Titoli delistati o sospesi dalle contrattazioni? Ecco cosa fare
18 marzo 2021
di Cinzia Meoni
3 min
L’avvocato Andrea Missaglia spiega come gestire la propria posizione in questi casi, tutt’altro che remoti, che rischiano di immobilizzare il portafoglio dell’investitore
Andrea Missaglia, titolare dell’omonimo studio milanese ed esperto delle tematiche riguardanti il risparmio
Il crack di Parmalat è lontano nel tempo, ma ciclicamente appaiono avvisi di “sospensione” dalle contrattazioni di Borsa che possono riguardare anche società di dimensione rilevanti e in grado di coinvolgere molteplici piccoli azionisti.
L’ultima in ordine di tempo è stata Biancamano il cui cda, una settimana fa, ha depositato al ministero dello Sviluppo Economico istanza per l’ammissione della società e delle controllate (Aimeri Ambiente e Energicamente) alla procedura di amministrazione straordinaria del gruppo. Contestualmente, la Borsa italiana ha comunicato la sospensione del titolo dalle negoziazioni di Borsa.
“Ovviamente non è il solo caso. Sono numerose le sospensioni dalle contrattazioni: alcune storiche come Carige, Chl, Olidata, altre più recenti. Purtroppo, non c’è una lista unica per controllare i titoli sospesi distinguendoli dalle numerose società prive di liquidità e che per giorni non registrano contratti. Occorre quindi verificare di volta in volta l’eventuale provvedimento dell’autorità del mercato. E soprattutto è consigliabile tenere sotto controllo i propri investimenti in aziende, per così dire, a rischio. Perché una volta che il titolo è sospeso dalle contrattazioni per qualsiasi motivo, liberarsene diventa complicato” sostiene l’avvocato Andrea Missaglia, titolare dell’omonimo studio milanese ed esperto delle tematiche riguardanti il risparmio.
Se un investitore si trovasse con dei titoli sospesi in portafoglio cosa potrebbe fare?
Sono solo due le strade percorribili: o chiedere la cooperazione della banca presso cui si ha il deposito titoli a rilevare le azioni sospese a titolo gratuito o chiedere l’intervento di una terza persona in grado di accollarsi i titoli nel proprio conto deposito per un atto di liberalità, ad esempio perché titolare di un conto titoli con diverse posizioni, o dietro compenso.
Il rischio, in questi casi, è quello di non riuscire a liberarsi delle posizioni continuando a dover pagare le spese per il conto titoli e per il bollo, pur poi non potendo negoziare i titoli in oggetto.
L’investitore, quindi, incorrerebbe in un doppio danno patrimoniale derivante dalla sospensione a tempo indeterminato delle negoziazioni su singoli titoli: non poter vendere i titoli sospesi e doversi comunque accollare le spese.
Le tempistiche poi potrebbero essere anche molto lunghe per questo suggerisco sempre di tenere sotto stretta osservazione i propri investimenti e, più nello specifico, quelle società che si muovono sull’orlo del precipizio per cui il default è un orizzonte concreto.
Ci sono delle controindicazioni alle due soluzioni prospettate?
Nel caso in cui si disponesse la cessione a titolo gratuito di azioni sospese dalla contrattazione alla banca, a livello fiscale non sarebbe riconosciuta alcuna minusvalenza sula posizione in oggetto.
La contrattazione tra privati poi potrebbe essere ancora più complessa: prima di tutto perché in ogni caso è chiesta l’intermediazione della banca e in secondo luogo perché quest’ultima, per tutelarsi nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, potrebbe richiedere una perizia sul valore dei titoli oggetto del contratto e un atto notarile di cessione. Anche una vendita a prezzo “vile” porterebbe infatti al computo di minusvalenze, di conseguenza all’abbattimento delle tasse.
In quali casi la Borsa dispone la sospensione dei titoli?
Oltre ai provvedimenti temporanei per bloccare rialzi o ribassi particolarmente ampi, la Borsa sospende le negoziazioni nel caso in cui il flottante di una società scenda sotto una determinata soglia senza che venga ripristinato, il tribunale dichiari l’apertura di una procedura concorsuale o gli azionisti approvino la messa in liquidazione di una società. Non basta che venga messa in discussione la continuità aziendale da parte revisori, ma occorre l’apertura di una procedura concorsuale o l’interruzione dell’operatività.
Ciononostante, qualora i revisori mettessero in discussione la continuità aziendale, suggerisco di riflettere a fondo se e in quale modalità mantenere i propri investimenti per evitare di trovarsi con un pacchetto titoli congelato per lungo tempo.
Nel caso di sospensione dalle contrattazioni causata dall’apertura di una procedura concorsuale e nell’impossibilità di gestire la cessione a intermediari o a terzi, i titoli quando torneranno ad essere contrattabili?
In alternativa quando saranno definitivamente eliminati dal deposito titoli dell’investitore?
L’uscita in bonis dalla procedura concorsuale potrebbe comportare la riammissione alle contrattazioni (come, secondo indiscrezioni di mercato, potrebbe accadere per Carige). In caso contrario i titoli saranno eliminati dal portafoglio del titolare con la cancellazione della società dal registro delle imprese.
Il fatto è che per quanto riguarda le società quotate le procedure fallimentari sono lunghe, e potrebbe passare un discreto numero di anni con i titoli immobilizzati in portafoglio.
Lei ha accennato in precedenza ai casi di delisting. Cosa può fare un inventore che, ad esempio, si trovi oggi con titoli Ubi (su cui si è ultimata l’Opas di Intesa Sanpaolo) o con titoli Ima (su cui si è chiusa l’Opa da Sofima spa)?
Occorre valutare bene la propria strategia di investimento nei casi in cui vi siano delle offerte pubbliche di acquisto totalitarie volte al delisting. Spesso, infatti, anche investitori privati punto all’obbligo di riacquisto ma non sempre scatta e l’investitore retail può restare con il cerino in mano con un titolo non più quotato (e quindi senza un mercato di contrattazione) su cui ben difficilmente eserciterà alcun potere, trattandosi di partecipazioni marginali.
Più in dettaglio, i due casi prospettati hanno soluzioni diverse. Nel primo essendoci una fusione in corso tra i due gruppi bancari, anche chi non avesse aderito all’Opas di Intesa Sanpaolo si troverà ad avere sul conto titoli azioni della Ca’ de Sass. Nel secondo caso invece i titoli Ima sono stati delistati e non, per così dire, trasformati in un altro strumento finanziario quotato. Chi si trovasse con i titoli Ima ancora in portafoglio, può provare a interloquire con la società e verificare la disponibilità dell’acquirente a rilevare le azioni rimaste sul mercato.
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