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L’Ipo dell’anno è in rampa di lancio per dicembre. Sarà un affare? I tempi stringono ma mancano ancora data, modalità e valutazione. In arrivo anche Doordash, Wish e Affirm
Nell’anno nero del turismo Airbnb scalda i motori e si prepara a debuttare a Wall Street. E potrebbe non essere una cattiva idea valutare da vicino i numeri della società che ha reinventato l’ospitalità del nuovo Millennio.
Airbnb, tra gli “unicorni” (società con valutazioni superiori al miliardo di dollari) più attesi sul listino, dovrebbe approdare sul Nasdaq entro fine anno. Già nel corso dell’ultima estate la società aveva presentato in via confidenziale i documenti di registrazione per l’Ipo alla Sec, il regolatore americano. Negli ultimi giorni però il procedimento ha subito una accelerazione in vista di un approdo al Nasdaq sotto il simbolo di “ABNB”. Tra i consulenti di quella che si preannuncia come l’Ipo dell’anno, sono stati arruolati Morgan Stanley e Goldman Sachs come principali underwriter, anche se l’operazione arruola mezza Wall Street.
A spingere sull’acceleratore, secondo quanto notato dagli esperti del mercato, concorrono tre fattori. Innanzitutto, la necessità di dare ai soci fondatori, ai molti dipendenti azionisti e agli investitori dei primi round di finanziamento una via di uscita per monetizzare finalmente l’investimento. Tra gli azionisti della prima ora di Airbnb ci sono anche Jeff Bezos (patron di Amazon) che ha investito nei round di finanziamento del 2010 e del 2011 tramite Bezos Expedition, e l’attore Ashton Kutcher (con A-Grade Investment). In seconda battuta per Airbnb è diventato prioritario ottenere una via di accesso al credito possibilmente vantaggioso, come quello appunto garantito dal mercato, dopo che l’ultimo finanziamento con Silver Lake e Sixth Street Partners ha presentato un tasso di interesse dell’11 per cento.
Da ultimo, ma non meno importante, a convincere i fondatori al grande passo concorre la volontà di non lasciarsi sfuggire il rally dei mercati che ha mandato dritti nell’iperuranio i livelli di due delle ultime Ipo approdate a Wall Street: Snowflake (+129% dall’Ipo di settembre) e Palantir (+215% dalla quotazione di settembre). Tutto questo, tuttavia, non toglie interesse alla quotazione, anche se è bene tenere presente le motivazioni “concrete” alla base della scelta dell’Ipo così come le criticità del gruppo che, a tredici anni dalla sua fondazione, non ha mai chiuso un esercizio in utile.
I dettagli dell’operazione sono ancora avvolti nel mistero. A iniziare dalla data e dalle modalità dell’Ipo, anche se il maggiore punto interrogativo riguarda la valutazione a cui avverrà il collocamento. La piattaforma che mette in connessione chi cerca con chi propone affitti brevi punta a raccogliere con la quotazione tre miliardi di dollari. Sul mercato si parla di una valutazione compresa tra i 21 e i 30 miliardi di dollari per la società che ha superato la valorizzazione da un miliardo (soglia che consente l’ingresso tra i cosiddetti “unicorni”) nel 2011. I più ritengono che Airbnb approderà sul Nasdaq con una valutazione intorno ai 30 miliardi, sui livelli del round di finanziamenti del 2017 (pari a 31 miliardi), lontana dai 45-50 miliardi di dollari prospettata fino a due anni fa dai banker, ma in ogni caso meglio dell’ultimo rispetto alla valutazione dell’ultimo round di finanziamenti effettuati nel corso dell’anno (18 miliardi).
Ma nel frattempo è arrivato il Covid19 e ha ridisegnato lo scacchiere dell’economia globale mettendo ko proprio il settore turistico, quello a cui si rivolge la società. In vendita, infine, ci saranno le sole azioni di Classe A a cui corrisponde un solo diritto di voto per azione. Ma sul mercato ci sono anche i titoli di classe B destinate agli investitori iniziali e ai fondatori a cui sono riservati venti voti ad azione, i titoli di classe C e i titoli di classe H privi di diritto di voto, queste ultime con possibilità di conversione in titoli di classe A qualora vendute a persone o istituzioni che non sono parte del gruppo.
Le origini di Airbnb sono ormai leggendarie o quasi. Lo storytelling societario, riportato persino nel prospetto Sec (S-1 filing) racconta di come due studenti universitari di design compagni di appartamento, Brian Chesky e Joe Gebbia ( che, insieme al direttore finanziario Nathan Blencharczyk entrato nel 2008 detengono oggi il 41,95% del capitale), spronati dalla costante carenza di alloggio a San Francisco decidessero a un certo punto di aiutarsi a pagare le spese di affitto mettendo a disposizione di turisti e businessmen di passaggio materassini gonfiabili (airbed) in casa propria, oltre a colazione e wifi.
