezione degli emittenti e diversificazione tra segmenti il suo mix vincente
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A gennaio l’economia Usa ha sorpreso creando 130mila nuovi posti, il doppio di quelli attesi. Disoccupazione giù al 4,3% e salari su. Secondo i mercati, per una sforbiciata bisognerà aspettare Warsh
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