Cinque fondi per battere il Coronavirus sui mercati
Meno investimenti ed export, più consumi ed erogazione di servizi. Ecco il nuovo volto della Cina visto dai gestori. Ma con un’incognita pesante
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Il 2019 è stato l’anno dei fondi obbligazionari. Nel solo quarto trimestre dell’anno passato i risparmiatori italiani hanno indirizzato le proprie preferenze verso i prodotti obbligazionari con flussi netti per 5,2 miliardi.
Un trend che ha fatto eco a quanto messo in luce nel resto del mondo: Morningstar ha stimato che i flussi netti verso gli strumenti a lungo termine (esclusi i comparti monetari) sono praticamente raddoppiati in dodici mesi a mille miliardi di dollari. Protagonisti indiscussi sono stati gli obbligazionari, che hanno catturato la quasi totalità della raccolta netta.
Quali sono le ragioni di questo successo? Lo abbiamo chiesto a tre fra i migliori gestori per rendimento a tre anni nella categoria Obbligazionario Globale. Ecco cosa hanno detto a FocusRisparmio.
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Peter De Coensel, Cio fixed income di Degroof Petercam Asset Management: I timori di un’incombente recessione che avrebbe portato a una fuga verso attivi sicuri e di alta qualità, e un’inversione della politica monetaria della Fed all’inizio del 2019, hanno permesso alle obbligazioni di iniziare l’anno in modo positivo. Purtroppo, dopo l’estate le performance delle obbligazioni hanno iniziato a scendere, chiudendo così l’anno in difficoltà. Tuttavia, la riunione della Bce di settembre si è rivelata una svolta. Ha annunciato un sistema di “tiering” per le banche, il Tltro 3 e l’attivazione di un programma Cssp 2 a tempo indeterminato. Di conseguenza, i tassi d’interesse si sono leggermente ripresi, le curve dei rendimenti si sono impennate in tutto il continente e i titoli value sono tornati in auge dopo anni di sottoperformance. Come tale, il 2019 ha sicuramente offerto diverse importanti opportunità per l’investitore obbligazionario.

Gilles Lejeune, senior fund manager di Candriam: La buona performance e l’attrattività dei fondi obbligazionari nel 2019 può essere attribuita principalmente alla rinnovata politica monetaria accomodante e alla diminuzione delle pressioni inflazionistiche, dopo un tentativo fallito di “tapering” che ha danneggiato i rendimenti nel 2018. La svolta dovish di Jerome Powell all’inizio del 2019 si è tradotta in tre successivi tagli dei tassi. La Bce ha seguito il suo esempio qualche mese dopo, riprendendo il programma di acquisto degli asset e tagliando a -0,50% il tasso sui depositi.

Anton Nykvist, portfolio manager del Nordea 1 – Global Bond Fund: Riteniamo che i flussi sui fondi obbligazionari siano stati trainati da tassi di deposito bancario nulli o negativi, dalla ricerca di rendimenti da parte degli investitori e dal cambiamento delle politiche delle banche centrali globali a causa delle incertezze geopolitiche e delle tensioni commerciali. Nel corso del 2019 gli investitori si sono concentrati soprattutto sui fondi a reddito fisso denominati in dollari, dove i livelli dei rendimenti sono più interessanti che in Europa.
De Coensel (Dpam): Nel 2019 la diversificazione internazionale ha migliorato la relazione rischio/rendimento. Siamo stati neutrali sui bond sovrani dei paesi dell’area euro, su quelli societari in euro ad alto merito creditizio e su quelli societari in euro ad alto rendimento. Abbiamo sovrappesato le obbligazioni governative dei paesi emergenti in valuta locale e quelle nominali globali. La nostra strategia globale senza vincoli ha un profilo flessibile che ci permette di costruire un portafoglio forte e resistente. È guidata da periodi di conservazione del capitale per la gestione del rischio e da momenti di forte convinzione per aumentare la performance del fondo. Abbiamo notato che il momentum obbligazionario positivo ha voltato pagina nel settembre dello scorso anno e non ci aspettavamo una revisione delle valutazioni estreme osservate alla fine dell’estate. La fuga titoli di qualità e sicuri è stata fortemente ostacolata dall’affievolirsi dei timori sulla Brexit e dagli sviluppi positivi della guerra commerciale Usa-Cina.
Lejeune (Candriam): Grazie al rinnovato sostegno delle principali Banche Centrali, i tassi core sono aumentati e gli spread creditizi si sono notevolmente ristretti. I nostri fondi hanno beneficiato di questo contesto di rinnovata propensione al rischio, soprattutto nella maggior parte delle strutture di capitale junior di emittenti sia finanziari sia non finanziari. Principalmente siamo stati attivi attraverso emissioni primarie e operazioni relative value, oltre che attraverso una tattica presa di profitto quando abbiamo deciso di tagliare il nostro profilo di rischio alla fine di aprile e prima della pausa estiva.