Da allora il gruppo ha cambiato nome (AirBedandBreakfast.com), tipologia di offerta (volendo si trovano anche castelli) e ha raccolto 5,4 miliardi di dollari i 16 round di finanziamento effettuati nel corso degli anni, ha iniziato a esplorare nuovi business (le esperienze). Non solo Airbnb si è fatta perno del consolidamento di mercato (con l’acquisizione di Luxury Retreats nel 2017 per 200 milioni di dollari seguita nel 2019 da HotelTonight.it per 400 milioni di dollari) divenendo uno dei principali punto di riferimento dei viaggiatori (in questi anni ben 825 milioni di persone hanno utilizzato la piattaforma per organizzarsi notti fuori casa, nel solo 2019 sono stati 54 milioni per un totale di 327 milioni di notti) grazie a un’offerta di oltre 7,4 milioni di sistemazioni in 220 Paesi (e 100mila città) proposta da oltre 4 milioni di “host”. Airbnb, a tutti gli effetti uno dei “disruptor” del settore turistico, stima oggi che il mercato di riferimento valga oltre 3.400 miliardi di dollari di cui 1800 miliardi per permanenze brevi, 1.400 per esperienze e 210 miliardi per permanenze a lungo termine.
Eppure, nonostante lo scenario di riferimento, dal 2007 ad oggi Airbnb non ha mai registrato un profitto a livello annuale pur avendo fatto guadagnare, come recita il prospetto, 110 miliardi di dollari cumulativamente ai propri host nel corso degli anni. I dati, complice anche l’esplosione della pandemia, non sono certo entusiasmanti. La società guidata da Chesky ha chiuso i primi nove mesi del 2020 la società con un giro d’affari di 2,52 miliardi di dollari (-32% rispetto al 2019), un margine operativo loro negativo per 230,2 milioni e una perdita netta di 696,9 milioni. Nell’ultimo esercizio, il 2019, Airbnb ha registrato un giro d’affari di 4,8 miliardi di dollari (+32% rispetto al 2018), un ebitda negativo per 253,3 milioni (da un dato positivo per 170,6 milioni) e una perdita netta di 674,3 milioni (da un rosso di 16,7 milioni). Tuttavia, nonostante il Covid Airbnb, come evidenziato nella documentazione pubblicato presso la Sec, tra giugno e settembre ha registrato segnali più rosei. La società, infatti, ha chiuso il periodo con un utile netto di 219 milioni di dollari su un fatturato di 1,34 miliardi (in calo del 19% rispetto allo stesso periodo del 2019). Il nero nel terzo trimestre dell’anno è stato raggiunto grazie al miglioramento della situazione pandemica, alla spinta sulle case vacanze e al taglio dei costi effettuato dal gruppo nei mesi precedenti (a maggio è stata annunciata una riduzione del personale di 1800 persone).
Quanto al futuro, nonostante la resilienza mostrata da Airbnb nel corso di quest’anno maledetto non mancano le criticità. Con il Covid ancora da debellare la ripresa del turismo è ancora lontana e i conti di mostrano fin troppo bene le conseguenze di una pandemia. Attenzione anche alle regolamentazioni sempre più stringenti che stanno “imbrigliando” in molti Stati e singole città l’operatività degli affitti brevi tra privati (o cosiddetti privati). Non ultime sono da valutare anche le cause che coinvolgono proprietà affittate dai privati tramite Airbnb.
Ma se Airbnb è probabilmente l’Ipo più attesa del listino dopo l’alt imposto da Pechino ad Ant, non è la sola debuttante attesa in Borsa in quest’ultimo mese del 2020. In rampa di lancio c’è anche Affirm, fintech fondata nel 2012 da Max Levchin (co-fondatore di PayPal) e con una crescita dei ricavi del 93% che tuttavia si affianca a un rosso di 113 milioni di dollari.
Tra le Ipo attese c’è anche il servizio di consegne a domicilio di DoorDash che mostra tassi di crescita del fatturato del 226% (ma presenta un rosso da 149 milioni); Roblox che ha creato uno spazio virtuale in cui milioni di utenti possono dare vita al loro gioco e, soprattutto Wish, la piattaforma di ecommerce basata a San Francisco e che mette in vendita prodotti cinesi economici per tutti i portafogli e in grado di soddisfare ogni possibile desiderio. Wish, secondo indiscrezioni di mercato, punta a una valutazione di 25-20 miliardi di dollari.
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