Liedtke (BlackRock): “Gli Eltif rivoluzioneranno il mercato avvicinando risparmiatori e Pmi”
20 febbraio 2019
di EUGENIO MONTESANO
4 min
In un contesto economico caratterizzato dalla fine del ciclo e da una maggiore volatilità del mercato, gli investitori istituzionali stanno riorganizzando i loro asset rischiosi aprendosi ai mercati privati
Patrick Liedtke, managing director di BlackRock e responsabile del business istituzionale per l’area Europe, Middle East and Africa
Gli investitori istituzionali globali stanno cercando di mitigare i rischi di portafoglio legati all’evoluzione del ciclo economico aumentando le allocazioni verso i mercati privati, con il duplice obiettivo di aumentare i rendimenti e migliorare la diversificazione.
L’evidenza emerge dai risultati dell’indagine annuale che BlackRock conduce sul ribilanciamento del portafoglio degli investitori istituzionali, basata su un sondaggio a cui hanno partecipato 230 clienti istituzionali che rappresentano oltre settemila miliardi di dollari di attività investibili a livello globale.
“Il private equity è l’asset class verso cui investitori istituzionali e family office stanno dedicando un interesse sempre maggiore”, spiega Patrick Liedtke, managing director di BlackRock e responsabile del business istituzionale per l’area Europe, Middle East and Africa (EMEA).
“È una classe di attività con una tradizione meno radicata in Europa rispetto agli Stati Uniti”, prosegue Liedtke, “ma gli investitori europei si stanno rendendo conto di quanto questo segmento possa rappresentare un’ottima opportunità per partecipare a investimenti più redditizi”.
Il sondaggio indica che i mercati privati saranno particolarmente popolari nel 2019. Con un trend strutturale a lungo termine di riallocazione del rischio e di ricerca di rendimenti non correlati, sono previsti ulteriori afflussi verso gli asset alternativi illiquidi – con un 54% che intende aumentare l’esposizione al reale attivo, 47% al private equity e 40% al settore immobiliare.
FocusRisparmio ha incontrato Patrick Liedtke per discutere la ricerca e le sue risultanze in chiave complessiva e in particolare europea.
Avete identificato delle tendenze ben precise nel comportamento dei vostri clienti? Uno dei temi principali è il desiderio di disinvestire dai titoli azionari dopo un difficile 2018, anno che ha visto l’inusuale combinazione di rendimenti in calo su entrambi i mercati – azionari e del reddito fisso. Gli investitori, americani in primis, stanno intensificando i riscatti da entrambi i segmenti per impiegarli in altre classi di attività.
Qual è il principale cambiamento a cui state assistendo? Questa è la dinamica più interessante; riscontriamo molto interesse nel settore immobiliare, degli asset reali e del private equity. Gli investitori scoprono che i mercati pubblici sono diventati molto più difficili da navigare in quanto non si è più ricompensati come un tempo, e trovano i mercati privati molto più interessanti da questo punto di vista.
Quali sono le principali evidenze della ricerca? Il 51% dei clienti globali dichiara di voler disinvestire dalle azioni, e il 23% dal reddito fisso. In Europa, queste percentuali cambiano leggermente: il 27% dalle azioni e il 47% dal reddito fisso. Ma la cosa interessante è che il tema dell’attenzione ai mercati privati emerge ancora più forte in Europa di quanto non avvenga negli Stati Uniti. Un investitore americano oggi è piuttosto ben ricompensato dall’acquistare il proprio debito sovrano, mentre in Europa non lo è – a meno che una crisi del debito sovrano non colpisca la periferia.
Come spiega la crescita dell’attenzione verso gli investimenti in mercati privati? Misurando il premio derivante dal passaggio dal mercato pubblico a quello privato, questo è particolarmente pronunciato nel private equity dal momento che le valutazioni sono molto più stabili. Anche nei momenti in cui abbiamo assistito a un aumento della volatilità – basti pensare alla correzione dello scorso dicembre sui mercati azionari – i mercati privati hanno avuto un corso molto più regolare in quel periodo, dinamica molto interessante per gli investitori particolarmente attenti a lungo termine, come fondi pensione, family office e compagnie assicurative.
Cosa pensa degli ELTIF, i fondi chiusi su cui l’industria europea del risparmio gestito sta puntando per avvicinare il risparmio al tessuto produttivo del continente? Che offrono nuove e concrete opportunità. Gli ELTIF sono uno specifico formato europeo volto a incanalare maggiori risorse nel private equity rendendo l’investimento disponibile a un gruppo molto più ampio di risparmiatori. L’idea alla base è quella di dare una spinta ai mercati privati e incrementare il capitale a disposizione delle imprese facilitando l’accesso dei clienti retail al private equity, area in cui normalmente non è facile investire.
Autorità europee di vigilanza come l’EIOPA (l’authority delle compagnie assicurative) stanno stimolando il settore semplificando gli investimenti, dal momento che i requisiti di capitale richiesti agli ELTIF per essere compliant con la normativa sono inferiori rispetto a quelli previsti per acquistare fondi di private equity.
Queste misure stanno sortendo l’impatto sperato? Gli investitori istituzionali stanno scoprendo pian piano il trend ELTIF, in cui trovano la possibilità di investire in prodotti che li avvicinano al private equity ma che non sono rischiosi come il tradizionale venture capital. È uno strumento che sta generando sempre maggiore interesse e su cui riceviamo molte domande dai nostri clienti, che vogliono sapere come possono includerlo in portafoglio. Per questo motivo, abbiamo già creato diversi veicoli ELTIF che possiamo collocare attraverso le nostre piattaforme di distribuzione.
Gli investimenti in società non quotate non pongono un problema di difficile liquidabilità delle quote, oltre che di maggiore rischio specifico? Dipende. I mercati privati sono in genere meno liquidi, ma al loro interno esiste uno spettro di liquidità: il private equity, ad esempio, tende a essere meno liquido. Altri mercati come il real estate e le infrastrutture consentono transazioni molto più veloci.
Detto questo, a conti fatti anche il private equity non è illiquido nel senso comune dell’espressione, secondo cui un investimento è illiquido quando è necessario attendere la fine del suo ciclo di vita prima di ottenere indietro il proprio denaro. Semplicemente, se si possiedono quote e si desidera trasferirle, il processo ha diversi gradi di complessità ad esso associata e molto spesso è più lento rispetto a quello che caratterizza i mercati quotati, ma ciò non significa che sia impossibile dismettere l’investimento. Anzi abbiamo registrato molto interesse nel trasferire alcuni di questi portafogli.
Come affiancate i vostri clienti negli investimenti in mercati privati? Lavoriamo molto sul versante del private equity nei portafogli dei nostri clienti quando questi, come a volte capita, si affidano troppo a un singolo settore o a un tipo di investimento che hanno sovrappesato.
Quali sono i consigli per chi vuole investire nelle piccole e medie imprese? Se gli investitori vogliono partecipare al successo di questa asset class devono essere costanti, costruire i propri investimenti nel tempo tenendo conto della ciclicità a essi connessa, e devono anche diversificare geograficamente e da un punto di vista settoriale. Questa strategia può fornire risultati molto più stabili. Senza dimenticare che a una minore liquidità può accompagnarsi anche minore volatilità: questi mercati sono adatti per investitori «buy and hold» che non hanno bisogno di prestare attenzione ai movimenti infragiornalieri di un’azione, che possono raggiungere massicci livelli di volatilità.
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