Via libera ai Pir alternativi
Con il DL Rilancio possono partire gli strumenti ideati da Assogestioni per convogliare il risparmio nel mondo delle imprese investendo anche su quelle non quotate
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Risparmio Gestito: il primo trimestre dell’anno ha visto uscire dal perimetro dell’industria circa 12,07 miliardi di euro. Deflussi, dunque, ma non per tutti gli attori del mercato e soprattutto niente fughe drammatiche degli investitori che hanno mantenuto tutto sommato un atteggiamento razionale.
“L’industria ha decisamente ammortizzato l’impatto Covid nel primo trimestre con deflussi che sono stati sostanzialmente inferiori sia alla crisi finanziaria del 2007/2008 che a quella dei debiti sovrani del 2011”, commenta a FocusRisparmio Mauro Panebianco, asset & wealth management advisory Emea leader di PwC.
Di fatto i mercati – salvo la prima fase dell’emergenza – hanno recuperato le perdite con una buona performance e i gestori “si sono dimostrati capaci di gestire i portafogli attutendo le perdite dal momento che arrivavano da un fase con ottime performance”.
Infatti, al netto della performance complessiva, è possibile individuare alcuni trend dell’industria che lasciano cadere una luce di moderato ottimismo. FocusRisparmio, con l’ausilio di alcuni professionisti e protagonisti del panorama italiano, ne ha individuati almeno tre.

Fra i risultati delle singole Sgr sorprende il risultato in controtendenza di Pictet Asset Management che si posiziona al secondo posto per raccolta subito dopo il gruppo Poste italiane, grazie a flussi netti positivi per 1,3 miliardi.
Si tratta per Pictet AM di un aumento del +200% circa rispetto al quarto trimestre 2019. Il patrimonio gestito in Italia si attesta così a fine marzo a quota 28,2 miliardi di euro.
“A fare da traino ai numeri, sono stati un forte focus su servizio e personalizzazione dell’offerta per quanto riguarda i mandati in delega e i prodotti tematici in generale, in cui siamo da sempre pioniere e leader riconosciuto”, spiega a FocusRisparmio Paolo Paschetta, country head per l’Italia di Pictet Asset Management.
Ma non solo. “Per tutta la durata del lockdown – sottolinea il manager –, abbiamo incrementato ulteriormente il supporto nei confronti di consulenti finanziari, reti e wholesale che ha goduto di un eccezionale livello di apprezzamento”.
Dal punto di vista logistico il successo di Pictet AM in questa fase turbolenta dei mercati si spiega con l’ampio ricorso a soluzioni commerciali orientate al cliente come i mandati in delega e il Pac.
“I mandati hanno contribuito in modo rilevante nel trimestre, grazie a team di gestione dedicati e locali, servizi di sub-advisory ad alto valore aggiunto e una gamma di soluzioni d’investimento particolarmente adatte al contesto di mercato che stiamo attraversando”, precisa Paschetta.
Il canale di raccolta tramite Piano di accumulo (Pac) ha inoltre registrato un contributo particolarmente positivo nel primo trimestre del 2020. Oltre alle promozioni di tipo commerciale – Pictet AM si fa carico dei costi amministrativi di accensione, normalmente a carico dei sottoscrittori, relativi ai nuovi Pac attivati su tutte le soluzioni d’investimento distribuite in Italia – a contribuire al successo della casa di gestione è stato il particolare contesto di mercato ad attirare l’attenzione su una modalità d’investimento capace di proteggere il portafoglio dalla estrema volatilità di mercato (il Vix ha raggiunto i suoi massimi storici – superando il livello di 82, ndr).
Il manager lo aveva detto in questa intervista. “I piani di accumulo permettono infatti di tenere sotto controllo l’emotività dell’investitore finale, grazie a versamenti periodici automatici che eliminano i rischi di market-timing nei momenti di maggior volatilità dei mercati”, analizza il country manager della società.
Stupisce la crescita dei fondi chiusi: “La motivazione principale dal mio punto di vista è che essendo questi caratterizzati da obiettivi di lungo periodo sono meno volatili rispetto ad eventi contingenti, non hanno un NAV giornaliero ma a volte mensile, semestrale o annuale e quindi meno suscettibili all’emotività di vedere l’oscillazione dei prezzi giorno per giorno”, sostiene Panebianco.
Nel recente passato con la riduzione del rendimento delle asset class tradizionali, è stato necessario introdurre nuove strategie di gestione e il mondo istituzionale ha imparato ad investire in nuove tipologie di fondi, non sorprende quindi – chiosa l’esperto di PwC – che non ci sia stato un grosso impatto, avendo questa tipologia di prodotti, come detto in precedenza, un orizzonte temporale diverso rispetto ai classici fondi aperti.
Nel primo trimestre i fondi di diritto italiano si sono mostrati più resilienti con deflussi pari a 2,3 miliardi contro i 9,83 miliardi che i clienti italiani hanno tolto dai fondi di diritto estero, in primis lussemburghesi.
Numeri contenuti che di fatto non alterano la predominanza dei fondi esteri sul mercato italiano rispetto a quelli italiani, ma che possono dimostrare un potenziale cambio di prospettiva da parte dei sottoscrittori italiani.
Un atteggiamento che viene riconosciuto anche da Banca d’Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di aprile, il primo dell’anno 2020, in cui pondera l’impatto della crisi Covid-19 sul sistema finanziario italiano, credito e banche, assicurazioni e fondi comuni.
Per i fondi comuni italiani a partire dall’ultima settimana di marzo, come testimoniano i dati, i riscatti si sono attenuati e per molti comparti si sono riscontrate sottoscrizioni nette pressoché nulle o positive.
“In questo quadro i fondi aperti italiani hanno fatto fronte regolarmente alle ingenti richieste di rimborso, anche grazie a un grado di liquidità dei portafogli relativamente elevato”, scrive Bankitalia nel report.
L’istituto guidato da Ignazio Visco sottolinea che la liquidità dei fondi di diritto italiano (7,9% del patrimonio netto in media) resta “sui valori più elevati degli ultimi tre anni” e che le variazioni dei margini di garanzia associati all’uso di derivati, pur avendo registrato in taluni casi valori elevati, “non hanno dato luogo a tensioni nella gestione della liquidità”.
Se l’emergenza sanitaria ed economica può far da acceleratore a trend già esistenti dentro e fuori l’industria del risparmio gestito, allora il cambio di passo che poggia su questi sotto-trend lascia ben sperare per il futuro del settore che ora è chiamato a supportare la ripartenza economica dell’Italia. Nel farlo, le Sgr potranno contare su di una freccia in più nella loro faretra: quella dei Pir Alternativi di recentissima approvazione. Stay tuned!
