Mentre negli Usa l’inflazione sale all’8,5% e spiana la strada a un aumento dei tassi di 50 pb, nell’Eurozona sale l’attesa per la riunione dell’Eurotower. Per i gestori Lagarde andrà avanti con la normalizzazione
Mentre negli Usa l’inflazione di marzo riserva l’ennesima brutta sorpresa salendo dell’8,5%, oltre le attese e al top dal 1881, spianando così la strada alla Fed per un rialzo dei tassi di 50 punti nella riunione di maggio, al di qua dell’Oceano sale l’attesa per quanto diranno Lagarde e colleghi giovedì. Lo scorso mese infatti il board della Bce ha parzialmente sorpreso gli investitori con il suo atteggiamento inflessibile e rigoroso di fronte alla fiammata dei prezzi e ora gli occhi sono puntati principalmente sul Qe.
A far da contorno alla riunione dell’Eurotower ci sono non solo i dati che arrivano dagli Usa, dove a marzo l’indice core, quello al netto di energia e alimentari e monitorato dalla Fed, è salito dello 0,3% su febbraio e del 6,5% sul 2021, ma anche l’impennata dei rendimenti dei titoli titoli di Stato dell’Eurozona, con il Btp in prima fila che ha segnato il record dal 2019.
I verbali della Fed e della Bce, pubblicati la scorsa settimana, continuano a prospettare una stretta monetaria più marcata, in particolare le minute di Francoforte hanno delineato un impegno a porre fine all’App entro l’estate. Tuttavia, come fanno notare gli esperti del team strategie di credito globale di Algebris, tale obiettivo si riferiva alla riunione del 9 marzo, prima che divenisse chiaro che la guerra in Ucraina sarebbe continuata a lungo.
“Di conseguenza – affermano gli esperti -, la riunione di questo giovedì fornirà maggiori informazioni circa le potenziali azioni di politica monetaria dei prossimi mesi. Riteniamo che la Bce cercherà di mostrarsi hawkish, visto che l’inflazione dell’Eurozona a marzo ha mostrato un aumento dell’1% rispetto alle ultime proiezioni. Tuttavia, una recessione tecnica nel terzo trimestre è ora una chiara possibilità, motivo per cui l’atteggiamento della Bce dovrà essere sufficientemente ambiguo da lasciare aperta la possibilità di una riduzione più lenta degli acquisti e un successivo aumento dei tassi”.
Intanto, il mercato dei tassi continua a salire, con i Treasuries americani e i Bund tedeschi che sono aumentati rispettivamente di 35 pb e 25 pb nel solo mese di aprile. Per questo, secondo gli esperti Algebris, nei prossimi mesi è possibile che si verifichino alcuni picchi inflattivi a livello locale. “Ma i tassi reali rimangono negativi nella maggior parte dei mercati sviluppati – evidenziano -, con le aspettative di inflazione per il 2023 ben al di sotto sia dei sondaggi che dei livelli spot. Crediamo che permarrà un mercato ribassista per i tassi d’interesse per la maggior parte di quest’anno, con le curve long-end che saranno le prossime a cedere”.
Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors
Per Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors, la banca centrale europea annuncerà chiaramente un ritorno ai fondamenti del suo mandato: garantire la stabilità dei prezzi. L’esperto si aspetta infatti che Lagarde confermi la fine del suo programma di acquisto di asset nel terzo trimestre e che ribadisca la volontà di alzare i tassi in seguito.
“La Bce dovrebbe confermare la fine del programma di acquisto App per il terzo trimestre, e forse anche annunciare una data di fine specifica. Ci si aspetta anche che ribadisca la volontà di aumentare i tassi dopo la fine degli acquisti di asset. I mercati si aspettano due aumenti di 25 punti base prima della fine di quest’anno. Non ci sarà un calendario per un rialzo dei tassi, ma la Bce potrebbe esprimere volontà di fare di più se l’inflazione dovesse essere più forte e persistente del previsto, il che continuerebbe ad alimentare la correzione al rialzo dei tassi della zona euro”, chiarisce l’esperto.
Konstantin Veit, portfolio manager european rates di Pimco
D’altra parte l’inflazione headline ha di nuovo significativamente sorpreso al rialzo a marzo, il che secondo Konstantin Veit, portfolio manager european rates di Pimco, rende quasi certa un’ulteriore revisione al rialzo delle proiezioni sui prezzi di Francoforte a giugno. “Con una Bce più preoccupata per le prospettive di inflazione che per la crescita, crediamo che continuerà il processo di normalizzazione, con politiche fiscali mirate volte a sostenere la domanda privata, a meno che la situazione economica non peggiori marcatamente”, afferma l’esperto Pimco, che non si aspetta decisioni significative di politica monetaria per giovedì, ma secondo cui Lagarde porrà fine agli acquisti netti di asset a luglio, soprattutto se l’inflazione continuerà a sorprendere al rialzo.
Per Veti un primo rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base a settembre sarebbe uno scenario plausibile. “Pensiamo che la Bce aumenterà il tasso di deposito e il tasso di rifinanziamento principale dello stesso importo, mantenendo invariato il corridoio dei tassi – chiarisce -. Un inasprimento del corridoio ridurrebbe lo schema di incentivi incorporato nelle attuali operazioni di rifinanziamento a lungo termine e scoraggerebbe l’attività del mercato monetario più in generale. Tuttavia, in un contesto di abbondanti riserve in eccesso, il tasso di deposito rimane l’unico tasso di riferimento per i mercati monetari, una situazione che probabilmente non cambierà negli anni a venire, data l’enorme quantità di liquidità in eccesso nel sistema e l’assenza di piani di liquidazione del bilancio in essere”.
Nel breve e medio termine, per l’esperto Pimco, l’Eurotower punterà a terminare gli acquisti netti di asset e a tornare a una politica di azzeramento dei tassi, con poche altre ambizioni. “Nel medio-lungo termine c’è ancora molta incertezza su dove potrebbe collocarsi un tasso di riferimento neutrale per la zona euro, ma qualsiasi livello significativamente superiore all’1% sembra meno plausibile in confronto ad altre giurisdizioni dei mercati sviluppati, come il Regno Unito o gli Stati Uniti. Attualmente il mercato prezza un ciclo di tassi d’interesse di 180 punti base, che potrebbe quindi suggerire una politica in territorio marginalmente restrittivo per la Bce”, conclude.
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