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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Feb – Mar 2018 |
Il concetto di Esg sarà sempre più al centro dei megatred che caratterizzano l’orizzonte degli investimento. Lo sanno anche le società di gestione, che lanciano sempre più prodotti etici
Ormai da qualche anno la sostenibilità non è più la cenerentola del risparmio gestito. Già nel 2017 si è assistito a un sempre crescente interesse per un approccio agli investimenti che riesca a dare ritorni finanziari e che al tempo stesso abbia un impatto sull’ambiente e la società. Il 2018 si annuncia tuttavia come l’anno decisivo che potrebbe portare il sistema economico finanziario a un vero cambiamento strutturale, con la sostenibilità al centro dei principali megatrend che caratterizzano l’orizzonte complessivo degli investimenti.
È di questi giorni la pubblicazione del rapporto finale dell’High Level Export Group (Hleg) della Commissione europea dedicato alla finanza sostenibile non come una della modalità in cui si può declinare la finanza ma come il contesto verso cui si deve orientare l’intero sistema finanziario. Il lavoro del gruppo di esperti ha già portato i suoi primi frutti con una consultazione ad ampio raggio su come il concetto di dovere fiduciario (la chiave di volta del rapporto tra asset owner e asset manager) debba (o meno) ricomprendere l’attenzione agli aspetti di sostenibilità, quindi all’impatto ambientale e sociale degli investimenti e alle modalità di governance. E in primavera è attesa una proposta legislativa da parte della Commissione Europea proprio su questi temi.
Il 22 marzo verrà anche presentato il nuovo Action plan sulla finanza sostenibile, sempre della Commissione Europea, che avrà un impatto trasversale sulla normativa europea in ambito finanziario, a partire dallo sviluppo di una tassonomia accettata a livello internazionale di ciò che possiamo definire sostenibile, ovvero di un sistema di classificazione degli asset in base al loro grado di sostenibilità. A livello europeo è anche stata annunciata la creazione di un programma denominato Sustainable Infrastructure Europe per accelerare gli investimenti in infrastrutture sostenibili di alta qualità che consentano di raggiungere gli obiettivi di mobilità e trasposto che l’Europa si è prefissa.
Il punto sull’Italia
Anche l’Italia si sta attrezzando per contribuire alla trasformazione in chiave sostenibile del sistema finanziario. A dicembre è stato approvata dal Cipe la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile che mira a disegnare un quadro strategico di riferimento delle politiche settoriali e territoriali in Italia, attribuendo un ruolo importante per istituzioni e società civile nel lungo percorso di attuazione, che si protrarrà sino al 2030. La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) rappresenta il primo passo per declinare a livello nazionale i principi e gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata nel 2015 dalle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, assumendone i quattro principi guida: integrazione, universalità, trasformazione e inclusione.
Un primo segno tangibile di questo rinnovato impegno del nostro Paese sui temi della finanza declinata verso la sostenibilità è l’impegno del Ministro dell’Ambiente Galletti che, in occasione del OnePLanet Summit svoltosi a Parigi a dicembre, ha annunciato il primo appuntamento del meeting inaugurale del network dei centri finanziari sostenibili (a oggi sono 11 sparsi in tutto il mondo, da Londra a Hong Kong, da Stoccolma a Shenzen, da Lussemburgo a Qatar, a Toronto) che si terrà a Milano il 12 aprile nell’ambito del Salone del Risparmio, riconoscendo così il ruolo chiave che i centri finanziari giocano nella transizione verso un’economia sostenibile.
L’effetto sui mercati
E i mercati non stanno certo a guardare. A dicembre l’emissione di Green Bond ha superato la cifra storica (fonte: Climate Bond Initiative) di 155 miliardi di dollari, con un aumento rispetto all’anno precedente del 78% per cento. E per il 2018 ci si attende addirittura un raddoppio di questa cifra, con emissioni potenziali di 300 miliardi di dollari. I giganti globali del risparmio gestito (Blackrock e Vanguard) hanno espresso un forte impegno sulla tematiche della sostenibilità come approccio oramai ineludibile all’investimento e come terreno di engagement. Anche in Italia, come rappresentato da una recente ricerca di Etica news, dal 2007 a oggi le case di gestione presenti nel nostro Paese hanno lanciato 115 nuovi prodotti sostenibili, per un totale di 369 nuovi fondi. Complessivamente ci sono ben 45 case che nel panorama italiano offrono prodotti per i quali i criteri di sostenibilità sono entrati a pieno titolo tra gli strumenti di valutazione e selezione degli investimenti. D’altra parte, anche tra gli investitori c’è un’accresciuta sensibilità a questi temi, con il 60% dei risparmiatori (fonte: Indagine Doxa/forum per la finanza sostenibile) disposto a investire in prodotti Sri e il 44% che reputa molto importante essere informato sulla sostenibilità dei propri investimenti.