Dal meeting pre-natalizio gli investitori si aspettano un aumento dei tassi di mezzo punto. E attendo i dettagli sul Qt e le nuove previsioni su Pil e inflazione
Un nuovo aumento dei tassi di interesse, con tutta probabilità di 50 punti base, l’annuncio dei principi chiave per la riduzione del bilancio e le ultime previsioni su Pil e inflazione al 2025. Il menù del meeting pre-natalizio della Bce prevede tre portate, tutte principali e tutte sorvegliate speciali dei mercati.
Per quanto riguarda il costo del denaro, i gestori sono praticamente unanimi nel prevedere che, dopo due strette da 75 pb, il board della banca centrale europea opterà per un aumento di mezzo punto. Ovviamente le sorprese non sono da escludere, considerando anche che i falchi di Francoforte continuano a spingere per un altro maxi rialzo, ma i segnali di un possibile rallentamento della corsa dell’inflazione fanno credere che alla fine prevarrà la fazione che vuole un aumento più contenuto, portando il tasso principale al 2,5% e quello sui depositi al 2%.
Annalisa Piazza, fixed income research analyst di Mfs Im
“Lo scenario di base prevede un rialzo di 50 pb, ma il rischio di un rialzo di 75 pb non è trascurabile”, spiega Annalisa Piazza, fixed income research analyst di Mfs Im, secondo cui il dibattito all’interno del Consiglio direttivo sull’entità del rialzo di dicembre sarà probabilmente vivace. “Sembra però che anche i membri più prudenti della Bce vedano ora la necessità di un’ulteriore normalizzazione per evitare che la spirale negativa dell’inflazione si materializzi nel medio termine”, precisa, chiarendo che l’andamento dell’inflazione di base nella prima metà del 2023 sarà cruciale per determinare quanto Christine Lagarde dovrà spingersi in territorio restrittivo l’anno prossimo. “Allo stato attuale, ci aspettiamo tassi a fine periodo intorno al 3%”, afferma.
Dal punto di vista del mercato, per la Piazza i listini europei hanno iniziato a prezzare maggiori rischi di una lieve recessione in futuro e le curve dei principali Paesi dell’Ume hanno continuato ad appiattirsi nella parte alta della curva nelle ultime settimane. “Data l’improbabile svolta della Bce verso un orientamento più accomodante, escludiamo che la parte breve della curva inizi a prezzare eventuali tagli dei tassi nel breve termine. Pertanto, il trend di appiattimento dovrebbe essere confermato, sia nel caso di una correzione ribassista che nel caso di una prosecuzione del recente rally dei rendimenti Dm”, evidenzia.
Anche per Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, la Bce alzerà i tassi di riferimento di 50 punti base questa settimana e segnalerà un altro possibile rialzo dei tassi all’inizio del 2023, mentre un’ulteriore mossa a marzo è meno probabile. “Il quadro dell’inflazione nell’Eurozona rimane difficile: i livelli rimangono fastidiosamente alti, anche in Germania, dove i prezzi continuano a salire a due cifre. Tuttavia il picco sembra essere stato raggiunto all’inizio del quarto trimestre, come suggeriscono i dati dell’Ipc”, fa notare.
Silvia Dall’Angelo, senior economist di Federated Hermes
Secondo Silvia Dall’Angelo, senior economist di Federated Hermes, probabilmente Lagarde sottolineerà che la loro principale preoccupazione è l’inflazionee che, di conseguenza, potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento in futuro. “La nuova serie di previsioni economiche dovrà bilanciare alcuni dati retrospettivi migliori rispetto alle attese e l’impatto di una serie di ostacoli in futuro (in particolare i prezzi elevati dell’energia)”, avverte la Dall’Angelo, per la quale è importante notare che la Bce fornirà anche dettagli sui propri piani di normalizzazione del bilancio e l’aggiunta della stretta quantitativa al quadro nei prossimi mesi potrebbe giustificare una pausa nel ciclo di rialzi.
“Nel nostro scenario di base, il tasso depo si attesterà al 2%, ma se l’inflazione sarà più solida (i negoziati in materia salariale saranno fondamentali) e la crescita reggerà meglio del previsto, sono possibili un paio di ulteriori rialzi più contenuti nel 2023, possibilmente fino a un picco vicino al 3%”, chiarisce.
Paul Diggle, deputy chief economist di abrdn
“Le previsioni sul Pil dell’Eurozona per il 2023 e il 2024 -sostiene Paul Diggle, deputy chief economist di abrdn – probabilmente scenderanno, mentre quelle sull’inflazione saliranno. Anche in questo caso, la Bce potrebbe rimanere troppo ottimista sulle prospettive di crescita rispetto alle nostre opinioni”.
Quanto al Qt, per Diggle, l’Eurotower ha intenzione di “sdrammatizzare”, rendendolo passivo e molto graduale. “All’inizio l’impatto sul mercato potrebbe essere limitato, dato che il Quantitative Tightening è ampiamente previsto, ma potrebbero emergere maggiori tensioni sui mercati obbligazionari se la manovra dovesse coincidere con altri shock imprevisti futuri”, conclude.
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