Mach (IMPact Sim): “Rendimenti migliori e minore volatilità con gli hybrid bond”
6 ottobre 2020
di Cinzia Meoni
3 min
La società investe in titoli IG di grandi società, escluse banche e assicurazioni. Con un occhio alla sostenibilità che è valso al comparto la certificazione di conformità alle linee guida Cei
Stefano Mach, ad di Impact Sim
Titoli value, hybrid bond e investimenti etici. Sono alcune delle linee sulle quali si muove IMPact Sim, società fondata da Fausto Artoni, Stefano Mach e Gherardo Spinola, che sposa un approccio basato sulla finanza sostenibile e su un mix di strumenti finanziari tradizionali e innovativi. E proprio nell’intersezione tra strumenti innovativi e investimenti sostenibili si pone uno dei filoni su cui scommette la società: le obbligazioni ibride – in grado di offrire rendimenti più elevati in un mondo a tassi vicini allo zero e di rendimenti negativi sulle categorie obbligazionarie tradizionali e maggiormente resistenti alla volatilità – ma con un approccio di investimento all’insegna del rispetto della sostenibilità. Su questa asset class si concentra uno dei comparti di cui la società è investment manager e distributore in Italia, il World Impact Sicav – Corporate Hybrid, che investe prevalentemente in un portafoglio diversificato di obbligazioni societarie con scadenza perpetua emesse da emittenti di grandi dimensioni con rating investment-grade, esclusi i titoli emessi da banche e assicurazioni.
“Gli hybrid bond sono obbligazioni subordinate emesse da società non finanziarie che hanno rating investment grade”, spiega l’Ad Stefano Mach, sottolineando che si tratta di una categoria più sicura rispetto ai CoCo bond bancari. “Questi bond, rispetto ai CoCo emessi da emittenti bancari, non hanno la possibilità di conversione in azioni, né di cancellazione del dividendo (solo la posticipazione del pagamento), rendendo l’asset class più assimilabile ad una strategia obbligazionaria”, aggiunge Mach, sottolineando che quello dei bond ibridi è un mercato principalmente europeo con emissioni a livello globale di circa 180 miliardi, di cui in Italia l’unico emittente è Enel.
Perché avete deciso di entrare nel settore?
Nel 2013 le società di rating hanno creato un prospetto standardizzatoche rende più chiari i rischi per i sottoscrittori disincentivando la possibilità da parte degli emittenti di non richiamare il bond alla prima data stabilita e il non pagamento delle cedole. Il team di gestione di IMPact ha intuito che potesse essere un catalizzatore per la forte crescita dell’asset class, che è passata dai 20 miliardi di emissioni nel 2013 ai 180 miliardi attuali.
Il nostro comparto si rivolge sia ad investitori istituzionali che retail, che vogliono avere un’esposizione ai bond corporate ibridi attraverso un portafoglio fortemente diversificato con liquidità giornaliera.
La strategia, non prevedendo una conversione in azioni, è suggerita per investitori obbligazionari che ricerchino rendimenti superiori mantenendo un livello di emittente investment grade. L’investimento di un fondo investimento come veicolo riduce i rischi aumentando la diversificazione e la liquidità.
Perché investire in hybrid bond è interessante per un investitore anche in termini di rendimento?
Negli ultimi sette anni i titoli ibridi hanno avuto dei ritorni più elevati di oltre 14 punti percentuali rispetto ai bond investment grade e a quelli degli high yield, ma con una volatilità inferiore rispetto agli ultimi.
In un contesto di tassi vicino allo zero riteniamo che questa asset class abbia la massima efficienza, in quanto permette rendimenti superiori mantenendo un livello di rating dell’emittente investment grade.
Per il futuro pensiamo che molti investitori inizieranno a conoscere meglio questa asset class e la inseriranno nei loro portafogli.