Nykvist (Nordea): Il calo dei rendimenti dei titoli di stato ha spinto l’asset class (indice JP Morgan GBI, in EUR) a un rendimento annuo dell’8%. Nel corso dell’anno le performance del fondo hanno tratto vantaggio dalle sue allocazioni in covered bonds AAA denominati EUR e SEK, dalla sua posizione sovrappesata rispetto al debito spagnolo, finlandese e belga. Le allocazioni sui titoli del tesoro americani e sul debito italiano non ne hanno invece sostenuto la performance.
De Coensel (Dpam): Quest’anno sarà davvero un anno di transizione, che ci porterà in un nuovo decennio impegnativo. Tenendo conto degli impatti a breve termine sul mercato del coronavirus, ci aspettiamo ancora che i tassi dei bund a 10 anni si muovano verso lo 0% nel 2020. Prevediamo rendimenti che saranno spinti verso l’alto dall’esposizione a valute diverse dall’euro e dal carry. Proteggiamo inoltre il fondo contro la normalizzazione dei tassi a lungo termine e ci atteniamo a un’esposizione obbligazionaria di alta qualità. Il nostro scenario di base prevede un’impennata della curva dei titoli del tesoro statunitensi. Le curve di base dell’Ue subiranno pressioni analoghe. Inoltre, prevediamo che la globalizzazione sarà sospesa a favore della regionalizzazione nel medio-lungo termine. Ci prepareremo di conseguenza a questi sviluppi.
Lejeune (Candriam): Il mix di incertezza economica, titoli azionari da record e spread creditizi vicino ai minimi, sostengono la nostra tesi secondo cui i titoli di Stato continueranno a essere interessanti anche nel 2020. La curva dei rendimenti Usa, attraverso l’inversione della pendenza 3 mesi-10 anni, rappresenta un primo segnale di allarme sul fatto che i rischi economici dovrebbero essere presi sul serio. Tuttavia, i mercati del rischio non hanno ancora fatto eco a queste preoccupazioni. Rimaniamo quindi molto selettivi sugli emittenti del credito e manteniamo un approccio più difensivo.
Nykvist (Nordea): In generale, riteniamo che il leitmotiv “più bassi più a lungo” continuerà a persistere anche nel 2020. Soprattutto all’interno dell’Eurozona, gli investitori si spingeranno ulteriormente sulla curva alla ricerca di rendimenti positivi. Riteniamo che gli investitori si concentreranno sulla sostenibilità, e che l’attenzione per i temi Esg continuerà a crescere nel corso del 2020. Inoltre, vediamo opportunità nell’includere selettivamente le esposizioni sui mercati emergenti all’interno del nostro portafoglio incentrato sui mercati sviluppati.
Lejeune (Candriam): Prendendo spunto da quanto già introdotto dalla Fed, è lecito suppore che la revisione strategica della Bce potrà comprendere un’ulteriore simmetria verso il raggiungimento dei propri obiettivi di inflazione. La Bce potrebbe però anche considerare di concludere l’esperimento di tassi negativi, seguendo l’esempio recente della RiksBank svedese. Presteremo inoltre molta attenzione alle spinte volte a includere considerazioni sul cambiamento climatico nel framework della Bce. Questo tema è stato sollevato dalla presidente Lagarde quando ha assunto il timone dell’Istituto e potrebbe rappresentare un enorme passo avanti nel sostenere le ambizioni dell’Ue in materia di clima.
Nykvist (Nordea): Riteniamo che la Bce si trovi di fronte a importanti sfide in termini di revisione delle proprie politiche. Sia l’abbassamento che l’innalzamento del suo obiettivo di inflazione comporterebbero seri problemi di credibilità politica per la banca centrale. Qualunque sia il risultato, mettiamo in dubbio la capacità della banca centrale di modificare la traiettoria dell’inflazione strutturale (bassa) con i suoi strumenti di politica monetaria. Tuttavia, riteniamo che i probabili cambiamenti potrebbero includere la revisione della composizione dell’Asset purchase programme (App), dei limiti su nuove emissioni e l’inclusione di alcune politiche relative al clima (“Green deal”). Ciò potrebbe portare, all’interno dell’App, all’aumento dei limiti previsti per gli emittenti delle obbligazioni verdi sovranazionali fino al 70%, come la Bei, e migliori condizioni per i Green bond utilizzati come collateral.
