Il sell-off dei titoli giapponesi e il balzo dei rendimenti americani verso il 5% riaccendono l’allarme sulla sostenibilità fiscale. Per il fondatore di Citadel, il rischio è perdere il ruolo dei Treasury come asset rifugio
Il mercato obbligazionario globale sta inviando un segnale chiaro e gli Stati Uniti farebbero bene a non ignorarlo. È il messaggio lanciato da Ken Griffin, fondatore e ceo di Citadel, dopo il violento sell-off che ha colpito questa settimana il mercato dei bond giapponesi e il rialzo dei rendimenti dei Treasury americani verso livelli considerati critici dagli investitori.
In Giappone i rendimenti dei titoli di Stato hanno toccato nuovi massimi storici: il decennale è salito fino al 2,2%, mentre il trentennale ha raggiunto il 3,66%. Un movimento che, secondo le ricostruzioni, non ha un’unica causa ma riflette una combinazione di tensioni geopolitiche e preoccupazioni legate al piano economico da 21.300 miliardi di yen annunciato dal primo ministro Sanae Takaichi per sostenere un’economia già fortemente indebitata. Un precedente che, per Griffin, rappresenta un monito diretto per gli Stati Uniti.
Il rischio soglia del 5% sui Treasury
Ken Griffin, fondatore e ceo di Citadel
I tassi offerti dai Treasury si sono avvicinati in settimana alla soglia del 5%, un livello considerato sensibile perché rende il rendimento dei titoli di Stato comparabile a quello delle azioni. “Se la casa fiscale non è in ordine”, ha avvertito Griffin intervenendo a un evento Bloomberg a Davos, “i bond vigilantes possono intervenire e ritrarre il prezzo”. Secondo il numero uno di Citadel, uno degli aspetti più preoccupanti è proprio la crescente correlazione tra obbligazionari ed equity. “Quando governativi e stock si muovono insieme”, ha osservato, “il debito pubblico perde gran parte di ciò che lo rende attrattivo agi occhi degli investitori”. Un cambiamento che altera l’equilibrio dei portafogli e aumenta il rischio complessivo per chi cerca stabilità sui mercati.
La settimana dei Treasury è stata resa ancora più volatile dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minacciato nuovi dazi contro diversi Paesi europei se non avessero sostenuto il suo tentativo di acquisire la Groenlandia. Le tensioni hanno alimentato la speculazione su una possibile riduzione degli acquisti di debito USA da parte degli investitori europei. Un’ipotesi che ha spinto il segretario al Tesoro Scott Bessent a intervenire pubblicamente, riferendo di scuse personali ricevute dall’amministratore delegato di Deutsche Bank per una nota che ipotizzava una reazione negativa degli investitori europei.
Debito USA oltre i 38.000 miliardi
Al di là delle tensioni di breve periodo, resta il nodo strutturale del finanziamento del debito americano. Le passività federali hanno superato i 38mila miliardi di dollari e, solo nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale 2025, gli interessi pagati dal governo hanno sfondato il tetto dei 270 miliardi. Una dinamica che preoccupa figure come Jamie Dimon e lo stesso presidente della Fed Jerome Powell, prima ancora di Griffin, non tanto per il valore assoluto quanto piuttosto per il ritmo dell’indebitamento rispetto alla crescita economica.
Per ora, i mercati sembrano mantenere un atteggiamento relativamente fiducioso: i rendimenti sono scesi dopo che Trump ha ridimensionato le minacce sui dazi e i bond trentennali restano in un range compreso tra il 4% e il 5%. Ma, avverte Griffin, questa fiducia potrebbe non durare. “Gli Stati Uniti hanno abbastanza ricchezza per sostenere questi deficit ancora per un po’”, ha concluso,” ma più si rimanda un cambio di rotta più draconiane saranno le conseguenze”.
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Nella lettera agli investitori, la founder di Ark Invest lega la rivoluzione tech a una fase di accelerazione della crescita. La previsione è estrema: Pil reale globale oltre il 7%, tassi più alti, inflazione in calo e petrolio a 35 dollari. “Equity e Bitcoin al posto del 60-40”
Il guru macro mette in discussione uno dei presupposti su cui si sono concentrate le aspettative di Wall Street: che la politica monetaria americana sia sufficientemente restrittiva da giustificare nuovi tagli. A suo avviso, basta guardare ai prezzi degli asset per dubitarne
Con il decennale ai massimi dall’ottobre 2023 e il trentennale salito al 5,25%, il ‛Re dei bond’ vede ancora vulnerabilità nei governativi a lunga scadenza. E avverte Warsh: un mancato rialzo dei tassi a settembre potrebbe alimentare nuove vendite
Il primo intervento del nuovo presidente della banca centrale USA a Jackson Hole convince il chief economic adviser di Allianz. Promossa la scelta di abbandonare la forward guidance e soprattutto la riflessione sulle trasformazioni strutturali dell’economia
Il fondatore del noto hedge fund Greenlight Capital teme che Wall Street stia sottovalutando i rischi geopolitici e macroeconomici. Largo a un approccio difensivo, anche a costo di rinunciare a una parte dei nuovi rialzi
Il numero uno di J.P. Morgan ritiene che gli investitori stiano ignorando i rischi legati a geopolitica, deficit USA e valutazioni elevate. Per questo evita azioni e bond. Prudenza anche sull’intelligenza artificiale: “Non è detto che i vincitori di oggi siano quelli di domani”
Per l’economista, la trasformazione portata dall’AI richiederà più capitale del previsto. E con rendimenti obbligazionari destinati a restare elevati, gli investitori dovranno individuare i futuri leader della tecnologia. Ma gli USA manterranno un vantaggio strutturale
Per la ceo e fondatrice di Ark Invest, considerata una pioniera degli investimenti in tecnologia, i recenti cali del settore faranno bene al mercato dell’AI. E non c’è da temere nessuna bolla. Dalla blockchain alla sanità, ecco dove si nascondono le prossime opportunità
Per il ceo di J.P. Morgan, il rally delle Borse sarà ancora sostenuto dall’economia USA e dagli investimenti nell’AI. Ma sul lungo periodo, gli effetti degli shock che si stanno verificando nel mondo sono sottovalutati. “Una correzione? Prima o poi anche il ciclo più solido finisce”. E agli investitori serve più cautela
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