Dopo oltre sessant’anni di missive ai soci, il fondatore di Berkshire annuncia il suo ritiro operativo e affida la società al delfino Greg Abel: “Starò zitto”. Intanto accelera anche il piano filantropico per la distribuzione del suo patrimonio. In gioco un’eredità da 149 miliardi di dollari
Warren Buffett, fondatore di Berkshire Hathaway
Dopo oltre sessant’anni a fare da mentore, Warren Buffett ha deciso di appendere la cravatta al chiodo e congedarsi da una tradizione che durava da decenni: le sue famose e apprezzate lettere agli investitori. “Starò zitto”, ha scritto il guru nella sua ultima missiva agli azionisti di Berkshire Hathaway, annunciando che non parlerà più di mercati e che il testimone della società passa definitivamente all’erede Greg Abel. Una dichiarazione con cui l’uomo d’affari, che ha insegnato a generazioni di operatori come guardare comportarsi con pazienza e razionalità, dice basta alle celebri missive.
Per oltre sei decenni, Buffett ha scritto ai propri azionisti con uno stile diretto e ironico che lo ha reso una delle voci più autorevoli e imitate della finanza globale. Le sue parole hanno accompagnato le trasformazioni del capitalismo americano e consolidato la reputazione di Berkshire come esempio di investimento paziente e disciplinato. “Mille dollari investiti nella nostra società 60 anni fa valgono oggi oltre 55 milioni di dollari”, affermano gli analisti, ricordando che l’S&P 500 nello stesso periodo ne avrebbe resi 390mila. È anche grazie a questa coerenza che il nome di Buffett, soprannominato Oracolo di Omaha dal nome della sua città natale, è divenuto sinonimo di value investing e prudenza controcorrente nei cicli di euforia borsistica.
Il valore simbolico dell’addio
La sua decisione di “stare zitto” non rappresenta un addio definitivo. Buffett continuerà a scrivere una sola lettera all’anno, quella per il Giorno del Ringraziamento, dedicata alla filantropia e alla memoria del suo storico vice Charlie Munger. “Mi muovo lentamente e leggo con qualche difficoltà ma sono ancora in ufficio cinque giorni a settimana”, ha scritto con il suo consueto understatement. L’uscita di scena del guru lascia un vuoto simbolico a Wall Street. Per milioni di investitori, l’uomo che ha trasformato una tessitura fallimentare in una delle più grandi holding del mondo resterà un riferimento etico e strategico. Come amava ripetere: “Ricordate che la donna delle pulizie è un essere umano quanto il presidente del consiglio d’amministrazione”.
La transizione segna la conclusione di un’epoca. Abel, in Berkshire dal 2000, ha guadagnato la fiducia del fondatore, che nella sua lettera ha scritto: “Conosce molti dei nostri business e del nostro personale meglio di me. Non riesco a pensare a nessuno che sceglierei al posto suo per gestire i vostri risparmi e i miei”. Buffett resterà comunque azionista di riferimento del conglomerato e ha spiegato di voler mantenere una quota significativa di azioni di Classe A fino a quando il mercato non avrà piena fiducia nel nuovo ceo. Il cambio della guardia avviene in un momento cui la società, con oltre 1.080 miliardi di dollari di capitalizzazione, è impegnata a smobilitare parte dei propri investimenti in quello che gli investitori interpretano come un passo indietro per la paura dell’imminente scoppio di una bolla speculativa sulla tecnologia. Negli ultimi mesi il guru di Wall Street ha infatti portato la liquidità alla cifra record di 381,7 e ridotto ai minimi la partecipazione in Apple, tra le società in corsa sul fronte dell’intelligenza artificiale generativa.
Un’eredità da 149 miliardi di dollari
Parallelamente al ritiro operativo, Buffett ha deciso di accelerare la cessione del suo patrimonio personale, pari a circa 149 miliardi di dollari in azioni Berkshire, alle fondazioni dei tre figli Susie, Howard e Peter, che supervisioneranno anche un trust filantropico destinato a gestire la ricchezza residua dopo la sua morte. Per rendere più rapida la distribuzione, ha convertito 1.800 azioni di Classe A in circa 2,7 milioni di Classe B, da donare alle fondazioni familiari, specificando che l’operazione “non riflette in alcun modo un cambiamento nella fiducia nelle prospettive di Berkshire”. Dal 2006 Buffett ha già donato oltre 47 miliardi di dollari, in gran parte alla Bill & Melinda Gates Foundation, ma ha chiarito che le donazioni verso l’ente termineranno alla sua scomparsa.
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