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Per il ‘2020 Private equity Outlook’ di Pitchbook “fondi sovrani e piani pensionistici saranno sempre più sofisticati e le loro preferenze ricadranno verso asset illiquidi”
Se dal punto di vista delle performance il 2019 dei mercati finanziari è stato un anno da incorniciare, altrettanto non può dirsi per la raccolta. L’anno scorso, infatti, è stato caratterizzato da una maggiore attività da parte di operatori istituzionali (fondi sovrani e fondi pensione) sui mercati privati, a discapito di un calo della raccolta nei mercati pubblici tramite Ipo.
Secondo il “2020 Private equity Outlook” di Pitchbook (Morningstar), la raccolta nel settore private equity a metà novembre 2019 in Usa e in Europa aveva già toccato il record di 342,9 miliardi di dollari.
Eppure, l’anno da poco concluso passerà alla storia per aver dato alla luce l’“Ipo del secolo”, quella di Saudi Aramco. Altrove è stato invece l’anno degli ‘Unicorni’ (aziende private dal valore di almeno 1 miliardo di dollari, ndr) e non solo, da Uber a Pinterest, passando per Lyft, Alibaba e Beyond Meat. Al di la della raccolta, però, le performance post-quotazione di questi titoli in alcuni caso non hanno soddisfatto appieno le attese. Tanto che – a causa dell’incertezza – alcune società hanno deciso di rimandare all’anno successivo la quotazione (AirBnB) o addirittura annullarla (WeWork).
“A mio avviso, molte aziende hanno scelto di ritardare la loro quotazione perché sanno di poter avere ampie capacità di raccolta attraverso il canale privato”, spiega Robert Milano, product specialist del fondo Select US Equity di AllianceBernstein. “Ci sono fondi di private equity e venture capital pronti a finanziare gli ‘Unicorni’ anche se il loro modello di business si rivela insostenibile, o così viene giudicato dai public markets, come nel caso di Uber”, ragiona l’esperto.
I margini di crescita dei private markets
In questo contesto, nel 2020 sarà difficile per i mercati privati replicare la prestazione record dell’anno scorso. “Se la raccolta nel 2020 dovesse essere sotto i livelli dell’anno da poco concluso non significherebbe necessariamente che l’attività si stia raffreddando. Sappiamo che analizzare questo tipo di dati è piuttosto complesso. Molti fondi private equity quest’anno potrebbero essere al lavoro sui progetti avviati l’anno scorso e i risultati di questa attività si vedranno solo nel 2021”, commenta Dylan Cox, lead analyst private equity di Pitchbook.
Sono due i fattori critici che, secondo Cox, potrebbero influenzare il 2020 del settore private equity. Da un lato l’andamento dei mercati pubblici, appunto, e dall’altro un nuovo approccio degli investitori istituzionali.
Gli istituzionali approdano sui mercati privati
Sul primo fronte, un elemento che potrebbe rallentare il ritmo è legato a un eventuale drawdown del mercato equity pubblico. “In quel caso, gli investitori più abbienti potrebbero rallentare l’attività anche nel private equity per difendere la parte di portafoglio esposta al mercato azionario”, sostiene Cox.
L’altro elemento riguarda l’attività degli istituzionali al di fuori dei cordoni della Borsa. Secondo Pitchbook, fondi sovrani e piani pensionistici “saranno investitori sempre più sofisticati e, come tali, le loro preferenze ricadranno verso asset di tipo illiquido attraverso accordi di tipo privato, co-investimenti o fondi dedicati”, si legge nel report.
A fare da apripista in questo senso è stato il Canada dove i prodotti pensionistici hanno iniziato a mettere soldi nei mercati privati. “I loro sforzi sono stati ricompensati con performance migliori rispetto a quelle di strumenti simili e stanno spingendo i concorrenti a fare lo stesso”, dice Cox. Calpers, uno dei fondi pensione più grande degli Usa, sta pensando a come costruire una struttura che si occupi di investire in questo segmento. Secondo Morningstar, le alternative sono: avere un team interno o affidarsi a una squadra che non sia collegata con il fondo di investimento.
Ci sono già fondi sovrani più sofisticati che hanno unito le forze con società del settore per entrare sul mercato. GIC (fondo sovrano di Singapore) ha stretto un accordo con Brookfiled per acquisire e togliere dal mercato Genesee & Wyoming (un’operazione da 8,4 miliardi di dollari). Adia (il fondo sovrano di Abu Dhabi) ha formato una partnership con Cinven e Astorg per acquistare da KKR il marchio LGC.
“Questi grandi investitori istituzionali cercheranno di avere sempre più dei team dedicati in house per avere un maggiore controllo sulle passività”, spiega Cox. “Questo per evitare situazioni simili a quelle viste nel 2008, quando molti investitori erano eccessivamente esposti sul mercato private e hanno dovuto far fronte ai debiti con la parte azionaria pubblica del loro portafoglio”.