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La holding fondata dal guru dei mercati, Berkshire Hathaway, vicina alla collocamento di un’emissione obbligazionaria denominata nella valuta nipponica. Una mossa che servirebbe a finanziare acquisizioni nel Paese del Sol Levante. Intanto, la liquidità dell’Oracolo resta da record
Berkshire Hathaway si prepara a emettere nuove obbligazioni in yen, una mossa che segue l’intenzione del fondatore Warren Buffett di incrementare la partecipazione nelle principali società di trading giapponesi. La holding americana, già avvezza alla pratica di collocare sul mercato bond denominati in valuta nipponica, ha infatti affidato a Bank of America e Mizuho il compito di valutare una nuova emissione presso la Securities and Exchange Commission (SEC). Lo riporta Bloomberg, secondo cui il lancio dell’operazione dipenderà dalle condizioni di mercato.
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Un altro pezzo del puzzle
Lo scorso ottobre Berkshire aveva già collocato un’emissione da 282 miliardi di yen (circa 1,75 miliardi di euro), dando vita al più grande bond in yen mai collocato dalla società e portando il proprio il controvalore del debito contratto in questa forma vicino agli attuali 1.4120 miliardi. Tuttavia, con obbligazioni in valuta giapponese in scadenza questo mese, sembra profilarsi una nuova raccolta di capitali che potrebbe servire per alimentare campagne di shopping. Una previsione coerente con i disegni del guru finanziario, che ha usato le recente lettera agli azionisti per comunicare la volontà di aumentare “moderatamente” le quote detenute in diversi colossi del Sol Levante: da Mitsubishi a Marubeni fino a Mitsui e Itochu. Di contro, gli ultimi sei mesi hanno visto la creatura di Buffett ridurre o liquidare posizioni in almeno dodici società: tra i titoli ceduti figurano diverse partecipazioni bancarie, confermando un periodo di riequilibrio del portafoglio.
Utili e liquidità da record. Ma Wall Street resta centrale
Quest’anno è il 60° di Buffett alla guida della Berkshire, che nel 2024 ha registrato per la terza volta a un risultato operativo da record: +27% a 47,44 miliardi di dollari grazie soprattutto alle attività assicurative e ai guadagni derivati dai titoli di Stato. L’utile netto del colosso si è invece attestato a 89 miliardi, oltre 14 nel solo quarto trimestre, in scia anche ai proventi degli investimenti azionari in Apple e American Express. Ma a raggiungere livelli monstre è stata soprattutto la liquidità, che è raddoppiata anno su anno a 334,2 miliardi in scia alle recenti cessioni di titoli BofA e Citi. D’altra parte, con Wall Street che inanella un record dietro l’altro, non stupisce che la sesta persona più ricca al mondo abbia voluto monetizzare e anzi c’è chi è convinto che questo approccio diventi parte integrante del suo nuovo modus operandi: “Lo scorso anno ha venduto azioni per 143 miliardi e ne ha acquistate solo per 9 miliardi”, osservano infatti diversi analisti. Eppure, nella lettera agli azionisti di qualche giorno fa, il guru ha risposto picche a chi interpretava questa mossa come il preludio a una fuga dalla Borsa americana. “I soci di Berkshire possono stare tranquilli che investiremo per sempre la maggior parte del loro denaro in azioni”, ha scritto. Poi ha aggiunto: “Non preferiremo mai detenere liquidità o cassa rispetto alla proprietà di buone aziende”.
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