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Durante la crisi i fondi italiani hanno fatto fronte regolarmente alle richieste di rimborso. Banca d’Italia conferma: “La liquidità è sui livelli più alti degli ultimi tre anni”
I fondi comuni aperti italiani hanno fatto fronte regolarmente alle richieste di rimborso connesse con i forti cali delle quotazioni sui mercati finanziari. I rischi di liquidità per il settore sono contenuti, inclusi quelli che possono derivare dall’aumento dei margini richiesti a garanzia delle operazioni in derivati.
Lo dice Banca d’Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di aprile, il primo dell’anno 2020, in cui pondera l’impatto della crisi Covid-19 sul sistema finanziario italiano, credito e banche, assicurazioni e fondi comuni.
I dati mensili e trimestrali diffusi da Assogestioni confermano che nei fatti le richieste di riscatto nel primo trimestre hanno riguardato – per l’intero sistema di gestioni, sia collettive che individuali – meno dell’1% del patrimonio dell’industria e sono state concentrate per lo più su prodotti azionari, flessibili e obbligazionari.
Al riparo dai riscatti
Via Nazionale riconosce che la diffusione della pandemia di Covid-19 “accresce notevolmente i rischi per la stabilità finanziaria globale” e che i prezzi delle attività finanziarie hanno subito “ampie riduzioni e la loro volatilità è aumentata, la liquidità sui mercati è diminuita”. Al contempo, scrive Bankitalia, è cresciuta la vulnerabilità dei bilanci di famiglie, imprese e intermediari.
Per quanto riguarda l’industria del risparmio gestito, nel primo trimestre il 7,7% dei fondi ha registrato riscatti netti superiori al 4,7% del loro attivo, un valore pari “al decimo percentile della distribuzione dei deflussi tra il 2008 e il 2019”, precisano dalla Banca centrale nazionale.
A partire dall’ultima settimana di marzo, come testimoniano i dati, i riscatti si sono attenuati e per molti comparti si sono riscontrate sottoscrizioni nette pressoché nulle o positive.
In questo quadro i fondi aperti italiani hanno fatto fronte regolarmente alle ingenti richieste di rimborso, anche grazie a un grado di liquidità dei portafogli relativamente elevato: la normativa nazionale prevede infatti che non possano investire più del 20% del portafoglio in attivi illiquidi.
L’istituto guidato da Ignazio Visco sottolinea che la liquidità dei fondi di diritto italiano (7,9% del patrimonio netto in media) resta sui valori più elevati degli ultimi tre anni. Le variazioni dei margini di garanzia associati all’uso di derivati, pur avendo registrato in taluni casi valori elevati, non hanno dato luogo a tensioni nella gestione della liquidità.
E c’è da dire che il riscontro di quanto dice Bankitalia si può trovare anche nei numeri diffusi dall’associazione degli asset manager. Nel primo trimestre, infatti, i fondi di diritto italiano si sono mostrati più resilienti con deflussi pari a 2,3 miliardi contro i 9,83 miliardi che i clienti italiani hanno tolto dai fondi di diritto estero, in primis lussemburghesi.
Hanno tenuto anche i fondi potenzialmente vulnerabili – vale a dire quelli con un indicatore di liquidità (rapporto tra l’attivo di un fondo ponderato per il grado di liquidità delle sue componenti e i riscatti netti in uno scenario di stress, ndr) inferiore all’unità – che rappresentano il 2,9% del patrimonio complessivo. Anche su questi fondi, soltanto in pochi casi si sono verificati rilevanti deflussi nel mese di marzo.