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“L’inflazione resterà alta più a lungo del previsto, ma calerà”, assicura Lagarde. Che però si dice preoccupata e non esclude più un rialzo dei tassi già quest’anno. I gestori: occhi puntati su marzo
Mentre al di là della Manica la Bank of England alza i tassi del 0,25%, avvia il tapering e prevede un’inflazione che ad aprile supererà il 7%, in Eurozona la Bce tiene la rotta ma inizia a mostrare delle crepe. Complice il dato oltre le attese dell’indice dei prezzi di gennaio, l’Eurotower ha dunque replicato pedissequamente il copione dello scorso dicembre, ma la sua presidente, Christine Lagarde, ha sottolineato che la situazione è cambiata. Perché l’inflazione ha “sorpreso al rialzo” e “probabilmente resterà alta più a lungo di quanto ci si aspettasse in precedenza”, anche se, ha ribadito in conferenza stampa, “scenderà nel corso dell’anno”.
“Non vogliamo agitare le acque, ci muoviamo con gradualità, ma la situazione effettivamente è cambiata. Rispondiamo a una situazione, ma la situazione è cambiata”, ha spiegato la numero uno dell’Eurotower, secondo cui comunque, benché restino da fare valutazioni, “ci stiamo avvicinando molto all’obiettivo della Bce” che è un’inflazione al 2%.
Quanto ai tassi, sulla possibilità di una stretta in corso d’anno, che i mercati già prezzano, l’avvocata francese non si è sbilanciata ma stavolta non ha ripetuto la formula ormai nota dell’“altamente improbabile”. “Non prendo mai impegni senza porre condizioni. Valuteremo molto attentamente, sulla base dei dati disponibili” con le nuove previsioni a marzo, e “saremo graduali in qualsiasi decisione prenderemo”, ha affermato.
Il falchi, insomma, per ora non hanno prevalso ma ormai scalpitano da un po’. Lagarde ha infatti anche precisato che i rischi sulle previsioni d’inflazione “sono orientati al rialzo” e che la corsa dei prezzi sta cominciando a “intaccare i consumi e gli investimenti”, rischiando così di indebolire la crescita economica. Crescita che, ha detto la numero uno dell’Eurotower, sarà “sotto tono” nel primo trimestre a causa dell’ultima ondata della pandemia, ma che poi si riprenderà. “L’area euro continua nella ripresa e il mercato del lavoro è ulteriormente migliorato” e i fattori che rallentano la crescita, come le infezioni da Covid-19 e le strozzature all’offerta globale, “incidono sempre meno”. Per questo, a suo dire, l’economia potrà “accelerare decisamente nel corso dell’anno”.
Quanto al comunicato ufficiale, comunque, come previsto dal mercato non è cambiato nulla rispetto a dicembre. Il Consiglio direttivo ha lasciato i tassi invariati (il principale a zero, quello sui depositi a -0,50% e quello sui prestiti marginali a 0,25%), ripetendo la formula ormai nota, ovvero di attendersi che i tassi “si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione e finché non riterrà che i progressi conseguiti dall’inflazione di fondo siano sufficientemente avanzati da essere coerenti con lo stabilizzarsi dell’inflazione sul 2% nel medio periodo”. Uno scenario che, ha ribadito il board, può comportare “un periodo transitorio” in cui l’inflazione si colloca su un livello “moderatamente al di sopra dell’obiettivo”.
Confermata anche la tabella di marcia annunciata a dicembre sugli acquisti di bond. Il Pandemic emergency purchase programme terminerà a marzo e fino ad allora proseguirà ad un ritmo inferiore, ma il capitale a scadenza verrà reinvestito “almeno fino al 2024”. Nell’ambito dell’App, gli acquisti saranno pari a 40 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022 e a 30 nel terzo. A partire da ottobre, poi, lo shopping proseguirà a un ritmo mensile di 20 miliardi, finché necessario. “Gli acquisti netti termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce”, viene specificato nel comunicato. Infine, Francoforte ha fatto sapere sapere che continuerà a seguire le condizioni di finanziamento delle banche e ad assicurare che la scadenza delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine della terza serie (OMRLT-III) non ostacoli l’ordinata trasmissione della politica monetaria.
I gestori: occhi puntati su marzo
Per gli addetti ai lavori, questa prima riunione dell’anno ha inequivocabilmente mostrato una ‘cessione di territorio’ da parte della Banca centrale europea rispetto a un livello dei prezzi innegabilmente più alto, e più alto in maniera persistente. “Nel discorso di Lagarde – fa notare Antonella Manganelli, responsabile investimenti di Payden&Rygel Italia – molti di più sono stati i segnali che puntano a un’inversione di tendenza rispetto alla riunione scorsa: ad esempio, ha parlato di ‘rischi al rialzo’ per l’inflazione, definendola ‘molto più vicina al target’ e, soprattutto, non ha mai negato esplicitamente la possibilità di un rialzo nel 2022. La riunione di marzo porterà più chiarezza sull’analisi della situazione macroeconomica da parte della Bce”.
Nel frattempo, secondo la Manganelli c’è da chiedersi se il mercato cercherà di forzare la mano della banca centrale. “Alla luce di ciò, almeno nel prossimo paio di mesi, è ragionevole aspettarsi un incremento della volatilità – avverte -. In questo senso, il trend potrebbe essere di maggiori rendimenti a scadenza nei governativi, spread più larghi in Europa periferica e eurusd in salita”.
Anche secondo Konstantin Veit, senior portfolio manager european rates di Pimco, vista la maggiore apertura verso un ritiro anticipato del sostegno di politica monetaria, la prossima tappa è marzo. “Se le proiezioni sull’inflazione, già moderatamente aggressive, saranno caratterizzate da sostanziali revisioni al rialzo per il 2023 e il 2024 – afferma -, la Bce probabilmente contemplerà un percorso di uscita in qualche modo accelerato, uno scenario che il mercato sta già valutando. Il mercato sta ora prezzando un primo rialzo dei tassi di 10 punti base a luglio, il che implica la fine degli acquisti netti di asset già ad aprile”.
Per Roberto Rossignoli, portfolio manager Moneyfarm, a parte il messaggio più hawkish sull’inflazione, ciò che più interessava gli operatori erano le informazioni sul programma di acquisto titoli. “Con l’avvicinarsi di marzo, come da accordi, il Pepp verrà dismesso, ma fino ad oggi avevamo pochi indizi su cosa l’avrebbe sostituito – sottolinea -. Ora sappiamo che il programma di acquisto titoli ‘tradizionale’ (non contingentato alla pandemia) verrà incrementato di 40 miliardi nel secondo, 30 nel terzo e 20 nel quarto trimestre, compensando parzialmente l’eliminazione del piano pandemico”.
E i mercati hanno reagito in maniera piuttosto volatile: i tassi sono saliti su quasi tutte le scadenze e l’euro si è rafforzato. “C’è la convinzione tra gli operatori che la Bce non potrà in realtà aspettare un anno a muoversi e dovrà quindi farlo in anticipo. Anche alla luce di quanto fatto dalla Bank of England oggi”, conclude.
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