Proprio sul comparto dedicato agli hybrid bond, siete la prima società italiana ad essere certificata in base alle linee guida Cei. Cosa significa in concreto? Ci dovremo aspettare delle “raccomandazioni” dal pulpito?
La certificazione di conformità del portafoglio del comparto “World Impact Sicav – Corporate Hybrid Bond” alle linee guida per gli investimenti della Conferenza Episcopale Italiana (emanate il 24/02/2020) è affidata a Nummus spa, società di servizi finanziari advisor per la gestione degli asset della Conferenza Episcopale Italiana (Cei). La certificazione viene rilasciata dopo un’attenta due diligence sul nostro processo di investimento.
Vengono analizzati gli strumenti presenti nel portafoglio del comparto, il processo di investimento adottato dalla nostra sim, le esclusioni deliberate dal consiglio di amministrazione della sim, la policy di sostenibilità con la finalità di verificare la coerenza degli investimenti con le linee guida.
Quali sono, in concreto, le categorie di investimenti che vi siete impegnati a non fare?
Sulla base delle linee guida escludiamo dal comparto società collegate all’industria dei farmaci abortivi e all’esercizio dell’aborto; società che conducono ricerca o che sviluppano prodotti specifici sulle cellule staminali embrionali e fetali; società il cui fatturato annuale deriva, effettivamente o per effetto di una stima, per più del 5% da attività connesse alla pornografia; società il cui fatturato annuale deriva dalla produzione di armi chimiche/biologiche o loro sistemi e componenti; società il cui fatturato annuale deriva dalla produzione di armi nucleari o loro sistemi e componenti; società il cui fatturato annuale deriva dalla produzione di armi all’uranio impoverito o loro munizioni, sistemi e componenti; società il cui fatturato annuale deriva dalla produzione di armi a grappolo o loro munizioni; società il cui fatturato annuale deriva dalla produzione mine antiuomo e specifici componenti e istituzioni finanziarie coinvolte in pratiche di finanziamento scorrette.
E invece un portafoglio ideale certificato Cei cosa dovrebbe comprendere?
Rispetto agli investimenti Sri tradizionali attraverso queste linee guida prendiamo in considerazione e sosteniamo le aziende che: favoriscono la maternità attuando scelte di sostegno diretto alle lavoratrici e alle famiglie, e indiretto attraverso interventi infrastrutturali (alloggi, asili nido); diffondono politiche aziendali sulla parità salariale, le opportunità di promozione per le donne e l’adeguamento alle legittime esigenze familiari; sostengono la partecipazione attiva delle donne nella vita dell’azienda, in particolare in termini di politica e processo decisionale e inclusione nelle posizioni di leadership.
Oltre alla Cei siete in contatto con altre istituzioni religiose?
Al momento no. Operando nel contesto italiano, si è presentata l’opportunità di ragionare su un prodotto di finanza sostenibile adatto anche alle istituzioni cattoliche. La pubblicazione delle linee guida Cei per gli investimenti etici a febbraio 2020 ha permesso di identificare specifici criteri di sostenibilità applicabili in un processo d’investimento. Da qui nasce l’idea di presentare una strategia di investimento sostenibile nell’asset class Corporate Hybrid che si sposi bene con le preferenze d’investimento del mondo cattolico.
Nel mondo anglosassone, le tematiche inclusive acquistano sempre più peso. Negli Usa le società di investimento si stanno già muovendo in questa direzione. Si tratta di un filone che seguite o intendete seguire? ?
La difficoltà maggiore nel realizzare strategie d’investimento autenticamente sostenibili è la selezione e l’applicazione nella pratica dei criteri di sostenibilità. Per esempio, realizzare nel concreto un prodotto d’investimento solidale con il movimento Black lives matter è estremamente complesso e soggetto ad un elevato margine di discrezionalità. Una ragione per cui siamo soddisfatti della certificazione di conformità alle linee guida Cei è che garantisce un’applicazione rigorosa di specifici criteri di sostenibilità.
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