Se la Cina arriva prima sulla valuta digitale
Casanova (Ubp): “La Cina utilizza il Dcep per promuovere l'internazionalizzazione del Renminbi lungo la Via della Seta e nel sud-est asiatico, riducendo la dipendenza dal dollaro”
5 min
Non bastasse la crisi pandemica, per le banche centrali di tutto il mondo c’è un’altra grana con cui urge fare i conti, quella delle valute digitali. Archiviato, ma non del tutto, l’atteggiamento di rifiuto sprezzante, gli istituti stanno procedendo a valutarne e studiarne l’emissione, anche per contrastare il dilagare delle criptomonete del settore privato. E come in ogni gara che si rispetti, si rischia anche qui di avere vincitori e vinti. Con la Cina che sulla questione è già al traguardo.
Ma andiamo con ordine. Nel Vecchio Continente, mentre la presidente della Bce, Christine Lagarde, non perde occasione per lapidare il bitcoin (“Non è una valuta, gli mancano alcuni degli attributi chiave, come la stabilità. È un criptoasset, creato da libertari anonimi, che è stato anche utilizzato in modo ‘bizzarro’”), il suo collega Fabio Panetta è tornato a ripetere che l’euro digitale “è un’evoluzione naturale”.
“L’attuale digitalizzazione del denaro e dei pagamenti sta mettendo a dura prova la struttura consolidata del sistema finanziario – ha osservato il membro del comitato esecutivo della Bce -. Un euro digitale rappresenta un’evoluzione naturale in risposta a questa trasformazione, non solo per sostenere l’efficienza e l’innovazione, ma anche per preservare il ruolo della banca centrale nell’offrire mezzi di pagamento sicuri”. Non solo: per l’economista italiano l’assenza di una valuta digitale Ue, a fronte di un’adozione diffusa di valute digitali da parte delle altre banche centrali, “potrebbe rendere l’economia e il sistema finanziario europei più sensibili agli shock dall’estero”. Naturalmente serve tempo, ha concluso Panetta, perché “se le innovazioni nella moneta della banca centrale non sono ben progettate, possono diventare una fonte di turbativa finanziaria”.
Solo che la corsa contro il tempo potrebbe, appunto, generare vincitori e vinti. Al di là dell’Oceano, mentre la nuova segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, bastona le criptovalute (“usate principalmente per finanziamenti illeciti) e precisa che bisogna trovare il modo per “ridurne l’uso”, dopo l’endorsement di Elon Musk, Mastercard ha annunciato il via libera alle transazioni con alcune monete digitali e Amazon si appresta a lanciare in Messico un suo progetto rivolto, per ora, ai mercati emergenti.
Intanto la Federal Reserve, come i colleghi di Francoforte, si mostra ormai molto più aperta rispetto a qualche mese fa e ha fatto sapere di stare esaminando un’ampia gamma di questioni relative ai pagamenti e alle valute digitali, tra cui considerazioni politiche, di progettazione e legali sulla potenziale emissione di una criptovaluta di Stato. “Trasformando i pagamenti, la digitalizzazione ha il potenziale per fornire maggiore valore e convenienza a costi inferiori”, ha detto il governatore Lael Brainard, precisando però che i rischi non mancano, e sono rappresentati ovviamente dai sistemi di pagamento digitali privati.
“Alcuni dei nuovi attori sono al di fuori delle barriere regolamentari del sistema finanziario e le loro nuove valute potrebbero porre sfide in settori come la finanza illecita, la privacy, la stabilità finanziaria e la trasmissione della politica monetaria”, ha avvertito, aggiungendo che sono in corso da parte della Fed “ricerche e sperimentazioni relative alle tecnologie di registro distribuito e al loro potenziale caso d’uso per le valute digitali, compreso il potenziale per una Cbdc (valuta digitale della banca centrale)”.
Brainard ha anche ammesso che proprio il progetto Facebook Libra “ha conferito urgenza” al tema e di collaborare “con altre banche centrali mentre miglioriamo la nostra comprensione delle valute digitali delle banche centrali”. “Negli Stati Uniti – ha concluso – non meno che in altre grandi economie, il settore pubblico deve impegnarsi attivamente con il settore privato e la comunità di ricerca per considerare se è necessario stabilire nuovi guardrail, se è necessario ridisegnare i perimetri normativi esistenti e se una Cbdc fornirebbe importanti vantaggi in rete”.
Nel frattempo, mentre dozzine di banche centrali a livello globale si stanno attrezzando tra aperture e dichiarazioni d’intenti, la nazione cui tutti guardano è la Cina, che sta portando avanti i piani per l’emissione di una moneta digitale ormai da anni.
“Il sistema di pagamento elettronico cinese con valuta digitale è stato proposto nel 2014 e sarà la prima valuta digitale al mondo a essere emessa da una banca centrale – spiega Carlos Casanova, senior economist asia di Union Bancaire Privée -. A differenza dei Bitcoin o di Ether, il Decp non è decentralizzato, ma sarà emesso a livello centrale dalla Banca Popolare cinese e poi distribuito attraverso le banche statali agli utenti finali utilizzando una crittografia asimmetrica. La moneta digitale emessa dalla Banca Centrale sarà depositata in un portafoglio digitale (ad esempio un’app o dispositivo mobile) invece che su un conto bancario, sostituendo così la moneta a corso legale. Uno yuan sarà uguale a un Decp. Le transazioni digitali saranno condotte tra due portafogli digitali senza coinvolgere banche o società di carte di credito”.
L’idea di Pechino di introdurre una moneta digitale centrale si inserisce in un piano di ristrutturazione del modello di crescita economica della Cina più focalizzato sulla domanda interna. L’idea non è nuova, ma sarà migliorata come parte del prossimo piano quinquennale. E soprattutto pone Pechino in testa al resto del mondo sulla questione, regalandole un vantaggio che è anche geopolitico.
“Il Decp servirà a rafforzare l’agenda cinese sia all’esterno che all’interno. Il commercio e il finanziamento della catena di approvvigionamento sono due aree in cui le applicazioni blockchain sono ben sviluppate e che si allineano perfettamente con i punti di forza commerciali della Cina”, evidenzia Casanova, secondo cui il Dcep potrà “promuovere l’internazionalizzazione del Renminbi, lungo la Belt and Road e nel sud-est asiatico”. Più precisamente, “il Dcep mira a migliorare la convenienza dei pagamenti transfrontalieri e a ridurre la dipendenza dal dollaro, dagli Swift e dalle società di servizi finanziari statunitensi. Questo è importante nel contesto di una maggiore incidenza delle sanzioni statunitensi, che hanno un impatto diretto sulle aziende nazionali”, conclude.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
