Per l’Eurotower l’incertezza è alta ma ci sono le condizioni per crescere. Confermati i rialzi dei tassi: 25 pb a giugno e forse di più a settembre. Intanto S&P mette in guardia sul “whatever it takes”
Mentre le Borse fanno i conti con una possibile recessione (eventualità messa in conto dal numero uno della Fed, Jerome Powell, davanti al Congresso Usa), la Bce smentisce l’ipotesi, ma conferma che a giugno si procederà con un aumento dei tassi di 25 pb e che a settembre si potrebbe salire a mezzo punto se le prospettive d’inflazione rimanessero invariate o peggiorassero.
D’altra parte, nel consueto Bollettino economico dell’Eurotower, i tecnici mettono nero su bianco che l’istituto centrale europeo prevede un’inflazione elevata anche al netto dei beni energetici e alimentari (3,3% nel 2022, il 2,8% nel 2023 e il 2,3% nel 2024), sottolineando come la guerra stia “incidendo pesantemente sull’economia dell’Area dell’euro”. Ne deriva che le prospettive restano “caratterizzate da un alto grado di incertezza”.
Tuttavia, niente recessione per ora. Per gli analisti di Francoforte ci sono infatti “le condizioni perché l’economia continui a crescere e segni un’ulteriore ripresa nel medio periodo”, pure mantenendo alta l’attenzione su Italia e Germania in particolare, entrambe molto dipendenti dalle forniture russe.
S&P: difficile e costoso il ritiro del whatever it takes
Christine Lagarde
Il documento mensile cita anche lo scudo anti-spread allo studio di Francoforte, ribadendo la volontà della Bce di evitare la frammentazione. Per ora l’annuncio della nuova misura non ha tranquillizzato più di tanto gli investitori e nel giorno in cui prende il via a Bruxelles la due giorni del Consiglio Europeo, a cui partecipano anche la presidente, Christine Lagarde, e il premier italiano ed ex numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi, S&P fa i conti di quanto il “whatever it takes” del banchiere italiano abbia giovato al Pil dell’Eurozona e su quanto potrebbe costare tornare indietro.
Negli ultimi 10 anni, ovvero dal momento in cui Super Mario pronunciò la celeberrima espressione finita anche nella Treccani, la Bce ha implementato molte politiche che hanno avuto implicazioni sostanziali per l’economia dell’Eurozona, per il suo sistema bancario e per i mercati dei capitali. Per gli esperti di S&P tali politiche adottate nell’arco di questi ultimi 10 anni hanno sostenuto l’economia dell’Area, ridefinito la sua industria bancaria e rafforzato l’emissione di debito e la stabilità del mercato.
“Ma mentre lo stimolo significativo ha ridotto il rischio di credito, queste politiche ora stanno probabilmente esacerbando il rischio di durata e portando a rendimenti deboli per gli investitori man mano che le condizioni si restringono e i tassi aumentano”, avvertono da S&P.
Nel report si legge che le politiche implementate negli ultimi 10 anni hanno reso l’Area euro più coesa, portando a un aumento del Pil nominale del 7-8%, in parte attribuibile ai prestiti diretti alle banche per impieghi mirati, a favore delle piccole imprese. “Il sistema bancario – viene sottolineato – ha subito profondi cambiamenti, tra cui una riduzione del mercato interbancario e un calo della redditività per molti istituti, mentre i mercati finanziari hanno registrato una crescita sostanziale, che ha stimolato la ricerca di rendimenti anche fra gli asset più rischiosi”.
Dunque, per gli analisti all’agenzia Usa il progressivo ritiro degli strumenti di policy implementati in un decennio potrebbe ora rivelarsi limitato, dati i numerosi cambiamenti strutturali verificatisi, o potrebbe comportare costi elevati per gli operatori di mercato, che saranno tenuti ad adeguarsi.
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