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L’Ue punta a presentare una proposta legislativa entro la prima metà del 2023. A Francoforte si studiano i problemi di privacy e la possibile introduzione di limiti al possesso
Una proposta legislativa entro la prima metà del 2023, per poi avviare i negoziati con il Parlamento europeo e gli Stati membri. L’Ue accelera sull’euro digitale e punta ad accorciare i tempi. Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza congiunta con la Bce sul tema. “Le società e le economie europee si stanno rapidamente digitalizzando, dobbiamo abbracciare l’era digitale” e “anche il nostro sistema monetario deve adattarsi a un futuro digitalizzato”, ha evidenziato.
“Le premesse sono chiare – gli ha fatto eco il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni -. Abbiamo un fortissimo aumento dei pagamenti digitali in Ue e ovunque, e dobbiamo evitare che la concorrenza che arriva dalle valute digitali delle banche centrali o da stablecoin differenti indeboliscano il sistema dell’euro”. La sfida per Bruxelles è dunque quella di avere prossimamente una proposta legislativa “che rifletta il lavoro che la Bce sta facendo”, ha aggiunto Gentiloni.
Dal canto suo la presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, ha assicurato che a Francoforte ci si sta concentrando sul “design concreto” e sul “quadro legislativo”. “L’euro digitale non è solo un progetto autonomo confinato al settore dei pagamenti, è piuttosto un’iniziativa politica davvero europea che ha il potenziale per influenzare la società nel suo insieme”, ha evidenziato Lagarde, osservando che mantenere la fiducia dei cittadini nel denaro e nei servizi di pagamento nell’era digitale è un obiettivo importante in sé, ma è ancora più importante per l’economia europea in generale, “perché un sistema di pagamento affidabile, efficiente e sicuro è la base per il funzionamento delle nostre economie”.
L’obiettivo è ora quello di trovare “un giusto equilibrio” tra i vari elementi, con particolare attenzione per la salvaguardia della privacy. “Puntiamo ad alti standard di privacy, ma il pieno anonimato non è una opzione disponibile, perché contraddirebbe altre istanze, come la lotta al riciclaggio o il finanziamento al terrorismo”, ha evidenziato la numero uno della Bce.
D’altra parte, come ha chiarito Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo della Bce, il processo per la nascita dell’euro digitale è ancora nella fase di investigazione, in cui la Bce valuta i pro e i contro e ha intense interazioni con tutti gli stakeholder. “Questa fase finirà alla fine del 2023 e a quel punto il consiglio direttivo deciderà se procedere o no alla prossima fase, che è la fase realizzativa”. E Panetta ha garantito che ciò avverrà solo “se abbiamo la certezza che funzionerà: la Bce non è una startup, non può fare una cosa e poi se fallisce ce n’è un’altra”.
Panetta ha spiegato che tra i principali temi allo studio ci sono appunto la privacy e la possibile introduzione di limiti al possesso. “Se diamo accesso a un sistema privo di rischi, liquido e senza costi di transizioni, ci sarebbe il rischio che qualcuno sposti interi depositi fuori dalle banche e questo in periodi di crisi potrebbe creare instabilità”, ha chiarito. Per questo, l’Eurotower sta pensano di porre limiti all’uso e al possesso di euro digitale, che deve essere “un mezzo di pagamento, non uno strumento per accumulare valore”. Sul tavolo la possibilità di fissare un tetto a 3 mila euro di depositi in euro digitale.
Analoghe valutazioni, ha consluso Panetta, entrano in gioco nel decidere se dare accesso all’euro digitale ad esempio ai consumatori dei Paesi in via di sviluppo. “Potremmo facilmente destabilizzare un Paese dando accesso a tutti i suoi consumatori all’euro digitale e innescando così una corsa agli sportelli bancari”, ha avvertito.
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