A Davos Lagarde ribadisce che manterrà la rotta sui tassi: “Inflazione troppo alta e mercato del lavoro vibrante”. E dalle minute di dicembre emerge la trattativa con i falchi
Riecco i timori. Se ultimamente i segnali provenienti dal fronte inflazione e da quello macro avevano indotto sempre più investitori a sparare in un ammorbidimento della politica monetaria su entrambe le sponde dell’Atlantico, i banchieri centrali hanno immediatamente smorzato ogni speranza, spaventando i mercati e ponendo fine, probabilmente, alla serie di rialzi messi a segno negli ultimi giorni dai listini.
Per l’Eurozona, a Davos, l’antipasto è stato servito dal falco Klaas Knot, governatore della banca centrale olandese, secondo il quale saranno necessari altri aumenti dei tassi da mezzo punto. Per il membro del board di Francoforte l’inflazione di fondo nell’area euro “non ha ancora svoltato l’angolo” e dunque, dal suo punto di vista, “alcuni sviluppi di mercato visti di recente non sono benvenuti” né sono “compatibili con un ritorno dell’inflazione al 2%”. “La Bce non si limiterà a un solo rialzo da mezzo punto, questo è sicuro”, ha avvertito.
Christine Lagarde, Presidente della Bce
A stretto giro è poi arrivato il piatto forte della presidente, Christine Lagarde, secondo cui l’inflazione “continua ad essere troppo alta” e il mercato del lavoro europeo “non è mai stato così vibrante”. “Sugli aumenti dei tassi la Bce terrà la barra dritta fino a quando saremo entrati in territorio restrittivo abbastanza a lungo per riportare velocemente l’inflazione al 2%”, ha scandito durante un panel del World economic forum.
Quanto alla temuta recessione, per Lagarde il 2023 “non sarà brillante ma sarà comunque molto meglio di quanto si temesse”. Le notizie sull’andamento dell’economia, ha spiegato, sono diventate più positive e inducono a spostare in avanti le prospettive di recessione, visto che “la retorica è passata dal prevedere una recessione dal terzo-quarto trimestre del 2022 al quarto trimestre 2022-primo trimestre 2023, e ora si attende una lieve contrazione”. Senza contare, ha sottolineato, che alcuni leader europei ritengono che la recessione in alcuni Paesi non ci sarà.
Lo stesso scenario macro emerge dall’ultima portata della giornata, quella offerta dalle minute del meeting di metà dicembre, quando l’Eurotower ha aumentato i tassi di mezzo punto. I dati macroeconomici relativi all’Eurozona, si legge nei verbali, “sono recentemente diventati più positivi dopo un periodo di indicazioni più deboli del previsto, cosa che indica il venir meno del rischio di una recessione profonda e prolungata”, cosa che in precedenza gli operatori di mercato avevano considerato un fattore chiave e causa di pressioni al ribasso sull’inflazione dell’area.
Non solo. Ciò che più conta per gli investitori è che, sempre stando ai verbali, un “gran numero” di membri del board “ha mantenuto la posizione a favore di un aumento dei tassi di 75 punti base, considerandolo la risposta più diretta al fatto che le condizioni finanziarie sono diventate incoerenti con l’aspettativa che l’inflazione rimanga più alta più a lungo, come indicato nelle proiezioni dello staff, e che i rischi rimangano inclinati verso l’alto”.
“Gran numero” che ha poi accettato un aumento da mezzo punto solo dopo che Lagarde si è impegnata a continuare su questa strada e a questo ritmo nelle riunioni successive.
Alcuni hanno anche spinto per una riduzione più rapida del portafoglio App o per la cessazione totale dei reinvestimenti, anche se nella riunione è stato evidenziato come un ritmo di riduzione troppo rapido potrebbe portare al riemergere della frammentazione del mercato obbligazionario, rendendo anche più difficile andare avanti con la stratta monetaria.
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