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Per l’Eurotower il rallentamento dell’economia non basterà a frenare i prezzi: sono necessari altri rialzi. Ma dai verbali si conferma la spaccatura del board sull’entità degli aumenti
“L’inflazione è risultata ripetutamente più alta delle attese, e le pressioni al rialzo sui prezzi non si abbatteranno da sole”. È in questa frase uno dei nodi principali affrontati dalla Bce nel corso della scorsa riunione di politica monetaria, quella dell’8 settembre in cui per la prima volta l’Eurotower ha alzato i tassi di 0,75 punti base. Christine Lagarde e colleghi sono infatti intenzionati ad andare avanti nella loro guerra senza quartiere al carovita, anche se, come appunto emerge dai verbali, il board risulta ancora diviso sul ritmo della stretta monetaria.
Come emerge dalle minute del meeting, i banchieri centrali hanno sottolineato che “mettere troppa enfasi sui problemi dal lato dell’offerta rischia di trascurare il fatto che occorre agire sulla domanda per abbattere l’inflazione”. E per il capo-economista della Bce, Philip Lane, il ruolo della domanda è in questo momento più alto che in precedenza.
Nella discussione fra i membri del consiglio direttivo è stato inoltre osservato che, “senza una tempestiva riduzione dell’accomodamento della politica monetaria, le pressioni inflazionistiche derivanti da un deprezzamento dell’euro potrebbero aumentare ulteriormente”. Questo a fronte del fatto che, si legge sempre nei verbali, “tassi di cambio più bassi hanno fornito un sostegno limitato all’attività economica in un contesto di continue strozzature e carenze dell’offerta globale”.
Se sulla necessità di una stretta sono tutti d’accordo, la spaccatura tra falchi e colombe resta in merito all’entità dell’aumento dei tassi. Alcuni governatori si sono espressi infatti per un rialzo di mezzo punto anziché di 75 punti base come sostenuto dalla maggioranza, dal momento che “un aumento di 50 punti base sarebbe stato sufficientemente ampio da segnalare la determinazione nel procedere con la normalizzazione dei tassi di interesse che il Consiglio direttivo aveva avviato a luglio”.
Dai verbali emerge anche che la minoranza ha ribadito il rischio incombente di una recessione, che andrebbe ad attenuare le pressioni inflazionistiche, rendendo così un aumento di 50 punti base, parte di un percorso sostenuto verso livelli dei tassi più neutri, sufficiente per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine una volta svaniti gli shock transitori. Per le colombe dell’Eurotower, infatti, una stretta troppo aggressiva rischia di “esacerbare una recessione, con scarsi benefici per l’inflazione nel breve termine”.
“Al termine della discussione – si legge ancora -, tutti i membri hanno raggiunto un consenso per un aumento di 75 punti base dei tre principali tassi di interesse della Bce”, ribadendo che la decisione rimane dipendente dai dati e che un aumento di 75 punti base non segnala in alcun modo l’intenzione del board “di concordare aumenti dei tassi di interesse di simile entità nelle sue future riunioni”.
L’Eurotower ha infatti ritenuto essenziale “comunicare con prudenza” il percorso da seguire e contrastare il “rischio di un aumento della volatilità nel mercato obbligazionario facendo riferimento a un’anticipazione della normalizzazione dei tassi di interesse”.
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